In unโepoca in cui il Riscaldamento Globale domina il discorso pubblico, accade ancora che lโItalia, soprattutto tra la fine di Febbraio e lโinizio di Marzo, venga colta di sorpresa da ondate di gelo e bufere di neve che sembrano strappare il calendario e riportare il Paese nel cuore dellโinverno. Questi episodi non sono semplici anomalie folkloristiche: rappresentano manifestazioni concrete della variabilitร climatica naturale, capace di sovrapporsi โ e talvolta amplificare โ i trend secolari.
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Dal โBurianโ del 2018, che imbiancรฒ Roma, Napoli e le coste adriatiche, al prolungato gelo del Marzo 1987, che seppellรฌ la Puglia sotto cumuli record, passando per eventi analoghi nel 2005, 1971 e 1956, la storia meteorologica italiana รจ costellata di ritorni furiosi dellโinverno tardivo. Per comprendere appieno questi fenomeni occorre perรฒ spingersi indietro di secoli, fino alla Piccola Era Glaciale (circa 1300-1850 d.C.), quando nevicate estreme e gelate persistenti erano piรน frequenti, e addirittura al 536 d.C., anno in cui una serie di eruzioni vulcaniche islandesi inaugurรฒ la cosiddetta Late Antique Little Ice Age (LALIA), uno dei periodi di raffreddamento piรน drammatici degli ultimi 2300 anni, con ripercussioni dirette anche sul territorio italiano.
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Questo articolo, basato su dati provenienti da fonti meteorologiche affidabili, ricostruzioni paleoclimatiche pubblicate su riviste di alto profilo (Nature Communications, Science, Quaternary Science Reviews) e serie storiche omogeneizzate, ripercorre questi eventi con precisione. Lโobiettivo รจ offrire un quadro veritiero e utile: non per negare il cambiamento climatico antropogenico, ma per contestualizzarlo nella lunga storia della variabilitร naturale, evidenziando meccanismi fisici โ bloccaggi anticiclonici, forzante vulcanica, Oscillazione Nord-Atlantica (NAO) โ e lezioni preziose per la resilienza futura.
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Il 2018: il โBurianโ tardivo che sorprese il Centro-Sud
Tra il 25 e il 28 Febbraio 2018 unโampia irruzione di aria gelida di origine russa-siberiana invase lโEuropa centrale e lโItalia, annunciata con diversi giorni di anticipo dai modelli. La sinottica era classica: un potente anticiclone โHartmutโ centrato sulla Lapponia (pressione fino a 1054 hPa il 27 Febbraio) e una debole depressione sul Mediterraneo meridionale, con flusso freddo da est-nordest attraverso il Carso.
Lโingresso in Italia avvenne nella notte tra il 24 e il 25 Febbraio; lโaria artica continentale si propagรฒ rapidamente al Nord, con bora violenta a Trieste โ raffiche oltre 100-130 km/h e congelamento degli spruzzi marini.
Le temperature crollarono in modo anomalo per il periodo. Sopra i 1500-2000 metri le minime furono tra le piรน basse degli ultimi 20-30 anni: -36,6ยฐC al Colle Major del Monte Bianco (4750 metri), -36,0ยฐC alla Capanna Margherita (4554 metri), -29,9ยฐC sulla Marmolada, -29,7ยฐC a Formazza. A quote inferiori si registrarono -21,7ยฐC a Sestriere (2020 metri), -20,4ยฐC ad Asiago, -16,8ยฐC a Bardonecchia, -11,5ยฐC a Fossano, -10,3ยฐC a Buonconvento, -9,6ยฐC a Pontremoli, -9,2ยฐC a Ferrara-San Luca.
La media triennale del periodo 26-28 Febbraio a Torino centro fu di -2,5ยฐC, a Ferrara -3,4ยฐC, a Roma-Ciampino -1,2ยฐC: valori eccezionali per la fine dellโinverno meteorologico.
Le nevicate furono lโaspetto piรน spettacolare. Al Nord:
3 centimetri a Torino, fiocchi a Genova, accumuli fino a 53 centimetri in quattro giorni a Balme. Il 1ยฐ Marzo, con lโaddolcimento del flusso, cadde neve farinosa su Emilia-Romagna, Toscana e Marche โ 10 centimetri alla Spezia, 2-3 centimetri a Pisa e Firenze, 10 centimetri a Pontremoli โ accompagnata da gelicidio che bloccรฒ lโA14 tra Imola e Fano, tratti dellโAutosole appenninica e la ferrovia Parma-La Spezia.
