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Nei giorni a cavallo dell’equinozio d’autunno una fase di forte instabilità ha colpito il Mezzogiorno e in particolare la Sicilia orientale. Tra il 22 e il 26 settembre 2026 nubifragi, allagamenti e un calo termico in quota hanno messo a dura prova la provincia di Catania, mentre sulle vette dell’Etna le temperature sono scese sotto lo zero e le previsioni hanno indicato pioggia mista a neve.

Lo scenario è quello tipico della transizione stagionale: mare ancora caldo, aria più fresca in arrivo da nord e forti contrasti che hanno innescato temporali autorigeneranti, soprattutto sul versante ionico. La Protezione civile ha diramato l’allerta gialla per temporali e rischio idrogeologico su Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo e Molise per venerdì 25 settembre.

 

La notte del 22-23 settembre: l’Acese e il Giarrese sott’acqua

Il primo colpo forte è arrivato tra la sera di martedì 22 e la notte di mercoledì 23. Un nubifragio ha interessato la fascia ionico-etnea, in particolare Acireale, Aci Catena, Giarre e Riposto. In poche ore sono caduti fino a 127-135 millimetri a Riposto, 97 millimetri ad Aci San Filippo e 81 millimetri ad Acireale.

Le strade si sono trasformate in torrenti. Sull’A18 Messina-Catania, nel tratto tra Giarre e Acireale, l’acqua ha invaso la carreggiata, superando in alcuni punti i cofani delle auto: diversi veicoli sono rimasti in panne e hanno richiesto l’intervento della Polizia stradale e dei Vigili del fuoco. Disagi anche sulla Statale 114 e in località come Carruba e Santa Venerina.

 

Nuova bomba d’acqua su Catania: via Etnea e la Fera ’o Luni sommerse

Un secondo episodio intenso ha colpito il capoluogo etneo nella notte tra il 25 e il 26 settembre. I pluviometri hanno registrato 110 millimetri in zona Piazza Galatea, 95 millimetri ad Acitrezza e 77 millimetri nel Siracusano, a Floridia. Via Etnea è diventata un fiume: pozzetti e caditoie, ostruiti dalla cenere vulcanica, hanno impedito il deflusso e aggravato la situazione.

Nel centro storico l’acqua ha invaso l’area di Piazza Carlo Alberto. La storica Fera ’o Luni si è svegliata sommersa, con bancarelle e merci portate via in pochi minuti. Anche Partinico, nel Palermitano, ha fatto i conti con strade allagate e oltre mezzo metro d’acqua.

 

Neve sulle cime dell’Etna

Mentre a valle le temperature restavano ancora miti, tra 20°C e 24°C a Catania, in alta quota la situazione è cambiata. Sulle stazioni di riferimento dell’Etna le minime sono scese tra -1°C e -3°C. I bollettini del 26 settembre indicavano per la notte cielo «parzialmente nuvoloso con pioggia e neve», con quota neve intorno ai 3.100-3.300 metri. La vetta del vulcano, a circa 3.357 metri, è rimasta quindi in condizioni di neve debole o pioggia mista.

Non si tratta di una nevicata abbondante da inizio inverno. Più in basso, intorno ai 1.850 metri sul versante nord-est (Monte Frumento delle Concazze), resta visibile un nevaio residuo di circa 70 metri, conservato grazie alla copertura di cenere e lapilli che ha fatto da isolante dopo gli inverni precedenti.

 

Etna in attività e aeroporto chiuso

A complicare le cose è intervenuta l’attività del vulcano. Il 26 settembre il cratere di Nord-Est ha prodotto un’intensa emissione di cenere, con una nube eruttiva alta circa 4 chilometri diretta verso sud. L’aeroporto di Catania Fontanarossa ha sospeso le operazioni: voli cancellati o dirottati su Palermo, Trapani e Comiso. Lo scalo è rimasto chiuso per gran parte della giornata.

 

Situazione al 26 settembre e tendenza

Sabato 26 settembre i fenomeni si sono attenuati. Restano possibili rovesci isolati sulla Sicilia orientale e sul settore ionico, ma l’alta pressione è destinata a riprendere il sopravvento. Da domenica sono attesi tempo più stabile e temperature in lieve rialzo, con un fine settembre ancora mite al Sud.

Il passaggio perturbato ha comunque messo in evidenza la fragilità del territorio: rete fognaria insufficiente, cenere vulcanica e alternanza tra lunghi periodi di siccità e piogge concentrate in poche ore. Un copione già visto in Sicilia, come durante i nubifragi di gennaio su Siracusa e Catania, e destinato a ripetersi con l’avanzare dell’autunno, essendo aree ormai sempre più soggette a questi eventi estremi.

 

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