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accensione termosifoni 52

Con le prime mattine frizzanti di ottobre la domanda torna puntuale. In Italia la risposta non è uguale per tutti: dipende da dove si vive, ed è la legge a stabilirlo. Il calo termico di 5-6 gradi atteso entro venerdì 9 ottobre, con aria più fredda e prima neve sulle Alpi, renderà il tema molto concreto.

 

Come nascono le sei zone climatiche

La suddivisione risale al DPR 412/1993 e si basa sui gradi-giorno. Il calcolo è semplice: per ogni giorno della stagione fredda si misura di quanto la temperatura media esterna resta sotto i 20°C convenzionali di un’abitazione, poi si sommano le differenze. Più alto è il totale, più rigido è il clima e più lungo il periodo di riscaldamento. La zona A non supera i 600 gradi-giorno, la zona F va oltre i 3.000.

A contare è il singolo Comune, non la provincia. Altitudine ed esposizione possono collocare due paesi vicini in zone diverse, del resto l’Autunno non arriva ovunque nello stesso momento.

 

Il calendario di accensione zona per zona

Date e ore massime giornaliere sono fissate dal DPR 74/2013, che resta il riferimento anche per la stagione 2026-2027.

Nella zona E, che comprende Milano, Torino e gran parte del Nord Italia, i termosifoni si accendono dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. La zona D, con Roma e Firenze, parte dal 1° novembre e chiude il 15 aprile, con 12 ore. In zona C, dove si trovano Napoli e Bari, si va dal 15 novembre al 31 marzo, per 10 ore.

Le zone B e A, le più miti, iniziano il 1° dicembre. La B, con Palermo e Catania, termina il 31 marzo con 8 ore; la A, limitata a poche località delle isole minori siciliane, si ferma al 15 marzo con 6 ore.

La zona F riunisce l’arco alpino, i centri appenninici più elevati e città come Cuneo e Belluno: qui non esiste alcun vincolo. Ovunque, tranne in F, le ore consentite vanno distribuite tra le 5 e le 23.

 

Deroghe e disposizioni locali

I sindaci possono, con ordinanza motivata, anticipare o rinviare l’accensione e modificare le ore in caso di freddo anomalo. Per la qualità dell’aria, l’Emilia-Romagna ha previsto per il 2026 l’avvio al 1° novembre nei Comuni di pianura e nell’agglomerato di Bologna, pur trattandosi di zona E. Prima di accendere conviene sempre consultare il sito del proprio Comune, tanto più che ottobre resta un mese di forti contrasti e i modelli matematici collocano il vero Autunno a metà mese.

 

Orari e risparmio: le regole che funzionano

Negli ambienti residenziali la temperatura non deve superare i 20°C, con una tolleranza di 2°C. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica i 18°C come soglia minima per proteggere la salute nella stagione fredda: il comfort ragionevole sta tra questi due valori. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia e la Commissione Europea, abbassare il termostato di 1°C riduce di circa il 7% l’energia usata per il riscaldamento.

Le fasce più utili sono il primo mattino e la sera, quando la casa è abitata e fuori fa più freddo; con le giornate più corte il calo serale arriva prima. Cronotermostato e valvole termostatiche permettono di scaldare solo quando e dove serve. Termosifoni liberi da tende e mobili, e sfiatati a inizio stagione, rendono di più. Per cambiare l’aria bastano 5-10 minuti a finestre spalancate, molto meglio di uno spiraglio aperto per ore. Di notte, tapparelle abbassate: riducono la dispersione di calore dai vetri.

 

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