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Mediterraneo, onde di calore marine da record: i dati CMEMS del 2026

I bollettini del Copernicus Marine Service fotografano un bacino sotto stress: record a giugno e luglio, 28,6°C a metà agosto e anomalie fino a +6°C nel settore occidentale.

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I numeri che arrivano dal Copernicus Marine Service (CMEMS) e dai bollettini di Mercator Ocean International, l’ente che il servizio lo implementa materialmente, raccontano un 2026 di calore marino eccezionale e soprattutto persistente. Non un episodio isolato, non una fiammata di qualche settimana. Un’estate e un primo semestre che si inseriscono in continuità con il forte riscaldamento degli ultimi anni, e che in diversi passaggi lo superano.

Vale la pena chiarire subito di cosa parliamo quando diciamo onda di calore marina – in sigla MHW, dall’inglese marine heatwave -: un periodo prolungato in cui la temperatura superficiale del mare resta sopra una soglia estrema rispetto alla climatologia del luogo e del periodo. Non conta il valore assoluto, conta lo scarto. Un mare a 22°C in aprile può essere in piena onda di calore, un mare a 27°C ad agosto può essere perfettamente nella norma. Quest’anno, purtroppo, i due criteri coincidono quasi sempre.

Un primo semestre già fuori scala

Da gennaio a giugno la temperatura superficiale media del Mediterraneo si attesta a 18,07°C: terzo semestre più caldo di sempre, dietro soltanto al 2024 e al 2025. Le onde di calore marine hanno interessato quasi l’intero bacino, il 98%, e circa l’80% della superficie ha sperimentato condizioni di categoria strong, severe o extreme, con gli eventi più persistenti concentrati nel bacino occidentale. Si tratta della seconda maggiore estensione di MHW ad alta intensità mai osservata, dopo il 2025 e il 2024.

Tre anni consecutivi con questi ordini di grandezza smettono di essere un’anomalia statistica e diventano una condizione di fondo.

Giugno e luglio, due record consecutivi

Giugno 2026 chiude con una temperatura media di bacino pari a 24,07 ± 0,49°C, record assoluto per il mese, superiore ai precedenti primati del 2003 e del 2025. Il 95% del Mediterraneo risulta sopra la media climatologica, con le anomalie più marcate nel settore occidentale, spesso oltre +2°C. Nel corso del mese l’estensione delle MHW cresce in modo netto, passando da circa il 52% al 67% della superficie del bacino, come documentato dalle analisi Copernicus sul mare in forte anomalia termica.

Luglio 2026 fa di più. La media di bacino tocca 27,07 ± 0,27°C, nuovo record assoluto per il mese, superiore a quello del 2025. Il 94% del Mediterraneo si colloca sopra la media, mentre il 79% della superficie sperimenta onde di calore marine intense per almeno un giorno: mai così tanto in un mese di luglio. Le anomalie più forti restano concentrate a ovest, con valori che localmente raggiungono +3°C. Nella statistica dei bollettini, luglio risulta il mese di luglio più estremo per durata media delle MHW e il secondo per intensità media. Che le acque non si raffreddassero neppure dopo il calo termico dell’aria lo si era già osservato alla fine del mese, a ondata di caldo conclusa.

Agosto 2026, il bacino tocca 28,6°C

Il 14 agosto 2026 la temperatura superficiale media del Mediterraneo raggiunge 28,6°C, nuovo record giornaliero riportato dal CEAM su dati CMEMS. Sul Mediterraneo occidentale persiste un’onda di calore marina severa, con ampie zone in categoria extreme, e le anomalie locali arrivano fino a circa +6°C nel Golfo del Leone. Valori elevati anche nel Mar Ligure, nelle acque attorno a Corsica e Sardegna e sul Tirreno settentrionale. A metà mese le condizioni di MHW restano diffuse e intense sulla metà occidentale del bacino, uno scenario che diversi analisti ritengono destinato ad accompagnarci fino all’autunno.

Il segnale più forte riguarda proprio le acque che bagnano il Nord Italia e il Centro, dal Mar Ligure al Tirreno settentrionale. Sono i settori dove la stratificazione termica è più marcata, dove i venti hanno rimescolato poco e dove il calore accumulato in superficie fatica a disperdersi verso il basso.

Temperatura superficiale mar Mediterraneo e Italia

La geografia delle anomalie

Il pattern è costante e si ripete mese dopo mese. Il bacino occidentaleGolfo del Leone, Baleari, Mar Ligure, acque francesi e spagnole, Tirreno settentrionale – concentra le anomalie più forti e persistenti. Il bacino orientale mostra scarti generalmente più moderati, comunque positivi. Non è una novità assoluta, va detto, ma la sistematicità con cui il settore occidentale si conferma epicentro termico ha pochi precedenti nella serie storica, tanto che le boe delle Baleari hanno fatto registrare valori superficiali francamente esorbitanti.

Il confronto con l’estate 2022

Il paragone più naturale è con l’estate 2022, quella dell’ondata di calore marina che contribuì in modo determinante all’energia del Derecho del 18 agosto. Allora le anomalie locali superarono i +3/+5°C in zone chiave, Baleari e Golfo del Leone su tutte. Nel 2026 si osservano picchi simili o superiori, fino a circa +6°C, e una maggiore estensione temporale delle condizioni di MHW severe. Per intensità e persistenza, insomma, il quadro attuale risulta paragonabile o superiore a quello di quattro anni fa: un dettaglio che chi si occupa di temporali organizzati tiene ben presente, come emerge dalle analisi sull’ondata di calore marino in atto.

Cosa resta sul tavolo per i prossimi mesi

I dati CMEMS del 2026 confermano che il Mediterraneo, e in particolare il suo settore occidentale, continua a registrare temperature superficiali record o prossime ai record, con onde di calore marine di grande estensione e intensità. Queste condizioni mantengono elevato il potenziale energetico disponibile per i sistemi convettivi intensi: MCS, cioè sistemi convettivi a mesoscala, bow echo e, in casi particolari, derecho. Il mare caldo non produce da solo il fenomeno estremo, serve il fattore scatenante in quota. Ma quando la scintilla arriva, la benzina c’è tutta, ed è questo che rende delicata la finestra tra fine estate e inizio autunno, una fase già indicata come a rischio di fenomeni violenti.

Il calore immagazzinato in queste settimane non si smaltisce in pochi giorni. Si propaga in profondità, per decine di metri, e viene restituito all’atmosfera con lentezza. È il motivo per cui un settembre anche solo moderatamente dinamico, su un bacino così carico, merita un’attenzione diversa rispetto al passato.

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