
Che l’estate 2026 sarebbe stata pesante per il Mar Mediterraneo lo si era intuito già a giugno, quando avevamo analizzato le prime ondate di calore marino nel Mediterraneo, ma i dati del progetto Mare Caldo di Greenpeace, che con una rete di termometri subacquei segue i fondali di diverse aree marine protette, mettono nero su bianco quanto è successo: da maggio in avanti tutte le stazioni hanno registrato più di un’ondata di calore marina, cioè un periodo prolungato in cui l’acqua resta ben sopra i valori normali, con la fase più intensa tra giugno e agosto. In media il mare in superficie è risultato circa 1°C più caldo rispetto al 2025, che già di suo non era stato un anno fresco, un quadro che combacia con i dati Copernicus sulle onde di calore marine da record.
Le anomalie misurate tra Elba, Miramare e Portofino
Il valore più alto arriva dall’Isola d’Elba, dove un’ondata di calore lunga 68 giorni ha spinto l’acqua a +4,95°C sopra la media degli ultimi trent’anni, poi c’è Miramare, nell’Alto Adriatico a due passi da Trieste, con +4,63°C, seguita da Ustica con +4,54°C e da Portofino con +4,36°C. Nel Mar Ligure le anomalie medie sono rimaste intorno ai +2°C, ma con l’acqua arrivata a 27°C e oltre a Portofino e sul versante nord dell’Elba, e in alcuni punti il calore anomalo è sceso fino a 40 metri, come si poteva temere già a metà agosto con il Mediterraneo bollente e la grave ondata di calore marino.
Ustica, gorgonie e coralli morti fino a 40 metri
Il dato che colpisce di più però è quello biologico. Il 10 e l’11 settembre i sub di Greenpeace, insieme ad alcuni biologi marini, si sono immersi in quattro siti dell’Area Marina Protetta di Ustica trovando necrosi, sbiancamento e morie fino a 40 metri, un livello di danno in profondità mai visto dall’avvio del progetto nel 2019. A Punta Galera, tra 5 e 10 metri, le colonie di Cladocora caespitosa, la madrepora tipica dei nostri mari, erano del tutto morte, mentre a Punta San Paolo la gorgonia Paramuricea clavata mostrava necrosi avanzata anche a 40 metri e a Capo Falconiera, a 30 metri, le colonie di Eunicella cavolini risultavano quasi completamente necrotizzate e già ricoperte di alghe. Morie parziali anche per il corallo Astroides calycularis e il briozoo Myriapora truncata, e per la prima volta è stato documentato uno sbiancamento della Posidonia oceanica, la pianta che forma le praterie sottomarine, fenomeno ancora in fase di studio. A tutto questo si somma l’avanzata di specie amanti del caldo, come il vermocane che si nutre proprio di madrepore e gorgonie, e l’aumento del pesce pappagallo. Danni simili erano già emersi all’Elba, all’Asinara e a Torre Guaceto, mai però con questa estensione.
Perché il calore del mare conta anche in autunno
Tutta questa energia non resta chiusa in acqua, perché quando l’aria più fresca raggiunge un mare ancora tiepido il contrasto fa da carburante a temporali violenti, trombe marine e nubifragi capaci di innescare alluvioni lampo, e in certi casi ai medicane, i cicloni mediterranei dall’aspetto quasi tropicale. Ne abbiamo parlato a proposito del legame tra mari bollenti e fenomeni estremi in autunno e del rischio medicane dopo il 20 settembre, un rischio che riguarda le coste di tutta Italia, dal Nord-Ovest ligure fino alle Isole Maggiori.
Credit
- Greenpeace Italia
- Copernicus Marine Service – Persistent ocean warmth and expanding marine heatwaves mark the first half of 2026
- EU Space Programme / Copernicus – Marine heatwave conditions persist in the western Mediterranean

