
Lassù, a circa 30.000 metri di quota, il Vortice Polare si prepara a una delle fasi più insolite degli ultimi decenni. È la grande giostra di venti gelidi che d’inverno, ma siamo in autunno, gira attorno al Polo Nord e che proprio a Novembre di solito prende velocità, mentre quest’anno farà l’esatto contrario, rallentando di colpo e con largo anticipo sul calendario. Che effetti avremo in Italia? Non si possono definire, anche perché siamo nella fase più delicata della previsione in alta quota. E su questo ci siamo.
Venti in picchiata nella Stratosfera
I dati NASA e gli aggiornamenti dei principali modelli matematici, cioè ECMWF, GFS con il suo insieme di scenari GEFS e il nuovo AIFS basato sull’intelligenza artificiale, indicano che a 10 ettopascal sopra il 60° parallelo, la quota dove si misura la salute del Vortice, il vento scenderà intorno ai 4-5 metri al secondo oggi Martedì 3 Novembre, quando la media storica del periodo si aggira sui 26 metri al secondo. Alcune simulazioni arriveranno a far girare i venti al contrario, da est, che è proprio la soglia con cui si certifica uno Stratwarming maggiore, in inglese Sudden Stratospheric Warming. Già a fine Ottobre Ryan Maue e altri colleghi segnalavano un’alta percentuale di scenari con inversione.
Se andrà così sarà un record vero, perché il primato precedente si colloca intorno al 28 Novembre, quindi verrebbe anticipato di oltre tre settimane, come avevamo analizzando lo Split del Vortice Polare simulato da ECMWF.
Cosa dicono gli specialisti
Giuseppe Petricca, tra i più attenti osservatori italiani della Stratosfera, vede i modelli matematici d’accordo su un forte indebolimento nella prima metà del mese, con venti vicini allo zero e brevi inversioni possibili tra l’8 e l’11 Novembre. Il Vortice passerà da una forma a due lobi, una specie di spaccatura temporanea che i tecnici chiamano Wave-2, a uno spostamento e allungamento verso un lato, il cosiddetto Wave-1, e anche lui considera tutt’altro che garantita la discesa del disturbo verso il basso, nella Troposfera. Questo aspetto, lo ripetiamo, si vedrà più avanti, in un periodo sche può oscillare tra 1 e 3 settimane.
Per James Peacock, capo meteorologo di MetSwift, uno Stratwarming maggiore così precoce appare probabile, anche se per ora i modelli matematici mostrano pochi segnali di un indebolimento che arrivi fino alla Troposfera, lo strato dove viviamo e dove nasce il tempo atmosferico, entro fine Novembre e inizio Dicembre. Andrej Flis conferma il collasso e individua una prima finestra tra il 4 e il 6 Novembre e una seconda tra l’8 e l’11, facendo notare che i modelli matematici tradizionali appaiono più efficati per l’evento rispetto ad alcune versioni basate sull’intelligenza artificiale.
Judah Cohen, direi il massimo esperto di questo settore, che già a fine Ottobre parlava di un disturbo senza precedenti per il periodo, guarda più avanti e tra fine Novembre e Dicembre ritiene più probabile un Vortice Polare “stirato”, allungato come un elastico, restando scettico sugli effetti automatici e su certe proiezioni a lungo termine. Rammento che Judah Cohen propone anche previsioni in un blog tecnico che è molto seguito. Negli USA viene intervistato dalle principali reti televisive.
Il peso del super El Niño
A rendere tutto più atipico ci sarà un El Niño tra i più intensi mai registrati. Un El Niño così forte, di norma, favorisce nella prima parte dell’inverno un Vortice più compatto e condizioni meno fredde sull’Europa, mentre il suo effetto destabilizzante tende a farsi sentire più tardi, tra Gennaio e Marzo, come spiegato nell’approfondimento su El Niño e Inverno 2026-2027. Secondo Flis proprio il super El Niño, insieme alla precocità dell’evento, finirà per limitarne le conseguenze. In sostanza, El Niño potrebbe abbattere le possibilità che ci sia una propagazione alla Troposfera degli effetti di riscaldamento del Vortice e quindi una inversione dei venti. Ma questa è solo una ipotesi, considerando che cosa prospettano i vari modelli matematici.
Cosa potrà cambiare per l’Italia
Va detto chiaro, anche uno Stratwarming maggiore non porterà in automatico ondate di freddo intense o durature in Italia. Tutto dipenderà dal fatto che il disturbo riesca a scendere di quota, quello che i meteorologi chiamano downwelling, e da dove si piazzeranno gli anticicloni di blocco, le grandi alte pressioni che deviano le correnti e possono aprire la strada all’aria artica. Se il travaso riuscirà, i primi effetti si potrebbero vedere a distanza di qualche settimana, aumentando le probabilità di discese fredde verso il Mediterraneo, senza però alcuna garanzia per il Nord Italia, il Centro o il Sud.
Il freddo, del resto, da noi arriva anche per altre strade, come accadde con l’irruzione dalla Valle del Rodano di fine Novembre 1978, arrivata senza nessuno Stratwarming alle spalle. È il motivo per cui gli esperti di Stratosfera restano molto prudenti: le prossime corse dei modelli matematici diranno se questo record resterà confinato lassù in quota o se, nelle settimane successive, inizierà a farsi sentire anche al suolo. Nel caso, farebbe storia per precocità di evento nella sua completezza.
Credit
- Sudden Stratospheric Warming Monitoring – NOAA Climate Prediction Center
- 2026/2027 Arctic MERRA-2 Wind – NASA Ozone Watch
- ENSO Diagnostic Discussion, 8 Ottobre 2026 – NOAA Climate Prediction Center
- El Niño and the stratospheric polar vortex – NOAA Climate.gov

