
Novembre è da sempre uno dei mesi più temuti per il maltempo in Italia. In poche settimane le giornate si accorciano, il vento si rinforza e dal mare arrivano nubi cariche di pioggia. Questo come media climatica, anche se negli ultimi dieci anni l’autunno si è spento, e così anche questo mese. Alcune tempeste di novembre, però sono rimaste nella memoria per la forza delle raffiche, altre per l’acqua che ha invaso città e campagne. Qui ripercorriamo le più importanti, concentrandoci su quello che accadde nel cielo e sul mare.
Una precisazione prima di partire. La tempesta Vaia, tra le più violente della storia recente, raggiunse la massima forza il 29 ottobre 2018, ne abbiamo parlato già ampiamente questi giorni.
Il 4 novembre 1966, la tempesta che colpì mezza Italia
Non possiamo esimerci di parlare del 1966 con il pensiero corre subito all’alluvione di Firenze, già raccontata nel dettaglio in Firenze 1966: la tempesta dietro l’alluvione. Quella stessa perturbazione, però, investì contemporaneamente gran parte del Centro e del Nord Italia, con effetti gravissimi anche lontano dall’Arno.
Tra il 3 e il 4 novembre una vasta area di bassa pressione si approfondì sul Mediterraneo e si spostò verso il Nord-Est. Forti venti caldi e umidi da sud spinsero enormi masse di nubi contro Appennino e Alpi, dove la pioggia cadde a lungo e senza sosta. I rilievi italiani costituiscono uno sbarramento alle nubi che vengono dal mare, e quelle che giungono da meridione sono estremamente piovose. Quei giorni di novembre, dopo un ottobre piovoso e autunnale, in montagna c’era già parecchia neve, caduta nelle settimane precedenti: con l’arrivo dell’aria mite iniziò a sciogliersi, e quell’acqua si aggiunse alla pioggia. Una fusione acellerata anche dalla pioggia torrenziale. Fu così che in Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia fiumi e torrenti uscirono dagli argini, mentre in Toscana esondarono moltissimi corsi d’acqua oltre all’Arno.
Sul mare, intanto, accadeva qualcosa di mai osservato. Lo scirocco, il vento caldo che arriva da sud-est, soffiò per ore lungo tutto l’Adriatico con raffiche anche oltre i 100 chilometri orari, sollevando al largo onde di 6-8 metri. A Venezia l’acqua raggiunse i 194 centimetri, il livello più alto mai misurato, e rimase sopra i 110 centimetri per oltre venti ore. Il mare sfondò i murazzi, le antiche difese in pietra della laguna, e la città finì quasi interamente sommersa.
Anche il litorale di Ravenna pagò un prezzo altissimo: i lidi vennero allagati da Casal Borsetti verso sud fino a Lido di Savio. Proprio per la vastità dell’area coinvolta, il centro meteorologico europeo ECMWF ha ricostruito l’intero evento con i modelli matematici, confermando quanto fossero stati estesi gli effetti tra Nord-Est e Centro.

Venezia e la seconda acqua alta della storia nel 2019
La sera del 12 novembre 2019 – un evento meteo che raccontammo a quei tempi – a Venezia l’acqua salì fino a 187 centimetri, il secondo valore di sempre dopo il 1966. In quell’occasione si sommarono tre fattori: lo scirocco che spingeva il mare verso nord, una marea già alta e un piccolo ma violento vortice di bassa pressione passato proprio sopra la laguna, con raffiche locali fino a circa 110/130 chilometri orari. È questo vortice, più piccolo e improvviso, a rendere il 2019 diverso dal 1966.
Fu un mese eccezionale: nell’arco di una sola settimana la marea superò per quattro volte i 140 centimetri. Un assaggio c’era già stato l’11 novembre 2012, quando lo scirocco aveva spinto l’acqua alta a 149 centimetri.
Il motivo per cui lo scirocco è così pericoloso per l’Alto Adriatico è semplice. Soffia lungo tutto il mare, per oltre 600 chilometri, e spinge l’acqua verso nord come in un lungo corridoio chiuso, accumulandola contro le coste di Veneto ed Emilia-Romagna.

