
In questi anni di stagioni invernali miti sull’Italia, rievocare il meteo del passato e raccontare, soprattutto con dati puntuali, cosa è avvenuto ci aiuta a comprendere, forse, come è cambiato il tempo atmosferico. Ciò che fino a circa 13-14 anni fa davamo per scontato, in questo lasso di tempo si è spezzato: accade molto di rado e si è anche ridotto di intensità. Di certo possiamo citare l’ondata di gelo del 2018, giunta all’ultimo istante dell’inverno meteorologico, o quella del gennaio 2017, che fu imponente sull’Adriatico, portando la neve sulle coste con giornate di ghiaccio, ovvero con temperatura diurna uguale o inferiore a 0°C. Però, fino al 2012, le ondate di freddo erano comuni d’inverno. Ci sono state annate senza eventi importanti e con poca neve, d’altronde l’Italia non è la Baviera o la Finlandia. Eppure qualcosa nell’equilibrio della stagione invernale si è rotto. E poi, sostenere che in passato nevicava perché c’erano 0°C (e mi riferisco già all’inverno 2012-2013) mentre attualmente negli stessi luoghi piove con +2°C non trova riscontri scientifici. Semmai evidenzia che è cambiata la sinottica atmosferica: sono cambiati i momenti in cui il freddo si accompagna alle perturbazioni.
Nello scorcio di giorni dal 1° novembre 2026, ad esempio, si è formata una bassa pressione al suolo sul Sud Italia, che ha coinvolto anche la Sardegna e, in parte, alcune aree del Nord-Est italiano. Si è trattato di una bassa pressione di stampo invernale, cioè più comune d’inverno che in questa stagione, e la neve è caduta sull’Appennino a quote poco sopra i 1000 metri, anche al Sud. Eppure siamo agli inizi di novembre: se fossimo stati a dicembre, la neve sarebbe scesa anche sotto i 500 metri. Di paragoni se ne possono fare molti altri, ma noto che il maggior pessimismo, e in parte a ragione, proviene da chi vive nel Nord Italia, nella Valle Padana, dove la neve è sparita. Ed è proprio da qui che sento dire che ora cade la pioggia e non la neve, senza considerare che questo accade perché mancano le sinottiche atmosferiche ideali.
Inizio con la narrazione: con il Novecento (secolo scorso) la Piccola Era Glaciale era ormai alle spalle. Le temperature medie avevano iniziato a salire lentamente e i ghiacciai alpini si stavano ritirando. Il XX secolo, però, ebbe numerose ed anche intense fasi di freddo. Arrivarono ondate di gelo pià sparse, via via più localizzate, ma in alcuni casi non meno intense di quelle dei secoli precedenti. Le ripercorriamo dagli inizi del secolo scorso fino al gennaio 2022.
I primi decenni del Novecento
Il secolo si aprì con il febbraio 1901, ricordato per le grandi nevicate a Roma. Poco dopo arrivò l’inverno 1904-1905, uno dei più freddi del secolo al Sud Italia e tra i più nevosi, soprattutto in Sicilia.
Seguì una lunga pausa, interrotta come eventi meteo gelidi estremi, dall’inverno 1928-1929. Il mese di febbraio 1929 fu straordinariamente freddo in gran parte d’Europa, in particolare nell’Europa centrale e orientale e nel Nord-Est italiano. A Praga fu il mese più freddo di una serie di misure iniziata nel 1775, con una temperatura media di -13,7°C.
Nel 1935 toccò a Ucraina, Spagna e Nord Africa: a Ifrane, sui monti dell’Atlante in Marocco, il termometro scese a -23,9°C, valore che resta ancora oggi il record di freddo per l’Africa. In quel gennaio 1935 nevicò in modo notevole anche in Sardegna.
