
Perché ho voluto scavare nel passato per cercare queste informazioni? Innanzitutto, per curiosità. Ho dovuto usare i nuovi sistemi di ricerca, però per ciascuno poi verificarne l’esattezza.
Le depressioni più profonde che si formano sul nostro mare, il Mediterraneo, e i valori minimi misurati in Italia, restano quasi sempre – nei loro estremi – attorno ai 970-980 ettopascal (l’unità con cui si misura la pressione, abbreviata hPa), mentre sull’Oceano Atlantico non è raro scendere sotto i 950 hPa. Per avere un termine di paragone basta guardare a quanto accaduto il mese scorso, quando una tempesta sull’Islanda ha raggiunto valori record per ottobre, numeri che da noi sono semplicemente impensabili, per fortuna. E si, e per varie ragioni. I danni nelle nostre terre sarebbero maggiori, amplificati da insenature, monti, inoltre, il Mediterraneo è densamente popolato.
Perché il Mediterraneo non produce depressioni estreme
Il motivo è abbastanza semplice da spiegare. Il Mediterraneo è un mare chiuso, piccolo rispetto a un Oceano e circondato da montagne come le Alpi e gli Appennini, che spezzano e deviano le correnti, per cui una perturbazione non ha lo spazio né il tempo per crescere a dismisura come succede in mare aperto, anche se minimi di bassa pressione sino a 970 hPa sarebbero comunque depressioni importanti ovunque. Chi vuole capire meglio come nasce una bassa pressione deve pensare all’aria che sale e lascia “un vuoto” al suolo, ecco, nel nostro bacino questo vuoto non ha spazi, come dire, di manovra. I valori più bassi arrivano soprattutto in inverno, quando sistemi di bassa pressione nati sull’Atlantico entrano nel Mediterraneo occidentale e settentrionale, oppure con i rari Medicane, cicloni che somigliano un po’ agli uragani tropicali.
Il record a Torino e gli altri minimi storici
Il valore più basso citato per l’Italia risale al 2 dicembre 1976, quando a Torino il barometro precipitò a 971,7 hPa. Si trattava di una depressione atlantica molto profonda, con il centro probabilmente attorno o sotto i 960 hPa tra Francia ed Europa occidentale, e altre stazioni del Nord-Ovest registrarono valori simili, tra 972 e 975 hPa. In Francia le raffiche superarono i 170-180 chilometri orari, con alberi abbattuti e danni lungo le coste, mentre sul Nord Italia il tempo fu segnato da piogge, nebbia e maltempo diffuso. Avete letto bene: nebbia, e si perché la Valle Padana, evidentemente, anche in quella circostanza fu protetta da Alpi e Appennino, e la ventilazione fu debole o assente nonostante l’avvicinarsi di quella tempesta con vento sino ad uragano (i dati francesi lo dimostrano).
Un altro caso interessante è quello del 30 gennaio 2015, quando a Trieste si toccarono circa 973-974 hPa, uno dei valori più bassi degli ultimi anni al Nord-Est. Allora si parlò addirittura di un possibile record di bassa pressione mai misurato in Italia, ma la depressione era molto ampia e non compatta, legata a un’estensione del Vortice Polare, quindi niente tempesta violenta bensì venti forti di libeccio e ponente sui mari italiani, localmente fino a forza 8-10 della scala Beaufort. Valori attorno a 975 hPa si erano già visti al Nord-Est nel febbraio 1989, mentre in Grecia, sull’isola di Icaria, si arrivò a 972 hPa tra il 21 e il 22 gennaio 2004.
I Medicane, i cicloni simil tropicali del Mediterraneo
Discorso a parte meritano i Medicane, parola che unisce Mediterraneo e hurricane, uragano in inglese. Si formano quando aria fredda in quota passa sopra un mare ancora relativamente caldo, e da questo incontro nasce un vortice con nubi a spirale e, a volte, un vero e proprio occhio al centro, proprio come negli uragani veri. Il caso più studiato è Celeno, del 16 gennaio 1995, nato tra Sicilia, Grecia e Libia: una nave di ricerca tedesca misurò 975 hPa vicino al centro con venti di circa 135 chilometri orari, uno dei valori più bassi mai rilevati per un Medicane. Sarebbe interessante conoscere più dati meteo per capire come mai si formò un evento simile, anche se successivamente, come leggerete, accadde qualcosa di altretanto interessante.
Altri esempi noti sono Cornelia nell’ottobre 1996, con circa 984 hPa, Qendresa nel novembre 2014, tra 978 e 985 hPa, Zorbas nel settembre 2018, tra 987 e 990 hPa, e Ianos nel settembre 2020, attorno a 984 hPa, ricordato per le raffiche estreme in Grecia. Nel 2018 anche il Nord-Ovest ebbe il suo evento, con circa 979 hPa tra Piemonte e Corsica e raffiche fino a 180 chilometri orari in Liguria. Ma stiamo parlando della Tempesta Vaia, non un Medicane.
Come si vede, i Medicane raramente scendono sotto i 975-980 hPa, e se qualcuno teme che ci aspettino uragani sempre più frequenti nel Mediterraneo, va ricordato che la loro forza resta comunque limitata dalle dimensioni del nostro mare.
Dove si formano e cosa portano
Le zone dove queste depressioni nascono più spesso sono il Golfo di Genova, il Mar Tirreno, l’Adriatico, lo Ionio e l’area a ovest delle Baleari, mentre i sistemi più profondi interessano soprattutto il Mediterraneo occidentale e centrale, con effetti sul Nord e sul Centro, sulle Isole Maggiori e sulle coste. Gli effetti tipici sono venti forti, piogge intense, mareggiate, qualche allagamento costiero e neve in montagna se l’aria è abbastanza fredda, come accaduto con la depressione ligure del novembre 2024. Va però detto che una pressione molto bassa non significa per forza tempesta distruttiva, perché conta di più quanto le isobare – le linee che uniscono punti con la stessa pressione – sono vicine tra loro, ed è da questa vicinanza che dipende la forza del vento.
Una citazione va fatta sul Ciclone extratropicale Harry (vortice mediterraneo di origine atlantica) che colpì anche l’Italia tra il 16 e il 23 gennaio 2026. Aree più colpite: Sicilia, Sardegna, Calabria e parte della Puglia (Salento). Per una serie di circostanze, si ebbero devastanti mareggiate e vento di tempesta, con onde record arrivate fino a circa 12–16,6 metri di altezza (in particolare lungo le coste siciliane e sarde) e raffiche di vento superiori ai 130–150 km/h, con danni stimati per oltre 2 miliardi di euro tra Sicilia, Sardegna e Calabria.
Le serie storiche dell’Aeronautica Militare e le ricostruzioni del clima passato, come la rianalisi ERA5 del servizio Copernicus, confermano che i minimi estremi in Italia restano rari e quasi sempre concentrati nei mesi freddi, tanto che scendere sotto i 970 hPa da noi è un evento davvero eccezionale, legato a grandi sistemi atlantici che sfiorano o entrano solo in parte nel nostro bacino.
Credit
- American Meteorological Society – Glossary of Meteorology: Medicane
- Bulletin of the American Meteorological Society – Defining medicanes: Bridging the knowledge gap between tropical and extratropical cyclones in the Mediterranean (2025)
- EUMETrain – Mediterranean tropical-like cyclones (Medicanes)

