Seguici su Google

 

Parlare oggi di tropicalizzazione del clima non è più un esercizio da climatologi visionari, ma una presa d’atto concreta della mutazione profonda che sta interessando l’atmosfera europea, e in particolare quella italiana. Tuttavia, è bene chiarirlo subito: tropicalizzazione non significa che vivremo 12 mesi all’anno con le stesse condizioni di Santo Domingo. Il processo è più complesso, più subdolo, e soprattutto già in corso.

 

Clima tropicale? No, ma sempre meno da medie latitudini

Ciò che stiamo vivendo non è un passaggio netto da clima temperato a tropicale, ma piuttosto un’accelerazione di eventi tipici delle fasce subtropicali, con la scomparsa progressiva dei periodi caratterizzati dal classico clima delle medie latitudini. Quei momenti in cui l’Italia veniva baciata da stagioni temperate, piogge distribuite e freddi invernali.

Il rapporto IPCC, riferimento fondamentale per la comunità scientifica globale, lo segnala da tempo: il tempo medio annuo in cui persistono condizioni tipiche delle medie latitudini si sta riducendo e continuerà a farlo. Questo avviene non solo per effetto di ondate di calore, ma per l’innalzamento generale della temperatura media su scala globale, che sposta le fasce climatiche verso nord.

 

Temperature ben oltre la media per lunghi periodi

Uno degli aspetti più sottovalutati, ma centrali in questo fenomeno, è il costante superamento delle medie climatiche trentennali. Questo significa che sempre più spesso ci troviamo a vivere settimane o interi mesi con temperature di diversi gradi superiori alla norma. Un’anomalia così persistente distorce la percezione collettiva, anche perché le medie di riferimento – aggiornate ogni trent’anni – si stanno alzando a loro volta.

E così, ci si abitua. Si accetta il caldo, si dimentica il freddo, si dà per scontato che nevichi sempre meno, si derubricano eventi estremi a “caso isolato”. Ma i dati scientifici, quelli sì, parlano chiaro.

 

Ghiacciai che si ritirano e neve sempre più rara

Tra gli indicatori più tangibili della tropicalizzazione climatica, spicca il ritiro dei ghiacciai alpini, che ogni anno perdono metri di spessore, con una velocità mai vista nei secoli precedenti. Le nevicate in pianura, soprattutto nel Nord Italia, sono ormai episodi brevi, spesso marginali, quasi sempre limitati a una o due notti all’anno, quando non del tutto assenti.

Nelle zone interne della Penisola e nelle Isole maggiori, la neve è ormai un evento eccezionale, relegato alle quote più alte e spesso accompagnata da piogge abbondanti e un rapido scioglimento.

 

Piogge intense e irregolari, segno di un clima che cambia

Un altro segnale fortissimo della mutazione climatica è la trasformazione del regime pluviometrico. Le piogge non scompaiono, ma diventano estreme e concentrate. Piove tanto, a volte in modo eccezionale, ma in periodi brevissimi. In diverse stazioni meteo italiane, negli ultimi anni, si sono raggiunti picchi di precipitazioni in 30 o 60 minuti mai registrati prima.

Questo squilibrio produce due effetti perversi: da una parte, violenti allagamenti, alluvioni lampo, nubifragi; dall’altra, lunghi periodi di siccità che prosciugano falde, impoveriscono i suoli e mettono in crisi agricoltura e risorse idriche.

 

Neve abbondante non significa inverno freddo

Un effetto paradossale di questo nuovo assetto climatico è che, quando nevica, può farlo in modo record, grazie alla maggiore umidità atmosferica e all’energia disponibile. Ma ciò non equivale a un ritorno al “vero inverno”, anzi. Si tratta di episodi isolati, a volte disastrosi.

Un esempio emblematico si è avuto nel NOVEMBRE 2024, quando una potente tempesta di neve ha attraversato buona parte dell’Europa centrale e orientale, portando quantitativi record in sole 24 ore, in Svizzera, Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Un evento che ha stupito l’opinione pubblica, ma che in realtà rientra pienamente nel nuovo caos climatico: precipitazioni più intense ma meno frequenti, intervallate da lunghi periodi secchi.

 

Estate 2025: un assaggio tropicale evidente

E poi c’è lei, l’estate 2025, che si sta rivelando già da ora una delle più calde e instabili degli ultimi anni. Dopo una goccia fredda che ha temporaneamente rinfrescato l’atmosfera, il grande caldo africano sta di nuovo prendendo il sopravvento. L’anticiclone subtropicale, che da giorni preme dal Nord Africa, sarà il protagonista assoluto della seconda parte di GIUGNO, facendo schizzare verso l’alto le temperature in gran parte dell’Italia centro-settentrionale, con punte estreme anche nel NORD-EST.

Il suo ritorno è l’ennesima conferma che stiamo vivendo una fase tropicale del nostro clima, e che le stagioni classiche sono ormai un concetto del passato.

Per approfondimenti scientifici affidabili sui cambiamenti climatici, si consiglia di consultare il sito della World Meteorological Organization, oppure il portale Copernicus Climate Change Service.

Seguici su Google