Gli anni Quaranta furono un decennio quasi interamente rigido, anche se la Seconda guerra mondiale lasciò buchi nelle misurazioni di diverse città. A fine dicembre 1939 la neve paralizzò i treni a Roma e Napoli, mentre nel gennaio 1940 Mosca registrò il suo record assoluto di freddo, -42,2°C. Il dicembre 1940 fu il più gelido del secolo, come temperatura media, in molte zone d’Europa, soprattutto in Italia.
L’inverno 1941-1942 fu forse il più freddo del Novecento sul continente, mentre il 1946-1947 colpì duramente il Nord Italia e l’Inghilterra. Nel marzo 1949 nevicò ancora in pianura in Sicilia, cosa eccezionale in piena primavera. Curiosamente, in quel decennio le estati furono molto calde.
Febbraio 1956, il grande gelo del secolo
Da quegli anni i meteorologi poterono contare su una rete di stazioni ormai ampia e su carte dell’atmosfera a tutte le quote. Proprio tali stazioni meteo raccontano un’ondata di gelo che, per estensione e durata, fu la più violenta del secolo dopo quella del 1929.
Dicembre 1955 e gennaio 1956 erano stati addirittura caldi. Nei primi giorni di febbraio 1956 tutto cambiò: una massa d’aria gelida scese dal Nord della Russia, aggirò le Alpi e si riversò su tutto il Mediterraneo, portando freddo intenso e neve. A circa 1.450 metri di quota l’aria toccò -28°C. Per capire la portata dell’evento basta leggere la cronaca del freddo del secolo.
Nevicò per più giorni a Roma, Napoli, Palermo e in quasi tutta la penisola. Torino Caselle crollò a -21,8°C, record mai più eguagliato. Anche Milano Linate, con -15,6°C, e Trieste, con -14,1°C, stabilirono i loro primati assoluti: a Milano quel mese fu talmente rigido che il febbraio 1956 a Milano resta un riferimento ancora oggi. Gli Appennini finirono sepolti da metri di neve. A marzo nevicò di nuovo abbondantemente a Roma e Napoli, e a giugno – si dice – cadde una nevicata tardiva quasi nel centro di Trento (questa magari era gragnola o grandine, forse).
L’anno seguente, tra il 30 novembre e il 2 dicembre 1957, il Centro-Sud fu colpito da un freddo precoce: in Puglia la neve arrivò molto presto e a Bari se ne accumularono 15 centimetri.
Gli anni Sessanta e Settanta
Il calo delle temperature medie globali di quell’epoca riportò una serie di inverni freddi. Il più severo dal dopoguerra fu il 1962-1963: iniziato a dicembre, alternò ondate di aria gelida dalla Siberia a fasi più miti dall’Atlantico, fino a un marzo comunque rigido. In Inghilterra fu l’inverno più freddo del Novecento e uno dei più freddi della storia.
Il febbraio 1965 regalò a Roma la nevicata più abbondante del secolo, con 40 centimetri. Una nevicata dimenticata.
Nel gennaio 1966 Bologna Borgo Panigale toccò -18,8°C e Catania Sigonella -5,0°C, mentre nel gennaio 1968 Potenza scese a -12,2°C.
Negli anni Settanta gli inverni si fecero un po’ più miti, ma non mancarono episodi celebri: la neve tardiva del marzo 1971 a Roma e al Sud, i 3 centimetri a Torino il 25 aprile 1972 e la neve a Bologna il 21 aprile 1973. Tra fine dicembre 1978 e inizio gennaio 1979 la Russia visse il Capodanno più freddo della storia di Mosca, e a Ust’-Ščuger si misurarono -58,1°C, la temperatura più bassa mai registrata in Europa. Quell’aria arrivò in Italia all’improvviso, con cali di 15-20°C in poche ore lungo l’Adriatico: Pescara scese a -13,2°C e Lecce Galatina a -9,4°C. Che brividi, no?

Gli anni Ottanta e il mitico gennaio 1985
Il decennio si aprì con un inverno 1980-1981 freddissimo e nevoso al Sud: l’8 gennaio 1981 Palermo visse la più grande nevicata del secolo.
