
Istanbul, meta ogni anno di migliaia di turisti italiani, città ponte tra Europa e Asia. Città dalla storia millenaria. Nel suo sottosuolo nasconde un segreto, quello di una faglia ancora attiva. Una ferita nel mantello superficiale terrestre che è stata capace di causare violenti terremoti, e come leggerete, anche onde di tsunami.
Secondo i dati ufficiali più recenti dell’Istituto di Statistica turco (TÜİK), Istanbul conta circa 15,75 milioni di abitanti. Si posiziona ai vertici delle città più popolate del settore ovest dell’Euroasia. Al 31 dicembre 2025 ci viveva il 18,3% del totale nazionale (circa 86 milioni), ovvero della Turchia.
Sono numeri che in un’area a richio sismico sono particolarmente rilevante. La città sorge a pochi chilometri dal Main Marmara Fault, il tratto della Faglia Nord Anatolica che attraversa il Mar di Marmara a circa 15-20 km a sud del centro urbano. Questa faglia non genera un terremoto di magnitudo superiore a 7 dal 1766. Con un intervallo medio di ricorrenza stimato in 200-250 anni, ricavato da cataloghi storici che coprono oltre duemila anni. Quello che emerge è che la faglia si trova in una fase avanzata del ciclo sismico.
Gli studi di riferimento, tra cui quello di Parsons e colleghi pubblicato su Science nel 2000 e i successivi aggiornamenti, indicano probabilità dell’ordine del 40-60% di forti terremoti (intensità elevate o un evento di magnitudo intorno a 7 o superiore) nell’arco di 30 anni. Parliamo di scosse devastanti.
Istanbul, la città che vive sopra una molla carica
La Turchia poggia su un grande blocco di crosta terrestre che scivola lentamente verso ovest, strusciando contro il blocco europeo. La linea di contatto si chiama Faglia Nord Anatolica, ed è una delle più importanti del pianeta. Il movimento è di circa 2 centimetri all’anno, più o meno la velocità con cui crescono le unghie umane.
Il problema è che i due blocchi non scorrono sempre in modo regolare. In alcuni punti restano incastrati e la spinta si accumula, come una molla che si carica. Quando cede, arriva il terremoto.
Il “buco” davanti a Istanbul
Nel Mar di Marmara c’è un tratto di faglia che i geologi chiamano gap sismico: un segmento rimasto fermo tra due grandi terremoti, quello del 1912 a ovest e quello del 1999 a İzmit, a est. Le misure mostrano che alcune parti, soprattutto quella davanti alle Isole dei Principi, sono bloccate e continuano ad accumulare energia.
Secondo il centro di ricerca tedesco GFZ di Potsdam e altri gruppi di studio, quell’energia basterebbe per una scossa di magnitudo 7,2-7,4. Nel caso peggiore, se si rompessero più tratti insieme, si potrebbe arrivare a 7,6, uno scenario però considerato meno probabile. Quando accadrà, nessuno può dirlo.
Una storia scritta dai terremoti
Le cronache ottomane, bizantine ed europee raccontano una lunga serie di disastri.
- 1509, la “piccola apocalisse”. Magnitudo stimata intorno a 7,2. A Istanbul non rimase quasi una casa intatta. Crollarono decine di torri delle mura, minareti e cupole; fu colpito anche il Palazzo di Topkapı. Le vittime furono tra 4.000 e 13.000, secondo le fonti. Il sultano Bayezid II chiamò decine di migliaia di operai per ricostruire.
- 1766, due terremoti in pochi mesi. A maggio una forte scossa provocò anche uno tsunami che arrivò fino al Bosforo. Migliaia di morti, danni a case, moschee e bazar. Il sultano dovette vivere per un periodo in una tenda. Ad agosto una seconda scossa peggiorò la situazione.
- 1894. Magnitudo tra 7,0 e 7,3, avvertita fino a 400 km di distanza. Circa 10.000 edifici danneggiati. I morti ufficiali furono centinaia, ma probabilmente di più. Dopo quel disastro la Turchia iniziò a dotarsi di strumenti scientifici moderni.
- 1999, İzmit. Magnitudo 7,4, con epicentro a circa 80-100 km dalla città. Nell’area di Istanbul morirono quasi mille persone. Quella scossa ha anche “spinto” la tensione verso il tratto di faglia più vicino alla città.
- 23 aprile 2025. Una scossa di magnitudo 6,2 al largo di Silivri è stata sentita chiaramente in tutta Istanbul. Nessun danno catastrofico, ma un promemoria di quanto il pericolo sia vicino.
Perché il rischio è così alto
Non conta solo la vicinanza alla faglia, pesano anche:
- la densità degli edifici in una metropoli enorme;
- la qualità delle costruzioni, perché molti palazzi sono stati costruiti prima delle regole antisismiche moderne o con lavori fatti male;
- il tipo di terreno, perché in alcune zone il suolo morbido amplifica le vibrazioni.
Gli scenari preparati per il Comune parlano chiaro: un terremoto di magnitudo 7 o più potrebbe danneggiare decine o centinaia di migliaia di edifici, causare moltissime vittime e lasciare la città senza servizi a lungo.
Chi lavora per difendere la città
La Turchia si prepara da anni.
- AFAD, la Protezione Civile turca, ha realizzato la mappa nazionale del pericolo sismico.
- Il piano provinciale di Istanbul per la riduzione del rischio mette il terremoto al primo posto e prevede centinaia di interventi: rinforzo degli edifici, studio dettagliato dei terreni, regole su dove e come costruire, sistemi di allarme rapido (anche per il tunnel ferroviario Marmaray) e piani di soccorso.
- L’Osservatorio di Kandilli, dell’Università Boğaziçi, controlla la terra giorno e notte con una propria rete di strumenti.
In sintesi
Istanbul unisce milioni di abitanti a una delle faglie più pericolose d’Europa, con un “ritardo” sulls replica del terremoto rispetto ai suoi ritmi naturali. Il terremoto non si può evitare, ma i danni si possono ridurre con case più sicure ed una generale pianificiazione. Su questo la Turchia ha fatto passi avanti concreti, ma secondo gli esperti non ancora abbastanza rispetto alla dimensione del rischio.

