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Gelo come nel 1985: potrebbe davvero tornare? Ecco cosa sappiamo

Stratosfera in riscaldamento: avremo davvero un’ondata di gelo come nel 1985 o nel 2012?

Federico De Michelis di Federico De Michelis
22 Nov 2025 - 18:26
in A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) In questi giorni abbiamo parlato ampiamente del riscaldamento della stratosfera e allora viene spontaneo chiedersi: avremo un’ondata di gelo stratosferica, ovvero una fase di gelo paragonabile magari al 1985 – era gennaio – oppure a una più vicina a noi, quella del febbraio 2012 che in tanti ricordano.

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Si deve sempre fare una distinzione: quando si parla di forte riscaldamento della stratosfera non dobbiamo pensare automaticamente che in Italia succederà un’ondata di gelo. Sono due cose distinte. Il gelo che viene dalla Siberia nasce da inversioni termiche persistenti sotto un campo di alta pressione che domina le grandi aree pianeggianti siberiane; quel freddo, per arrivare in Italia, ha bisogno di una spinta, un vento da est. Questo può capitare con alcune configurazioni atmosferiche: ad esempio con la formazione di una bassa pressione sulla Russia verso il settore meridionale, che spinge verso il Mediterraneo centrale aria fredda dalle aree a est dei Monti Urali. Sono situazioni non frequenti, ma possibili, e sarebbero facilitate dall’eventuale presenza di una bassa pressione mediterranea, che in questo caso farebbe da catalizzatore, richiamando e accelerando l’afflusso di aria fredda nel Mediterraneo.

 

Questo evento di freddo può succedere anche in un’altra circostanza: quando il forte riscaldamento della stratosfera interagisce con la troposfera – cioè dove si verificano i fenomeni atmosferici – e inverte le correnti generali. A quel punto l’inversione delle correnti innesca una serie di condizioni sinottiche che favoriscono il trasferimento di aria gelida dalla Siberia verso l’Europa. Sostanzialmente è lo stesso meccanismo di prima, ma innescato dalla Stratosfera e spesso genera eventi di freddo più acuti, intensi e duraturi. Tuttavia, anche per la durata di un evento di grande freddo non è la Stratosfera a decidere del tutto: per esempio, nel 1985 l’ondata ebbe un picco di circa 10-12 giorni di massima intensità. Si ebbe poi un rialzo e nevicate abbondanti sulle regioni settentrionali, mentre le temperature al Centro-Sud salirono. Quell’episodio è ricordato soprattutto per le grandi nevicate al Nord, perché la perturbazione in transito persistette quasi tre giorni, con accumuli notevoli, ma anche per le bassissime temperature raggiunte.

 

Ricordo che si toccarono valori record a Firenze Peretola con -23°C e varie località della Toscana scesero sotto i -20°C; qualche località della Pianura Padana toccò addirittura i -30°C. Nevicò in Sardegna, cadde neve a Cagliari, si registrarono bufere e molti paesi della Sardegna e dell’Italia centrale rimasero isolati.

 

Tra l’altro, non siamo attrezzati neppure oggi per liberare le strade così rapidamente dopo grandi nevicate. Lo vediamo anche in montagna: dopo una nevicata serve sempre tempo per ripristinare la viabilità. È notizia proprio delle ultime 24 ore che molte strade sono rimaste intasate per le nevicate recenti, soprattutto in quota, pur con precipitazioni inizialmente non così abbondanti e comunque non paragonabili al 1985 né al 2012. Ricordiamoci che è la quantità di neve a creare i maggiori disagi.

 

Potrebbe succedere un evento simile oggi? Dal 1985 a oggi abbiamo avuto un aumento della temperatura globale in Europa. Questo aumento qui è addirittura superiore rispetto ad altre aree, quasi raddoppiato, e potrebbe ridurre la probabilità di eventi gelidi. Ma attenzione: il gelo del 1985 fu ben più di 2°C sotto le medie – per capirci – rispetto all’aumento osservato. In poche parole, potremmo avere un freddo appena meno intenso, ma comunque intensissimo, in grado di causare grossi disagi, magari come nel 2012.

 

A proposito del 2012, altro evento freddo notevole: ci sono però alcuni aspetti che va detto chiaramente. In questo momento abbiamo avuto un’eruzione di aria fredda a novembre, a fine mese, 21-22 novembre: nelle aree più esposte le nevicate sono scese fino a quote bassissime, parlo della Sardegna, 300 metri sul livello del mare in alcune località stanotte. Questo è avvenuto anche nel 2021. Fenomeni analoghi accadevano anche 30-40 anni fa, in un’epoca in cui il Riscaldamento Globale non era un tema. Cosa vuol dire tutto questo? Che anche in un’epoca di Riscaldamento Globale – peraltro consistente – le eruzioni di aria fredda possono avere una potenza tale da portare eventi rilevantissimi, simili a quelli del 1985, 2012 e altri.

 

Ne sanno qualcosa negli Stati Uniti d’America, estremamente esposti al Vortice Polare: lo scorso inverno hanno visto ondate di freddo eccezionali e neve con temperature sotto lo zero fin sulle coste del Golfo del Messico. Un evento di gelo fulmineo è accaduto anche a novembre quest’anno, con record di freddo per il mese, soprattutto verso la Florida settentrionale, ma anche quella occidentale e l’area del Golfo del Messico. Dunque il Riscaldamento Globale è innegabile, ma al tempo stesso non ostacola le ondate di gelo.

 

C’è poi un argomento complesso, l’amplificazione artica, che può favorire eventi meteo sia di caldo estremo sia di freddo. In ogni caso, il fatto stesso che si verifichino ondate di freddo non deve farci credere che il Riscaldamento Globale non ci sia: c’è eccome, spiegato e dimostrato. In sintesi, ondate di freddo eccezionali ci potrebbero essere sia per questioni sinottiche, sia per eventuali interazioni della Stratosfera con la Troposfera. Attualmente abbiamo un forte Stratwarming che potrebbe durare addirittura due settimane, quindi tutte le opzioni restano aperte. Ma, nel caso, ci dobbiamo attenere a ciò che i modelli matematici di previsione tracciano.

 

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: amplificazione articaondata di gelopianura padanariscaldamento globaleriscaldamento stratosferastratwarming troposferavortice polare
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Federico De Michelis

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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