Poi arrivò il gennaio 1985, il mese più freddo del dopoguerra al Centro-Nord. Il gelo iniziò il 6 gennaio con la celebre nevicata dell’Epifania a Roma e la neve al suolo durò quasi due settimane. I record caddero uno dopo l’altro: -23,2°C a Firenze, -22,0°C a Piacenza, -19,4°C a Brescia, -18,4°C a Verona, -6,8°C a Genova e -11,0°C a Roma Ciampino. Quando una perturbazione atlantica raggiunse la Pianura Padana, la neve si accumulò fino a 50-90 centimetri, con valori ben più alti ai piedi dei monti come Trento. Chi vuole rivivere quei giorni può leggere la cronaca del gelo che cambiò l’Italia.
Il febbraio 1986 riportò la neve a Roma il 9 febbraio. Il gennaio 1987 fu tra i mesi più freddi di sempre in Scandinavia, nei Paesi Baltici e in Polonia, mentre il marzo 1987 fu il più freddo del secolo in Italia: oltre 15 giorni di gelo, eccezionali soprattutto in Puglia, come racconta l’approfondimento su i giorni peggiori dell’inverno tra febbraio e marzo. Nel dicembre 1988 la neve imbiancò perfino Catania fino al porto, per l’ultima volta.
Dagli anni Novanta al nuovo millennio
Da quel momento gli episodi davvero gelidi e diffusi si diradarono. Restano da ricordare il febbraio 1991, con -15/-18°C in Pianura Padana, mica uno scherzo come valori, il record di Bari a -5,9°C nel gennaio 1993 e il freddo del novembre 1998, quando Cosenza ricevette 10 centimetri di neve il 22 novembre, la nevicata più precoce della sua storia.
Con il XXI secolo gli eventi freddi tornarono a farsi sentire. A Natale 2000 Milano si svegliò sotto 20 centimetri di neve, cosa che non accadeva dal 1963 in quel giorno di festa. Il 1° marzo 2005 la temperatura media dell’Italia scese a -0,5°C, record per il mese, e due giorni dopo a Ovada caddero 50 centimetri di neve.
Febbraio 2012 e Burian 2018, i colpi più recenti
Il febbraio 2012 fu il grande inverno del nuovo millennio. In tre giorni caddero quasi 40 centimetri di neve a Torino e Milano, a Roma tra 15 e 30 centimetri. In Romagna la pianura fu sepolta: 200 centimetri a Cesena e 170 a Forlì, mentre a Urbino si misurarono 327 centimetri complessivi. A neve finita il termometro scese fino a -20°C nel Torinese e nel Faentino, e ampi tratti della Laguna di Venezia ghiacciarono. Su il febbraio 2012 resta una ricostruzione dettagliata.
Nel gennaio 2017 l’Appennino centrale ricevette fino a un metro e mezzo di neve, con molti paesi isolati in Abruzzo e la tragedia della valanga di Rigopiano del 18 gennaio. A fine febbraio 2018 arrivò il Burian, aria gelida dalla Russia: Bora a 100 chilometri orari su Trieste, -10°C a Bologna e, il 26 febbraio, Roma coperta da 10 centimetri di neve. Il 15 maggio 2019 la capitale registrò la temperatura massima più bassa di sempre per il periodo, appena +12,4°C.
Il 2021 iniziò con circa due metri e mezzo di neve all’Abetone e oltre 50 centimetri a Madrid, la nevicata più intensa almeno dal 1904. A metà febbraio il Burian tornò a imbiancare le Isole Eolie e perfino le spiagge del Salento, mentre in Inghilterra il Tamigi gelò a Teddington. Il 7 aprile 2021 la Capanna Margherita, sul Monte Rosa, toccò -33,6°C. Nel gennaio 2022 la neve ricoprì l’Acropoli di Atene e isole come Santorini e Mykonos.
Questa lunga serie dimostra che, pur in un clima segnato dal Riscaldamento Globale, le ondate di gelo non sono scomparse: sono diventate più rare, ma quando arrivano sanno ancora sorprendere.

