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La Piccola Era Glaciale e le cause scientificamente accertate

Federico De Michelis di Federico De Michelis
22 Mag 2025 - 18:40
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) La Piccola Era Glaciale rappresenta uno degli episodi meteo-climatici più lunghi, complessi e ancora oggi discussi della storia recente del clima terrestre. Si tratta di un periodo di raffreddamento che ha interessato ampie porzioni dell’Emisfero settentrionale, in particolare l’Europa, il Nord America e parti dell’Asia, estendendosi approssimativamente dal XIII al XIX secolo. Il termine “era glaciale” è in realtà improprio, poiché non si è trattato di un’era geologica, ma di una fase di raffreddamento anomala rispetto ai secoli precedenti.

 

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Le testimonianze dell’epoca parlano di fiumi ghiacciati, raccolti devastati, carestie, avanzata dei ghiacciai alpini, e inverni lunghi e rigidi che hanno inciso profondamente sulle economie rurali e sulla vita quotidiana. Ad esempio, il Tamigi a Londra e la Senna a Parigi ghiacciavano regolarmente nei mesi invernali, tanto che si tenevano veri e propri mercati sul ghiaccio.

 

Un mosaico di cause climatiche e astronomiche: cosa ha generato la Piccola Era Glaciale

La scienza moderna ha cercato di individuare le cause che hanno provocato questa prolungata anomalia climatica. Gli studi più affidabili oggi convergono verso un’interazione complessa tra fattori astronomici, attività solare, eruzioni vulcaniche, cambiamenti della circolazione oceanica e feedback atmosferici.

Minimo solare e cicli di attività del Sole

Una delle principali cause individuate è legata alla riduzione dell’attività solare, in particolare durante il cosiddetto Minimo di Maunder (1645-1715), un periodo in cui le macchie solari – indicatori dell’attività del Sole – furono estremamente rare. Durante questo minimo, la radiazione solare totale che raggiungeva la Terra diminuì sensibilmente. Studi come quello pubblicato su Nature Geoscience evidenziano come questi cicli solari deboli abbiano avuto un impatto diretto sulle temperature globali.

Intensa attività vulcanica: aerosol e raffreddamento

Un’altra causa cruciale fu la frequente attività vulcanica esplosiva. Eruzioni come quella del Laki in Islanda nel 1783 o del Tambora nel 1815 hanno immesso enormi quantità di aerosol solfatici nella stratosfera. Queste particelle riflettono la radiazione solare, raffreddando la superficie terrestre. Uno studio dell’American Geophysical Union, pubblicato su Geophysical Research Letters, conferma come i picchi di raffreddamento coincidano con i periodi di maggiore attività vulcanica.

Oscillazioni della circolazione oceanica: AMOC e NAO

Le fluttuazioni della circolazione termoalina atlantica (AMOC) e della North Atlantic Oscillation (NAO) hanno influenzato la distribuzione del calore tra i tropici e le latitudini settentrionali. Una NAO negativa persistente ha favorito la formazione di anticicloni sul Nord Atlantico, portando freddo e precipitazioni in Europa. Secondo uno studio pubblicato su Science, queste oscillazioni oceaniche sono parte di un feedback climatico più ampio che ha amplificato il raffreddamento.

 Riduzione della popolazione e uso del suolo

Alcuni climatologi hanno suggerito che anche fattori umani indiretti, come la drastica riduzione della popolazione indigena delle Americhe a seguito della colonizzazione europea, abbiano contribuito all’assorbimento di CO₂ atmosferica. L’abbandono delle terre coltivate e il successivo rimboschimento avrebbero leggermente ridotto la concentrazione di gas serra. Questo effetto è stato analizzato in uno studio apparso su Quaternary Science Reviews, che stima una riduzione della CO₂ atmosferica e un impatto sul bilancio radiativo terrestre.

 

Un evento meteo-climatico globale, ma con impatti regionali disomogenei

Sebbene la Piccola Era Glaciale sia stata un fenomeno globale, le sue manifestazioni sono state diverse da regione a regione. In Europa, il raffreddamento fu marcato e prolungato, mentre in altre parti del mondo – come alcune regioni dell’Asia Orientale o del Sud America – gli effetti furono meno intensi o addirittura assenti in certi periodi. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), si trattò di una variabilità climatica regionale, con tendenze globali visibili soprattutto nel medio-lungo periodo.

 

Monito scientifico per il futuro?

Studiare la Piccola Era Glaciale oggi significa comprendere i meccanismi naturali di raffreddamento climatico e il ruolo delle forzanti esterne – come il Sole e i vulcani – nella modulazione del sistema meteo-climatico terrestre. In un’epoca segnata dal riscaldamento globale, questa fase storica rappresenta l’estremo opposto del sistema climatico e un potente promemoria del suo potenziale di cambiamento anche rapido e improvviso.

Le attuali conoscenze sulla variabilità naturale del clima si basano in larga parte su ricostruzioni paleoclimatiche, come quelle fornite dai carotaggi dei ghiacci o dagli anelli degli alberi, e su modelli climatici validati da fonti come il PAGES 2k Consortium, uno dei progetti più autorevoli a livello internazionale. (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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