La mareggiata del 2022 sulla costa romagnola
Il 22 novembre 2022 lo stesso meccanismo colpì soprattutto il litorale emiliano-romagnolo. A Porto Garibaldi, sul litorale ferrarese, il mare salì di 1,47 metri, il valore più alto degli ultimi trent’anni, mentre a Porto Corsini si arrivò a 1,38 metri. Lo scirocco soffiava con raffiche di 70-80 chilometri orari e le onde arrivarono a circa 4 metri.
L’acqua entrò a Marina di Ravenna, Punta Marina, Lido Adriano, Lido di Savio e Casalborsetti, fino a Cervia e Milano Marittima, allagando strade e stabilimenti balneari e danneggiando le dune che proteggono la costa. Un evento meteo che questi lidi vissero nel 1949, nel 1951, nel 1958 e nel 1975 mareggiate di novembre avevano invaso spiagge e abitati, in un caso spazzando via gli stabilimenti di Marina di Ravenna.
Il diluvio sulla Sardegna nel 2013
Il 18 novembre 2013 la Sardegna visse una delle giornate più drammatiche della sua storia recente. Aria fredda scesa da nord incontrò aria calda e umida richiamata da sud, e sopra l’isola si formarono temporali che rimasero quasi fermi per ore, scaricando sempre sulle stesse zone. Secondo uno studio del CNR, in alcune località caddero fino a 450 millimetri di pioggia in sole dodici ore.
Furono colpite Gallura, Nuorese, Ogliastra e Campidano; a Olbia un’improvvisa ondata di piena sommerse diversi quartieri, come ricordato nell’articolo sul ciclone mediterraneo e le alluvioni di novembre. Più che per il vento, la burrasca resta impressa per la quantità d’acqua. L’isola fu colpita di nuovo tra il 27 e il 29 novembre 2020, con l’alluvione di Bitti: a Oliena vennero misurati 500,6 millimetri in ventiquattro ore. L’evento meteo è ricordato anche per l’elevato numero di vittime.
Numa, il piccolo uragano del 2017
Tra il 17 e il 18 novembre 2017 sul Mar Ionio si formò un vortice molto particolare. Aria fredda arrivata dalla Scandinavia scese su un mare ancora tiepido dopo l’estate, e il contrasto fece nascere un ciclone compatto, con un nucleo di nubi temporalesche attorno al centro e persino un occhio, proprio come negli uragani tropicali. Per questo tipo di tempesta si usa il termine Medicane, cioè uragano mediterraneo.
Il vento toccò circa 130 chilometri orari in mare aperto e intorno ai 90 chilometri orari sulle coste di Calabria e Salento, prima che il vortice si dirigesse verso la Grecia.
Ciarán e Domingos, le raffiche record del 2023
Tra il 2 e il 5 novembre 2023 due grandi tempeste atlantiche, Ciarán e Domingos, attraversarono il Nord Europa. Il loro centro rimase lontano, eppure entrambe allungarono le loro conseguenze fino al Mediterraneo.
Con Ciarán il libeccio, vento da sud-ovest, si scatenò sulla Liguria provocando mareggiate di proporzioni storiche, mentre il 2 novembre temporali insistenti causarono l’alluvione in Toscana, come abbiamo descritti nelle cronache della tempesta Ciarán. Due giorni dopo arrivò Domingos: nella notte del 5 novembre la rete ARPAL registrò una raffica di 211,7 chilometri orari a Casoni di Suvero, a 1.070 metri di quota, e una ricostruzione di MeteoNetwork segnalò 225,3 chilometri orari al Passo della Croce Arcana, sull’Appennino modenese. Valori misurati su crinali molto esposti, non nei centri abitati, ma straordinari per il nostro clima.
