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In quest’ultimo periodo l’attenzione sullo sviluppo degli eventi atmosferici si sta spostando dal famoso fenomeno di El Niño verso uno Stratwarming, ossia un riscaldamento stratosferico sulla verticale polare, dato per l’inizio di Novembre: un riscaldamento che, se confermato, potrebbe essere il più precoce di sempre. Uno strat-warming è determinato da una forte ampiezza delle onde planetarie che, se ben strutturate in sviluppo verticale, riescono a impattare in maniera destabilizzante sulla forza dei venti zonali in alta quota.

Mediamente questo fenomeno accade con più efficacia a circa metà inverno, quando la trottola polare, dopo mesi di isolamento, raggiunge la sua massima estensione e inizia fisiologicamente a “invecchiare” e a destabilizzarsi a causa dei continui attriti periferici. Con venti zonali moderati, e non più forti nel cuore dell’inverno, le possibilità che le onde planetarie possano condizionare la circolazione zonale in Stratosfera e attivare in quella sede un disturbo significativo crescono.

Perché un disturbo a metà autunno è così raro

Un disturbo stratosferico a opera delle onde planetarie a metà autunno, invece, è più inverosimile e non certo consueto, non perché le onde planetarie non siano già attive, ma per una ragione fisiologica: il raffreddamento radiativo legato alla notte polare. Con l’arrivo dell’autunno, infatti, le regioni polari, per via dell’inclinazione dell’asse terrestre, smettono di ricevere la luce del sole e, dunque, si raffreddano rapidamente, specie nella sezione stratosferica. Mentre la Stratosfera polare gela, le fasce tropicali ed equatoriali rimangono calde, con l’innesco di un importante divario pressorio tra le alte e le medio-basse latitudini. Naturalmente, più la sezione polare si raffredda, più il divario termico si esaspera, con un’inevitabile accelerazione dei venti zonali. Questa accelerazione è tipica, appunto, della fase autunnale: un’accelerazione fisiologica che, nella gran parte dei casi, inibisce disturbi significativi da parte delle onde planetarie verso la Stratosfera polare.

Le eccezioni: super El Niño e neve in Siberia

Talora, però, ci sono delle eccezioni, a dire il vero piuttosto inconsuete ma comunque possibili, con disturbi da parte delle onde planetarie alla circolazione zonale stratosferica anche a metà autunno. Questi disturbi eccezionali e precoci possono accadere se ricorre qualche fenomeno particolare, come:

-1 un super El Niño (forte riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale) che, se particolarmente spinto, può attivare a scala planetaria un’alterazione a catena della Corrente a Getto alle medie latitudini, fornendo energia termica ed elastica esaltata in misura tale da attivare onde molto ampie, strutturate e stazionarie, capaci di disturbare il flusso zonale stratosferico anche in questa fase precoce;

-2 un precoce e sostanzioso innevamento nord-asiatico, con il relativo effetto albedo: un’abbondante copertura nevosa anticipata in Siberia tra Settembre e Ottobre raffredda fortemente quella sezione emisferica, ponendo le basi per un corposo Anticiclone Siberiano il quale, a sua volta, frena i normali venti, agendo come un vero e proprio “trampolino di lancio” per le onde d’aria dirette verso l’alto.

Ebbene, queste due ragioni sono entrambe presenti in questa stagione autunnale 2026: in particolare, il fenomeno di El Niño si sta mostrando esasperato già in questa fase e, stando alle proiezioni, potrebbe in seguito diventare il più intenso di sempre; anche la copertura nevosa sull’area siberiana si sta rivelando importante, a oggi l’ottava in termini di consistenza in tutta la lunga serie di anni di osservazione. Non dunque eccezionale, ma comunque tale da consentire un robusto blocco alla circolazione zonale. La coesistenza di questi due fattori scatenanti giustifica il precoce, e anche anomalo, disturbo stratosferico che i modelli matematici da giorni stanno proiettando per il prossimo Novembre, e nemmeno a lunga scadenza.

Lo Split del Vortice Polare Stratosferico secondo ECMWF

L’immagine di copertina rappresenta la situazione barica intorno ai 30.000 metri di quota simulata dal modello matematico europeo ECMWF per Martedì 3 Novembre, quindi tra appena cinque giorni. Si tratterebbe, come si evince dalla simulazione, di un vero e proprio Split del VPS (Vortice Polare Stratosferico), con un’area anticiclonica e calda al centro del Circolo Polare e due Lobi vorticosi, quindi ciclonici, ben separati (VPS splittato): uno sull’area artica canadese occidentale, l’altro sulla Siberia settentrionale.

Anche la lettura del NAM (Northern Annular Mode), indice climatico che misura lo stato e la forza del Vortice Polare considerando l’intera colonna d’atmosfera, dalla Troposfera fino alla Stratosfera, mostra (immagine 2 interna sotto), nelle proiezioni riferite anch’esse all’inizio della prossima settimana, una tendenza a forte negatività, fino a portarsi verso la soglia di -3. Mancano ancora un po’ di giorni e non è chiaro se tale soglia venga raggiunta; tuttavia, se dovesse essere sfondata, c’è una letteratura scientifica che vorrebbe un disturbo del VP protratto per diverse settimane.

