Chiariamo subito il concetto: il termine bomba d’acqua non è corretto dal punto di vista meteo. Si tratta di una dicitura che è entrata nell’immaginario collettivo e causa parecchia enfasi. Il vero nome sarebbe nubifragio, oppure rovescio di estrema intensità. Ciò non toglie che il discorso è sempre quello. Come fare a difendersi e a prevenire questi eventi così estremi? Vediamo insieme una analisi in questo nostro nuovo articolo.
La situazione
Negli ultimi anni, l’Italia sta vivendo un aumento progressivo e allarmante degli eventi meteo estremi, che spesso sfociano in vere e proprie alluvioni lampo. Questi fenomeni si stanno trasformando da eventi rari a situazioni ricorrenti, con effetti devastanti su città, territori e popolazioni.
Le piogge torrenziali che si abbattono su aree localizzate in un tempo ridotto, scaricando al suolo quantità d’acqua normalmente attese in un intero mese, sono ormai cronaca consolidata. E oramai non capitano più da metà Estate fino a fine Autunno…
Come mai è diverso da una semplice pioggia
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un nubifragio non è solo una precipitazione intensa. Si tratta di un sistema temporalesco in grado di far cadere in un’ora oltre 100-150 millimetri di pioggia. Questo significa che in sessanta minuti può piovere l’equivalente di 1.500 litri d’acqua per ogni metro quadrato.
Immaginate quindi 100 bottiglie d’acqua da un litro e mezzo che cadono in un’ora su ogni metro quadrato di superficie. E, successivamente, immaginate la valanga d’acqua che potrebbe investire una grande città se l’intensità fosse simile. Ecco perché sono estremamente pericolosi. Tali nubifragi vengono enfatizzati dal caldo umido presente in atmosfera oppure, prettamente nella stagione autunnale, dai mari che sono ancora particolarmente caldi.
I fattori che causano tali fenomeni
Affinché si formi un evento di questa intensità, devono verificarsi contemporaneamente tre condizioni atmosferiche ben precise. La prima è la presenza di aria calda e umida al suolo. La Valle Padana è un ottimo trigger in Estate, mentre i mari lo sono in Autunno.
Poi serve un’irruzione di aria fredda in quota, che può giungere dalle Alpi o dai Balcani (più o meno intensa, non cambia). Il contrasto termico tra la superficie marina e l’alta troposfera, dove si possono registrare anche 40°C di differenza, genera una colonna d’aria estremamente instabile. Questa condizione favorisce la formazione di correnti ascendenti molto potenti.
Infine, è necessaria la convergenza dei venti: quando masse d’aria opposte, come quelle di scirocco e maestrale, si scontrano, costringono l’aria calda e umida a salire violentemente, rafforzando ulteriormente la struttura temporalesca, la quale può evolvere in supercella.
Come si sviluppano?
Quando questi tre elementi si combinano, si forma una struttura meteorologica conosciuta come supercella temporalesca, la più pericolosa tra le configurazioni temporalesche. L’aria calda sale con velocità elevatissime, anche superiori a 30 metri al secondo (120 chilometri orari!), raggiungendo la tropopausa – tra i 12 e i 15 chilometri di altezza – in pochissimo tempo. A quelle altitudini, il raffreddamento improvviso del vapore acqueo provoca condensazioni rapide e violente, con annesse le temute grandinate.
Le correnti ascendenti e discendenti all’interno del temporale creano un meccanismo di ricircolo continuo. Se non c’è tanto vento in quota, tale struttura rimane ferma o comunque trasla lentamente. Questo spiega perché, durante questi eventi, la pioggia si concentra in modo persistente su aree ristrette, provocando allagamenti, frane e smottamenti.
Le aree italiane più vulnerabili ai fenomeni estremi
La configurazione geografica dell’Italia favorisce la formazione di vere e proprie aree a rischio per i fenomeni meteo estremi. In Liguria, ad esempio, l’incontro tra il mare caldo e le Alpi retrostanti crea una condizione favorevole alla formazione di temporali autorigeneranti. Anche il Lazio costiero risente della confluenza tra le correnti marine tirreniche e quelle provenienti dagli Appennini, generando instabilità.
La Sicilia orientale, in particolare nelle aree tra Catania e Siracusa, è spesso teatro dello scontro tra masse d’aria africane molto calde e correnti più fresche dai Balcani, con conseguente formazione di eventi estremi. Anche la Versilia, con la configurazione a imbuto della valle dell’Arno, rappresenta un’area ad alta vulnerabilità meteo.
Ci sono però delle condizioni per avere alluvioni lampo anche in pianura padana e nelle pedemontane Alpine. Questo capita quando, alla fine di una lunga ondata di calore, arriva aria fredda Nord Atlantica che valica le Alpi e riesce a promuovere corrente ascensionali molto forti e a scaricare sul suolo enormi quantità di acqua in pochissimo tempo.
La difficoltà nella previsione di tali mostri
Nonostante i progressi della scienza meteorologica, prevedere con precisione luogo e tempistiche di una bomba d’acqua è ancora molto complesso. I modelli numerici e i sistemi di calcolo riescono a individuare condizioni favorevoli allo sviluppo del fenomeno, ma stabilire con esattezza l’area che colpirà resta difficile, poiché si tratta di eventi spesso improvvisi. Ma c’è una novità. Le tecnologie di ultimissima concezione.
Per cercare di anticipare questi fenomeni, vengono impiegati strumenti sempre più sofisticati. I radar doppler, ad esempio, sono in grado di rilevare rotazioni all’interno delle nubi temporalesche, elemento chiave per identificare una supercella. Inoltre, i satelliti meteorologici ad alta risoluzione osservano in tempo reale la temperatura delle nubi e la loro evoluzione.
Infrastrutture e urbanistica contro gli eventi estremi
Oltre all’aspetto meteorologico, diventa fondamentale intervenire con misure strutturali. Le città devono adattarsi al nuovo contesto meteo, attraverso soluzioni come le pavimentazioni drenanti e la creazione di vasche di laminazione per raccogliere l’acqua piovana.
Troppo spesso vediamo tombini otturati, fu argini subissati da rifiuti e spazzatura. Oltre allo scempio ambientale e al fatto che sia un vero e proprio pugno nell’occhio, ricordiamo che tutta questa incuria può farcela pagare cara quando arriva un peggioramento corposo. I cambiamenti climatici non fanno altro che aumentare il rischio, la frequenza e l’intensità di questi eventi meteo estremi. Spetta a noi adattarci e continuare a progredire in questo campo.