Il libeccio del 2024 sul Tirreno
Un anno dopo, tra il 20 e il 22 novembre 2024, l’ingresso di aria fredda da nord e il passaggio di più perturbazioni portarono una nuova ondata di vento sul Tirreno. Vicino all’isola di Gorgona le raffiche arrivarono a circa 126 chilometri orari e le onde superarono i 7 metri. Il vento girò poi a ponente e maestrale, con mareggiate diffuse, come anticipato nelle previsioni di venti di burrasca e mareggiate.
Le grandi alluvioni di novembre
Ci sono poi episodi ricordati soprattutto per la pioggia. Tra il 6 e il 14 novembre 1951 l’acqua caduta su tutto il bacino del Po provocò l’alluvione del Polesine, aggravata dallo scirocco che impediva al fiume di sfociare in mare. Tra il 4 e il 6 novembre 1994 toccò al Piemonte, con 311,8 millimetri in ventiquattro ore nel Biellese, e tra il 21 e il 25 novembre 2016 di nuovo a Piemonte e Liguria, quando un anticiclone sull’Europa orientale bloccò per giorni le correnti umide contro le montagne. Una lunga serie di eventi raccolta nella cronistoria delle grandi alluvioni di novembre.
Perché proprio novembre
Il Mediterraneo, a novembre, conserva ancora parte del calore accumulato in estate. Nello stesso periodo sull’Europa diventano più frequenti le discese di aria fredda e le grandi perturbazioni atlantiche. Quando aria fredda e mare caldo si incontrano, il contrasto alimenta vortici, vento e temporali molto intensi, e le montagne italiane fanno il resto, costringendo l’aria umida a salire e a scaricare pioggia. Il mare caldo da solo, però, non basta: serve sempre una perturbazione capace di innescare il meccanismo.
Tra tutti gli episodi, tre raccontano meglio di altri la varietà di queste tempeste: il 1966, con alluvioni e acqua alta insieme, il 2019, con il vortice improvviso sulla laguna veneta, e la doppia tempesta Ciarán-Domingos del 2023, nata sull’Oceano Atlantico ma capace di colpire con forza anche il nostro Paese.
Quali conclusioni possiamo trarre da questi eventi meteo? Che novembre è un mese complicato, generalmente nelle annate autunnali siccitose è piovoso anche al Nord Italia, dove poi da dicembre inizia un periodo siccitoso. In questo 2026 è ancor più anomalo per quella parte d’Italia, dove dopo una stagione estiva caldissima, abbastanza deficitaria di piogge, l’autunno non ha visto il passaggio di perturbazioni importanti se non una, il resto deriva da instabilità atmosferica che si è formata qui, nei nostri mari o proveniente dalla Penisola Iberica. Ovunque vediamo poi eventi meteo estremi. In questi giorni nelle isole oceaniche, da Madeira alle Canarie, dove a Tenerife sul Teide è caduta la prima neve. Poi i nubifragi nelle città delle coste nordafricane, i nubifragi, le alluvioni lampo nella Spagna orientale, nel sud della Francia, e questi giorni, di nuovo in Grecia. Da settembre, in una visione generale dell’Europa, abbiamo osservato un minimo di bassa pressione record in Islanda, di recente, in ottobre, due tempeste oceaniche sulle Isole Britanniche ed una nel Nord della Francia e i Paesi del Mare del Nord. Poi alte pressioni intense, condizioni di blocco atmosferico, improvvise discese di aria fredda. Sarà questa la nuova normalità del clima? Non lo sappiamo, ora tirare in ballo sempre il cambiamento climatico a volte mi sembra eccessivo, però quel riscaldamento che continua a manifestarsi i sui danni li sta facendo.
Credit
- ECMWF – The 1966 ‘century’ flood in Italy: a meteorological and hydrological revisitation
- Copernicus Marine Service – Record Venice Acqua Alta: flood monitoring and storm surge forecasts
- CIMSS University of Wisconsin – Strong Storm in the Mediterranean (Cleopatra, 2013)
- CIMSS University of Wisconsin – Cyclone Numa in the Mediterranean Sea
- Met Office – Storm Ciarán

