Seguici su Google
Novembre 1978 il gelo dalla Valle del Rodano preludio di Inverno freddo e nevoso
Gelo dal Rodano a Novembre: nel 1978 fu il preludio a un Inverno nevoso

Il gelo di fine novembre 1978 dalla Valle del Rodano

Alla fine degli anni ’70 si ebbero diverse ondate di freddo. Una particolarmente mitica, direi, è quella di fine novembre 1978, soprattutto perché fu un’irruzione di aria fredda proveniente dalla Valle del Rodano, un’area che, come sappiamo, favorisce la discesa di aria fredda soprattutto verso le regioni tirreniche. Vediamo nel dettaglio che cosa accadde in quei giorni.

A partire dal 26 novembre l’irruzione di aria fredda si fece sentire sull’Europa centrale, ma vista la mappa di quel giorno nulla faceva presagire, in quella domenica, che cosa sarebbe accaduto appena qualche giorno dopo. Sul Mar Ligure avevamo un minimo di bassa pressione di 1015 hPa, mentre sull’Atlantico, a ovest della Penisola Iberica e a nord-est dell’arcipelago delle Azzorre, si trovava un’alta pressione di 1040 hPa.

 

Il 27 novembre la situazione precipita

Passiamo al 27 novembre: la situazione meteo precipita. La pressione rimane più o meno stabile e l’anticiclone tende a spingersi un po’ verso l’Islanda, mentre nella Valle del Rodano si registra un’irruzione di aria fredda poderosa che raggiunge addirittura l’entroterra algerino, con isoterme sottozero a circa 1500 metri di quota. Un’isoterma di -8°C si porta sul Sud della Francia, mentre quella di 0°C ricopre tutto il Nord Italia e la Sardegna.

Le condizioni meteo cominciano a peggiorare: si forma un profondo minimo di bassa pressione di 1000 hPa a sud-ovest del Golfo Ligure e in Sardegna iniziano i rovesci di neve a quote basse, con bufere. Il tempo si guasta su tutta la penisola e si registrano anche nevicate sulle regioni di Nord-Est, a tratti sulle aree alpine, ma il tempo peggiorerà ancor più il giorno successivo, il 28 novembre.

 

28 e 29 novembre, la nevicata storica in Sardegna

Il 28 novembre un minimo di bassa pressione di 995 hPa si posiziona sulla Sardegna. Le temperature scendono soprattutto sull’isola e sul Nord, dove in quota si posiziona l’isoterma di -4°C, mentre quella di 0°C raggiunge tutta l’area tirrenica e, praticamente, quasi tutta la penisola. Il maltempo è ovviamente diffuso sulle nostre regioni, ma le precipitazioni nevose colpiscono soprattutto le basse quote della Sardegna, sino a circa 350 metri sul livello del mare, mentre sopra i 500 metri la neve non fonde. Qui comincia una nevicata di rilevanza storica per il mese di novembre.

Il 29 novembre il minimo di bassa pressione si approfondisce ulteriormente, scendendo a 985 hPa, con un reflusso di aria fredda da nord. Tutto sommato in Italia non giunge ulteriore aria fredda, ma quella dalla Valle del Rodano continua a scendere e investe soprattutto le Baleari, con isoterme tra -5°C e -6°C. L’isoterma di -8°C continua a stazionare a nord dell’arco alpino e si porta sul Golfo del Leone, mentre quella di 0°C non avanza ancora e interessa tutte le regioni, ad esclusione della Puglia, di parte della Basilicata e della Calabria, oltre che della Sicilia ionica. L’alta pressione si sposta verso ovest e qualcosa sta cambiando. Artefice di questa irruzione d’aria fredda è un’alta pressione sulla Scandinavia che richiama gran gelo dalle regioni polari, tuttavia siamo alla fine degli anni ’70, quando il Riscaldamento Globale non era intenso come oggi.

 

Il 30 novembre e il bilancio della neve

Il 30 novembre, ultimo giorno del mese, la bassa pressione tende a spostarsi verso le regioni meridionali e i Balcani e la situazione meteorologica comincia a cambiare. L’aria fredda sulla penisola, tutto sommato, non cambia più di tanto, però le condizioni meteo migliorano sulle regioni settentrionali, interessate da correnti da est, e in Pianura Padana si forma il cuscinetto d’aria fredda. Il Centro-Sud Italia è invece interessato da maltempo, con nevicate a quote basse.

Di quest’ondata di maltempo le notizie dell’epoca sono poche: quelle che abbiamo trovato nei nostri archivi riguardano alcune aree oltre i 550 metri di quota, soprattutto sul Nord Sardegna, dove la neve raggiunge i 50-60 centimetri di altezza, mentre a 1000 metri di quota è caduto 1 metro di neve. Siamo a fine mese e si tratta della più forte nevicata di novembre degli ultimi cinquant’anni per quanto riguarda la Sardegna.

 

Un’irruzione che si è ripetuta negli anni

La situazione meteorologica in Europa era dominata proprio da questa ondata di freddo, con grandi gelate sull’Europa centrale, tutto abbastanza precoce, ma possiamo dire che eravamo a circa una settimana dall’Immacolata e questi eventi meteorologici possono ripetersi nel tempo, come abbiamo visto anche in anni recenti. Va detto, per finire, che questa ondata di freddo si ripeté negli anni successivi con minore rilevanza, tanto che, sempre dalla Valle del Rodano e sempre a fine novembre, si sono avute diverse irruzioni di aria fredda, anche qualche anno fa, quando ne fu colpita soprattutto la Sardegna con nevicate a bassa quota. Ovviamente niente di paragonabile a ciò che stiamo vedendo in questi giorni con l’aria fredda, ma non certo gelida, che arriva da est, in particolare dal giorno di Ognissanti. Quell’ondata di freddo di fine novembre 1978 portò invece gelate in Val Padana.

