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Buone notizie per quanto riguarda le Alpi. Le condizioni meteo dovrebbero rimanere perturbate a lungo. Ma perché utilizziamo l’aggettivo “buone”? Per il semplice fatto che le nevicate ingenti, su qualunque rilievo ma nella fattispecie sulle zone alpine, sono essenziali per quanto riguarda la disponibilità di acqua nei prossimi mesi e per la salute degli ecosistemi. In questo articolo analizziamo alcuni punti.

 

Vediamola come qualcosa di positivo

Se da un lato, quello che ci attende fino ai primissimi giorni di febbraio è un pattern meteo di stampo autunnale, da quell’altro è una vera e propria boccata d’ossigeno, perché in questa fase non ci possiamo permettere la scarsità di neve alpina. Le precipitazioni in questo mese di gennaio sono state piuttosto scarse nella regione.

 

È vero che quando c’è un’ondata di gelo il Nord Italia non riceve tanta neve, ma è pur vero che le Alpi Centrali e Orientali sono piuttosto spoglie, anche in relazione agli ultimi anni. Insomma, serve uno scossone. Fortunatamente avremo un periodo perturbato di almeno dieci giorni.

 

Alpi cariche di neve nei prossimi 15 giorni? Le tendenze sono abbastanza chiare. Purtroppo non riuscirà a imbiancarsi la Valle Padana, ma almeno le zone alpine di Ponente dovrebbero fare il pieno.

 

Seconda parte dell’inverno capricciosa?

Molto probabilmente sì. Comunque non dovrebbe essere siccitosa. Certo che oramai parliamo di riscaldamento globale, pertanto la neve al piano sta diventando qualcosa di molto raro. Nulla ci vieta però di aspettarci frequenti nevicate oltre i 1000-1500 metri ‌di quota.

 

Con le stagioni invernali che tendono a diventare sempre più miti, è importante ‍sottolineare che l’unico modo per evitare un’invernata dominata da alte pressioni è avere una stagione frequentemente piovosa. Esattamente come sta succedendo in questo 2026, anche se le correnti non sono state molto favorevoli nelle ultime due settimane.

 

Le Alpi fanno scorta

È vero che nevicherebbe pochissimo alle quote di pianura. Ma è pur vero che, in epoca di riscaldamento globale, risulta difficile se non impossibile avere le stagioni come una volta. Gli episodi di freddo e nevicate a bassa quota sono, per l’appunto, molto rapidi.

 

Inoltre, le grandi nevicate sulle Alpi meridionali si originano con i venti da sud. Che sono, per loro caratteristica, miti. E il riscaldamento che c’è stato dei nostri mari rema contro la possibilità di ingenti nevicate a basse quote. Dobbiamo però sottolineare un aspetto importante.

 

Se il mare è più caldo, vuol dire che evapora più acqua. Di conseguenza, sale la possibilità che ingenti perturbazioni scarichino enormi quantità di neve. Ma questo solo a quote più elevate. Diciamo dai 1500 in su. Che oramai è una quota dove l’inverno riesce ancora a essere fondamentalmente nevoso. Per lo meno sulle Alpi occidentali.

 

Tanta neve sulle nostre montagne. Questa deve essere necessariamente vista come una buona cosa. Fonte immagine pixabay.

 

I pregi della neve in montagna

La neve in alta quota è assolutamente essenziale per l’ecosistema, per il turismo, per la bellezza, ma soprattutto perché è un’inestimabile riserva idrica quando arriverà l’estate. Sapremo che la prossima stagione estiva sarà lunga, calda e secca. Non vogliamo fare previsioni meteo per l’estate 2026.

 

Ma sappiamo che, statisticamente, dovrebbe risultare così. Se arriviamo con importanti scorte idriche nivometriche sarebbe il top. Questo va visto come qualcosa di positivo nel mese di febbraio. Oltretutto è essenziale, perché sapremo che la richiesta idrica per la valle Padana sarà molto ingente tra aprile e luglio. Di conseguenza, è bene arrivare preparati, sapendo che le condizioni meteo estive di certo non mancheranno, mentre quelle invernali devono garantire adeguate scorte di neve.

 

Badilate di neve sulle Alpi? Si, ma a quote sempre più alte…
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Ben Bibikov | Dreamstime.com

 

Credits

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

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