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Grandinate sempre più diffuse: un evento meteo con cui convivere a lungo

Purtroppo certi fenomeni sono destinati ad aumentare nei prossimi anni e ora la stagione è già cominciata...

Davide Santini di Davide Santini
10 Mag 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Ebbene sì, cari lettori. Eccoci qua, puntuali come sempre. Con l’arrivo della stagione calda torna anche uno dei fenomeni meteo più temuti degli ultimi anni: la grandine di grosse dimensioni. È qualcosa che ha toccato tutti, chi più chi meno. Quante volte abbiamo sentito quel ticchettio sui davanzali o abbiamo visto questi chicchi di grandi dimensioni impattare sulla nostra auto? È qualcosa che sta diventando sempre più frequente, e in questo articolo cercheremo di capirne i motivi.

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Un incipit

L’aumento delle temperature medie, sia dell’atmosfera sia dei mari, favorisce la formazione di forti contrasti termici tra masse d’aria calda e correnti più fresche in quota. Da questa combinazione nascono temporali intensi, capaci (non tutti per fortuna, ma una discreta parte) di produrre chicchi di grandine che possono superare anche i 5 centimetri di diametro.

 

A tutti noi vengono in mente i danni alle auto, ma non si tratta solo di questo. Basti pensare che le grandinate più violente possono causare seri danni ai tetti delle abitazioni, agli impianti fotovoltaici – e qui si parla di migliaia di euro di investimenti buttati alle ortiche – e alle coltivazioni agricole. Nel Nord Italia, dove i pannelli solari sono ormai diffusissimi e l’agricoltura rappresenta un settore fondamentale, il problema è estremamente sentito: con una grandinata di grosse dimensioni può venir devastato un investimento di migliaia di euro.

 

Ultimamente poi c’è la paura

Negli ultimi anni – il 2023 in primis, ma anche il 2024 e il 2025 – si sono verificati episodi eccezionali, con chicchi di dimensioni enormi. Sebbene questi eventi restino relativamente rari, la Pianura Padana continua a essere una delle aree italiane più esposte. I Cambiamenti Climatici non solo stanno aumentando le temperature medie, ma incrementano anche l’umidità in atmosfera e i contrasti termici. Questo perché l’aria fredda atlantica arriva e arriverà sempre, anche in un clima molto più caldo di quello attuale, ma troverà un suolo enormemente più caldo e umido rispetto a quello dei decenni passati.

 

Le grandinate di grosse dimensioni sono sempre accadute anche nei decenni passati, ma ora stanno diventando molto più frequenti.

 

Rischio supercelle

Si tratta di sistemi temporaleschi estremamente violenti, caratterizzati dalla rotazione attorno a un nucleo di bassa pressione locale, chiamato mesociclone. Questi fenomeni riescono ad autorigenerarsi sfruttando il calore e l’umidità presenti al suolo. Proprio per questo motivo gli esperti ritengono che eventi di questo tipo potrebbero diventare sempre più frequenti nei prossimi anni. Ne avevamo già parlato in un articolo precedente sulle supercelle.

 

Anche la conformazione della Pianura Padana contribuisce al fenomeno. La presenza di laghi, fiumi e canali mantiene elevato il livello di umidità del terreno e dell’aria. Da sempre, anche nei tempi non sospetti, le grandinate erano comunque possibili in Valpadana. Il problema, però, è che negli ultimi anni sono diventate molto più frequenti, con tutti i rischi che ne conseguono.

 

Le supercelle sono le principali responsabili delle grandinate di grosse dimensioni.

 

Ma come si formano chicchi così grandi?

Tutto avviene all’interno di nubi temporalesche molto sviluppate in altezza: si chiamano cumulonembi. In particolare, dobbiamo tenere d’occhio due parametri meteo estremamente importanti: il CAPE e il LI. Il primo indica la propensione dell’atmosfera a far partire i temporali, ovvero quanto carburante è disponibile nei bassi strati. Il secondo, l’indice di sollevamento, rappresenta la differenza di temperatura tra l’ambiente Te(p) e una massa d’aria sollevata adiabaticamente Tp(p) a una data altezza di pressione nella troposfera.

 

In altre parole, più questi due indici sono elevati, maggiori sono le probabilità sia di formazione temporalesca sia di spinta nei moti convettivi. I chicchi vengono così continuamente sospinti verso l’alto dalle correnti ascensionali e poi ricadono verso il basso, accumulando nuovi strati di ghiaccio a ogni passaggio. Questo processo può ripetersi più volte, facendo crescere le dimensioni del chicco: in principio piccolo come un’unghia del mignolo, può diventare enorme, paragonabile a una mela.

 

Si può prevedere?

La risposta è sì, ma resta comunque qualcosa di estremamente difficile. Gli esperti riescono a individuare le aree più a rischio e, grazie ai radar meteorologici, possono monitorare in tempo reale l’evoluzione dei temporali. Le stime diventano abbastanza affidabili soprattutto nelle fasi immediatamente precedenti all’evento.

 

Non è possibile sapere con precisione il giorno prima se un comune verrà colpito da una grandinata, ma la precisione del radar indica se questo sta accadendo qualche istante prima. In tal caso, bisogna fare in fretta a mettere al riparo le cose a cui si tiene di più. Rimane comunque un problema non da poco, soprattutto perché i danni che ne derivano possono costare tantissimo.


Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • npj Climate and Atmospheric Science – Hailstone size dichotomy in a warming climate (Nature, 2024)
  • Nature Reviews Earth & Environment – The effects of climate change on hailstorms
  • Natural Hazards and Earth System Sciences – Insights from hailstorm track analysis in European climate change simulations (2025)
  • Northern Illinois University – Scientists say large hail will become more common in warming climate (2025)
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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