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Spesso dimentichiamo che ciò che accade lassù, a decine di chilometri sopra le nostre teste, comanda a bacchetta il tempo che fa qui in basso. Ebbene, alzando lo sguardo verso la stratosfera, i modelli matematici – in particolare l’autorevole ECMWF HRES – stanno fiutando qualcosa di grosso. Non è il solito disturbo invernale, no. Stiamo parlando di un evento di Stratwarming (un Riscaldamento Stratosferico Improvviso) talmente marcato da poter riscrivere le sorti dell’inverno tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Analizziamo la situazione senza troppi tecnicismi, ma con la precisione necessaria, focalizzandoci su quella quota critica che sono i 10hPa, circa 30 mila metri d’altezza.

 

L’innesco siberiano e l’attacco al cuore del gelo

Tutto sembra iniziare subito dopo Natale. Se osserviamo le mappe previste per il 28 e 29 Dicembre, la situazione appare chiara, quasi cristallina. Il Vortice Polare Stratosferico – quel serbatoio di aria gelida che solitamente trottola indisturbato sopra il Polo – subisce un primo, violento scossone.

Dalla Siberia e dal settore asiatico parte un’offensiva termica impressionante. Immaginate una vasta area colorata di rosso scuro e arancione che si insinua nel dominio del freddo: è un’anomalia termica positiva brutale. L’aria si riscalda, si gonfia e inizia a premere. Insomma, il vortice, che fino a quel momento appariva compatto nelle sue tinte viola e blu, inizia a vacillare sotto i colpi di questo riscaldamento che ha tutta l’aria di essere un evento Major. Ovviamente, da confermare.

 

Gennaio e la dinamica riscaldamento in stratosfera

È tra il e il 2 Gennaio che la battaglia nei cieli tocca l’apice. La chiamano fase parossistica, ed è il momento in cui l’energia in gioco è massima. Le elaborazioni dell’ECMWF ci mostrano una lingua di fuoco (metaforicamente parlando, s’intende, anche se i colori bianchi e rossi delle mappe lo suggeriscono) che avvolge il nucleo freddo.

Che succede a questo punto? Il Vortice Polare non riesce a reggere la pressione. Viene schiacciato, allungato, ellitticizzato. Sembra quasi un palloncino stretto tra le mani. Ma attenzione – ed è qui il punto cruciale per noi appassionati di meteo – non si spezza.

Arrivando verso l’Epifania, tra il 4 e il 6 Gennaio, vediamo l’esito di questo braccio di ferro. Non siamo di fronte a uno Split (la rottura netta in due lobi), ma a un classico Displacement (dislocamento). Il cuore gelido viene letteralmente sfrattato dalla sua residenza abituale sopra il Polo Nord e costretto a scivolare via, verso il settore canadese o l’Atlantico. Al suo posto, trionfante sopra il Polo, si piazza l’alta pressione calda. Tecnicamente è una dinamica da Wave 1: un’unica grande onda che spinge il vortice via, in blocco.

 

Le ripercussioni sul meteo in Europa e Nord America

Ora, la domanda che tutti si fanno è: tutto questo calore lassù porterà il gelo quaggiù? La risposta è complessa, ma affascinante.

Quando il Vortice Polare viene preso a calci in questo modo, i venti zonali che corrono da ovest verso est vanno in crisi. Si rompe quell’equilibrio che tiene il freddo confinato alle alte latitudini. Tuttavia, l’atmosfera non è un interruttore immediato. Serve tempo affinché questo “guasto” si propaghi dalla stratosfera fino a noi, al livello del mare (fenomeno noto come coupling). In genere, ci vogliono dai 10 ai 20 giorni.

Se la diagnosi di Displacement verrà confermata, le conseguenze a medio termine – diciamo verso metà Gennaio – potrebbero essere severe. Un vortice dislocato, pur essendo un processo più lento rispetto allo split, è tremendamente efficace nel trasportare il serbatoio del freddo verso le medie latitudini. Potremmo assistere a blocchi anticiclonici polari che obbligano l’aria gelida a scendere verso l’Europa, l’Asia o il Nord America. Insomma, il motore del freddo emisferico si sta guastando, e quando si rompe lassù, i pezzi gelidi tendono a cadere sulle nostre teste.

 

Riferimenti Scientifici

 

Mappe ECMWF

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