Cercando i dati statistici di stazioni meteorologiche come Cagliari Elmas o Alghero Fertilia non troverete valori particolarmente bassi a Cagliari e ad Alghero: le precipitazioni si verificavano a carattere nevoso soprattutto con gli intensi rovesci e, quando ci sono correnti provenienti dalla Valle del Rodano, la temperatura diminuisce di circa 1°C ogni 100 metri. Quell’ondata di freddo di novembre fu però l’anticipo di quello che accadde durante l’inverno.

 

L’inverno 1978-1979 e il gelo sull’Europa

L’inverno meteorologico 1978-1979 fu una serie di ondate di freddo e addirittura di gelo. A dicembre 1978 si alternarono fasi miti e nuove irruzioni di aria fredda: intorno al 4 dicembre arrivò aria fredda da est simile al Burian, con nevicate che interessarono varie aree della Pianura Padana. Nella seconda metà del mese c’era il cuscinetto di aria fredda in Val Padana e un flusso occidentale con temperature miti, che raggiunsero addirittura i 15-20°C al Centro-Sud. Nel frattempo a est, nella zona di Mosca, si accumulava aria gelida, con temperature che da quelle parti oscillavano tra -30°C e addirittura -40°C.

Ecco che tra la fine di dicembre 1978 e l’inizio di gennaio 1979 il freddo piomba sull’Europa: tormente di neve si abbattono su Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Nord della Francia, con accumuli di neve impressionanti. Soprattutto a causa delle forti tempeste di vento ci furono blackout, si parla di danni per centinaia di milioni di marchi e di molte vittime. A Parigi, il 31 dicembre, la temperatura crollò di 20°C e oltre, si parla anche di 24°C in 18 ore, e le varie stazioni meteo urbane registrarono questo crollo improvviso: a Orly, alle ore 16:00 di quel giorno, si avevano 11°C, mentre a Roissy, vicino all’aeroporto Charles de Gaulle, 50 chilometri più a nord, si registravano ben -10°C.

 

Roma senza neve e il ruolo del Vortice Polare

Ma veniamo all’Italia. Quell’inverno non c’era El Niño e il forte riscaldamento stratosferico, che pure ci fu, non fu il fattore principale dell’ondata di gelo di fine 1978: lo Stratwarming si verificò infatti con un’intensità notevole nella parte centrale di febbraio, intorno al 22 febbraio 1979.

Il freddo in Italia giunse nei giorni successivi a Capodanno e, da quello che vediamo, non si ebbe un gelo particolarmente imponente, ma attenzione: la neve cadde molto spesso in Pianura Padana a novembre, dicembre e gennaio, con intense gelate a inizio gennaio anche al Centro-Sud. Roma non fu interessata dalla neve: fece tantissimo freddo, ma in città arrivò solo qualche fiocco nei quartieri settentrionali della Capitale, sospinto dal vento di nord-nord-est. Non c’era infatti una perturbazione proveniente da ovest, di quelle classiche che portano la neve sulle regioni tirreniche, come è avvenuto ad esempio nel 2018 a fine febbraio, quando la neve cadde anche a Napoli.

Quell’ondata di freddo fu davvero molto importante soprattutto sull’Europa occidentale, a nord dell’arco alpino. La cosa interessante è che fu generata da una riduzione di forza del Vortice Polare, niente a che fare con il forte riscaldamento della stratosfera e niente a che fare con El Niño, che anzi non c’era proprio, eravamo in una situazione stabile.

 

Cosa accadrebbe oggi con il Riscaldamento Globale

Ho descritto come ondate di freddo importanti possano avvenire anche senza quegli elementi di cui si parla molto spesso, che però restano di rilevanza notevole. Oggi, con il Riscaldamento Globale, avremmo probabilmente 1-2°C in più e quindi nevicate a quote superiori, ma non è detto, perché quando giungono queste irruzioni di aria fredda le temperature continuano a essere molto basse: i valori di partenza spesso non sono influenzati dal Cambiamento Climatico, che non sta interessando più di tanto gli estremi delle ondate di freddo. Lo abbiamo visto in Nord America e in Asia, ma anche in Sud America, in Australia e in Sudafrica, dove gli estremi di freddo continuano a esserci, isolati e meno frequenti rispetto al passato. È chiaro che ormai non vediamo più la neve in Pianura Padana, né in collina sul Centro e sul Sud.

 

Abbiamo parlato di grandi nevicate viste a novembre, ad esempio sull’Appennino meridionale, con Benevento e Avellino sommerse dalla neve, e poi Potenza, Campobasso e L’Aquila: questi fenomeni non si verificano più come in passato, bisogna darne atto, e forse non è tutta colpa del Cambiamento Climatico, come spesso si dice. Potrebbero esserci altri fattori, come le configurazioni atmosferiche e le fluttuazioni annuali del clima. Ciò però non significa che la temperatura globale non stia aumentando e che non abbia un’influenza considerevole sui fenomeni atmosferici, ad esempio con precipitazioni più intense del passato, più brevi e meno frequenti, e con l’aumento di un fenomeno chiamato Amplificazione Artica, da tenere d’occhio soprattutto nella stagione invernale e di cui abbiamo parlato numerose volte, in particolare lo scorso inverno, spiegando anche di che cosa si tratta.

Seguici su Google