Ma fu il Centro-Sud a regalare le immagini piรน iconiche: il 26 Febbraio neve a Roma con 7-8 centimetri nei dintorni del Collegio Romano; il 27 Febbraio 5 centimetri a Napoli, spruzzate a Bari e Olbia, 20 centimetri al mare a Vieste, fino a quasi 1 metro sul Gargano interno. Neve sul mare fino a Napoli, Bari e Olbia, imbiancate sulla Riviera di Ponente, come a Sanremo.
Gli impatti furono immediati: trasporti in difficoltร a Roma, scuole chiuse, ritardi ferroviari, gelicidio paralizzante al Nord, danni agricoli alle colture primaverili anticipate. Lโepisodio dimostrรฒ come un blocco anticiclonico scandinavo, favorito da un precedente stratwarming e da dinamiche del Vortice Polare, possa ancora oggi riportare isoterme di -12/-15ยฐC a 850 hPa sul Nord Italia a fine inverno.
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Il marzo 1987: due settimane di gelo siberiano, la Puglia sotto la neve
Ancora piรน prolungato fu lโepisodio del Marzo 1987, tra i piรน anomali del secondo Novecento per durata e intensitร al Sud. Dal 3-4 Marzo al 18-20 Marzo circa, un anticiclone russo-siberiano esteso dal Baltico alla Penisola Iberica convogliรฒ aria artica continentale accumulata durante lโinverno 1986-87.
Le temperature minime scesero fino a -10ยฐC in Pianura Padana, -5/-7ยฐC a Firenze, valori prossimi allo zero a Roma e Napoli, con gelate persistenti per oltre due settimane su Murge e Tavoliere. Le massime diurne spesso non superarono +3/+5ยฐC al Nord e al Centro.
Le nevicate furono eccezionali in Puglia: tra il 6 e lโ11 Marzo bufere dal Gargano al Salento. Accumuli record a Castellana Grotte (80 centimetri), Turi (76 centimetri), Gioia del Colle (72 centimetri), Casamassima (55 centimetri), Lizzano (45 centimetri), oltre 30 centimetri a Lecce e Brindisi, 4 centimetri a Santa Maria di Leuca. La neve resistette ai bordi delle strade fino ad Aprile.
Lโimpatto fu devastante per lโagricoltura pugliese: oliveti e frutteti in fiore compromessi, viabilitร bloccata, trasporti paralizzati. Lโepisodio stabilรฌ diversi record mensili e rimane uno degli eventi di riferimento per il Marzo italiano.
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Dalla Piccola Era Glaciale al 536 d.C.: quando il freddo cambiรฒ la storia
Durante la Piccola Era Glaciale gli inverni in Europa meridionale furono mediamente piรน freddi e nevosi. Serie storiche come quella di Parma (dal 1777) mostrano una maggiore frequenza di giorni con neve nella fase finale della LIA, associata a minimi solari e persistenti blocchi anticiclonici scandinavi.
La laguna di Venezia gelรฒ piรน volte tra il Seicento e lโOttocento; i ghiacciai alpini raggiunsero massimi avanzamenti tra il 1780 e il 1850. Inverni memorabili come il 1709 o il 1788-89 portarono gelo e nevicate tardive diffuse.
Ancora piรน estremo fu il 536 d.C., inizio della Late Antique Little Ice Age. Eruzioni vulcaniche islandesi iniettarono aerosol nella stratosfera, schermando la radiazione solare per mesi. Le temperature estive europee calarono fino a 2,5ยฐC. Cronache dellโepoca, da Procopio a Cassiodoro, descrivono un sole offuscato e stagioni stravolte.
In Italia le conseguenze furono carestie, crisi agricole, vulnerabilitร sanitaria. Il raffreddamento coincise con la Peste di Giustiniano del 541 d.C. e con profonde trasformazioni sociali e politiche nellโarea mediterranea.
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Il ritorno possibile dellโinverno
Le bufere tardive in Italia non appartengono solo al passato remoto. Il 2018 e il 1987 dimostrano che, anche in un contesto di Riscaldamento Globale, la variabilitร naturale puรฒ generare episodi di gelo intenso tra Febbraio e Marzo.
La storia climatica โ dalla Piccola Era Glaciale alla LALIA โ insegna che il sistema atmosferico puรฒ produrre estremi improvvisi quando si combinano NAO negativa, blocchi scandinavi e dinamiche del Vortice Polare.
Studiare questi eventi con rigore scientifico, dalle carote di ghiaccio alle serie nivometriche storiche, significa prepararsi meglio. Lโinverno puรฒ ancora tornare furioso. La differenza, oggi, la fa la conoscenza.
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Crediti
- Nature Communications
- Science
- Quaternary Science Reviews
- International Journal of Climatology
- ARPA โ Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale