
Quando si parla di Era Glaciale spesso vengono in mente film di fantascienza oppure articoli meteo che di scientifico hanno davvero molto poco. Sappiamo benissimo che stiamo vivendo un’epoca di vero e proprio stravolgimento climatico, e che la possibilità che ritorni un periodo di freddo come nelle vecchie glaciazioni appare remota. Eppure c’è uno studio, pubblicato da poco su Science, che afferma una cosa decisamente curiosa. All’incirca duemila anni fa, nell’Artico canadese, i resti di un’antica e immensa calotta glaciale ripresero pian piano ad aumentare. Sarebbe stato l’incipit di quella che viene in gergo chiamata la prossima Era Glaciale. Ma negli ultimi 50 anni il Global Warming è riuscito a invertire la rotta e a fermare questo processo naturale.
La ricerca: la calotta che ha ripreso a crescere per centinaia di anni
È un’opera pubblicata su Science, firmata da Nicolás Young, dal collega Joerg Schaefer e da altri esperti climatologi. Tra questi c’è il glaciologo Gifford Miller, dell’Università del Colorado a Boulder. L’oggetto dell’indagine è la Calotta Glaciale Laurentide, che da circa 95.000 a 20.000 anni fa copriva gran parte del Canada e degli Stati Uniti settentrionali. Esiste ancora, in forma ridotta, ed è un’area grande all’incirca il doppio della Valle d’Aosta, nella parte centrale dell’Isola di Baffin, in Nunavut.
Inoltre, ricostruire la storia dei ghiacciai è estremamente complicato, anche perché è difficile stabilire con precisione quando c’è stato il massimo ritiro e quando è cominciata la prima ricrescita. Il ghiaccio che torna ad avanzare tende a cancellare le tracce geologiche lasciate in precedenza. E allora dove sta la novità? Secondo quanto riportato dagli autori, la calotta di Barnes è un caso eccezionale: poiché è congelata direttamente sulla roccia sottostante, non scivola come la maggior parte dei ghiacciai. Così, quando si espande, non distrugge né travolge gli ostacoli che incontra, ma semplicemente li ingloba, ed è quindi molto più facile ricostruirne con precisione la storia geologica.
Il responso: due millenni di crescita, poi l’improvviso stop
I risultati sono a dir poco sconcertanti. I ricercatori hanno analizzato la zona con il carbonio-14, un isotopo radioattivo del carbonio, per cercare di capire l’età dei fossili inglobati nel ghiaccio (si dimezza ogni 5730 anni). Senza esporre i calcoli, ne esce un quadro sbalorditivo: la calotta toccò la sua dimensione minima poco dopo 3.600 anni fa, riprese a crescere circa 2 mila anni fa e continuò a espandersi fino ai primissimi anni Sessanta del Novecento. Poi, in maniera fortemente anomala, c’è stata una decisa inversione di rotta, irreversibile nell’ultimo sessantennio.
Che cosa emerge da questo studio?
È vero che il clima è sempre cambiato e sempre lo farà. Ma questa non è una giustificazione per minimizzare o, peggio ancora, negare il Global Warming. Stiamo parlando di un autentico sconvolgimento meteo climatico: l’uomo è riuscito a fermare una glaciazione e a provocare addirittura un riscaldamento generalizzato. E ricordiamo una cosa importante. Un grado in un giorno non cambia la solfa, ma in un anno, o peggio ancora in un secolo, è un vero e proprio cataclisma, con tutto quello che ne consegue: dai problemi ambientali a quelli della siccità (non ci scordiamo l’estate 2026…), senza dimenticarci delle povere piante e degli animali che soffrono per cambiamenti così rapidi.
Credit
Science – Late Holocene reexpansion of the Laurentide Ice Sheet (Young et al., 2026)
Lamont-Doherty Earth Observatory, Columbia University – Climate Change Stopped the Next Ice Age
EurekAlert! (AAAS) – Climate change stopped the next ice age
Smithsonian Magazine – Two Thousand Years Ago, a New Ice Age Began
Yale Environment 360 – Human-Driven Warming May Have Halted the Onset of a New Ice Age