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Cosa può cambiare per il Mediterraneo

Ma cosa può comportare, in via generale, il disturbo al VPS e, più specificamente, per il Mediterraneo centrale?
La conseguenza più diretta è che il VP non giri in pompa magna, quindi sia rilassato e, pertanto, conceda maggiori ondulazioni meridiane. Se poi, nella sezione stratosferica, addirittura si scinde in due lobi, c’è la possibilità che uno dei due, ,mediamente quello siberiano, possa assumere traiettorie meridiane tali da condizionare anche la Troposfera e imprimere un tipo di circolazione continentale più reiteratamente fredda anche alle basse latitudini, mediterranee comprese. Tutto questo non è affatto automatico: può esserci, infatti, un forte disturbo in Stratosfera Polare, anche uno Split, ma la bassa atmosfera può non risentirne affatto o magari risentirne, ma in modo non favorevole al freddo sul Mediterraneo. Quindi non c’è alcun automatismo di freddo alle basse latitudini, e ancora meno verso il Mediterraneo, in presenza di un disturbo al VPS, né in caso di Split; aumentano certamente, però, le possibilità che vi sia un’azione fredda.

Ognissanti e inizio Novembre: freddo anomalo sull’Italia

In questo contesto generale, analizzando anche i modelli deterministici troposferici, quelli più specifici per le sorti atmosferiche negli strati bassi e, per intenderci, più realistici, il quadro previsionale concorda per una fase prossima senz’altro all’insegna di un’anomala circolazione relativamente fredda anche per l’Italia, in particolare dal prossimo fine settimana fino al 3 Novembre. Proprio a ridosso della festività di Tutti i Santi e del giorno della Commemorazione dei Defunti, potrebbe esserci la fase più perturbata e anche più fredda, sebbene le piogge non siano presenti ovunque: più sostanziose sulle aree adriatiche e meridionali, localmente sulle aree insulari, scarse altrove.

Si tratterebbe certamente di più freddo, ma non di un freddo in grado di portare neve a bassa quota, semmai localmente intorno ai 1000 metri. Per le fasi successive, la circolazione troposferica continuerebbe a mostrare attitudini meridiane, con azioni instabili più fiacche, tuttavia sempre presenti in forma irregolare e locale e con un campo termico sempre abbastanza freddino fin quasi a metà mese. Oltre non è lecito andare perché, naturalmente, le possibili indicazioni sull’evoluzione successiva perdono di efficacia.

Il prosieguo di Novembre e l’inizio dell’Inverno

Tuttavia, qualche considerazione sul possibile condizionamento dello Split (se si verificasse), o più semplicemente del disturbo stratosferico, verso le basse latitudini e il Mediterraneo vogliamo farla. Se mai il disturbo si concretizzasse così come ipotizzato, e magari si sfondasse anche la soglia critica di -3 del NAM (come accennato sopra), verosimilmente il prosieguo di Novembre potrebbe vedere qualche condizionamento verso la Troposfera, con possibili azioni meridiane sullo scacchiere euro-asiatico e con puntate continentali ancora relativamente fredde verso le basse latitudini e, magari, anche verso il Mediterraneo. Quindi un prosieguo e un finale d’autunno, forse anche qualche parte di Dicembre (dal 1° Dicembre inizia l’inverno meteorologico), con una possibile connotazione più fredda del normale. Da ciò a narrare di gelo e neve a bassa quota ce ne passa: eventuali fioccate precoci, anche a quote basse, andrebbero valutate progressivamente; tuttavia aumenterebbero le possibilità di azioni invernali precoci tra Novembre e la prima decade di Dicembre.

Un Vortice Polare pronto a riorganizzarsi?

Non ci sentiamo, però, di considerare un possibile evento stratosferico condizionante molto a lungo. Con buona probabilità, data l’eccessiva precocità del disturbo, il VP avrebbe tutto il tempo per riorganizzarsi e magari potenziarsi anche in maniera significativa, via via verso l’inverno, in modo tale da poter attivare una circolazione opposta nel corso di Dicembre e, chissà, anche per parte di Gennaio: una circolazione caratterizzata o da anomali anticicloni miti o da flussi atlantici, anch’essi miti, però forieri di piogge. Nella seconda parte dell’inverno, poi, potrebbe farsi strada un’altra crisi del VP, questa volta più fisiologica, con nuove possibili opportunità di azioni fredde per le basse latitudini. Seguiremo con interesse i prossimi immediati sviluppi, specie nella sezione stratosferica, e aggiorneremo via via le possibili evoluzioni. Certo è che, se il forte disturbo venisse confermato, e ancor più se fosse confermato lo Split del VP prospettato, sarebbe lo Stratwarming più precoce mai occorso, che dunque aprirebbe a un’evoluzione stagionale tutta da vedere e, magari, quanto mai a sorpresa.

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