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È difficile credere che la tendenza meteo possa rievocare condizioni atmosferiche del passato, manifestatesi negli ultimi 12 anni forse una sola volta. Si parla di una nevicata abbondante, capace di imbiancare anche le strade delle aree metropolitane.

Milano, nelle stampe d’epoca raffiguranti paesaggi invernali, appariva spesso innevata. Tuttavia, da oltre un decennio le nevicate sono diventate eventi rari, con l’ultimo episodio significativo risalente al 28 dicembre 2000. Sono ormai trascorsi più di quattro anni da quella nevicata fortuita e occasionale.

 

Dietro tutto ciò si cela sicuramente l’effetto del cambiamento climatico, che in Europa si manifesta in modo più accentuato rispetto ad altre aree dell’emisfero boreale. Nel contesto specifico del Nord Italia, vi sono anche variazioni dovute alle correnti atmosferiche. Ad esempio, è quasi scomparso il vento proveniente da est, dalle immense pianure sarmatiche, che dalla Russia e dalla Siberia portava il celebre burian. Quest’ultimo è giunto al Nord Italia in poche occasioni negli ultimi anni: una volta nel gennaio 2017, quando però il clima restò asciutto, senza perturbazioni e quindi senza neve; un’altra, a fine inverno 2018, quando una forte ondata di aria fredda causò nevicate di debole intensità. Anche a Milano cadde la neve, ma in quantità davvero irrisoria. Successivamente, un aumento sensibile delle temperature impedì ulteriori episodi nevosi.

 

In media, a Milano, la neve cade per effetto dello scorrimento di aria mite sopra uno strato di aria fredda sottostante, il cosiddetto cuscinetto d’aria fredda. Questo si forma in seguito a irruzioni di aria gelida o alla dispersione di calore non reintegrata dal sole a causa di una coltre di foschia o nebbia. Negli ultimi episodi di freddo, però, si è assistito a un’aria estremamente asciutta, con forti escursioni termiche e pomeriggi miti. Questo insieme di fattori altera le medie climatiche, riducendo anche l’effetto del gelo notturno sulla temperatura media.

 

Quest’anno le condizioni ideali per una nevicata sembrano esserci, come indicato ripetutamente dai modelli matematici di previsione. Questi strumenti, frutto della massima conoscenza scientifica in ambito meteorologico, hanno un margine di errore che aumenta con il prolungarsi dell’arco temporale delle previsioni. Tuttavia, quando evidenziano una tendenza verso un fenomeno atmosferico, ciò suggerisce che esistano le condizioni per la sua realizzazione, compatibilmente con le correnti atmosferiche in atto nel seguito, oltre che fattori locali.

 

Negli anni passati, la neve cadeva con maggiore frequenza. Durante gli anni ’90, si verificò una fase in cui la neve scarseggiava nel Nord Italia, ma non mancavano ondate di gelo e abbondanti nevicate. Negli ultimi dieci anni, invece, si è registrata un’anomalia significativa, accentuata dalle variazioni climatiche che interessano anche le altre stagioni. Tra il 2000 e il 2012, nonostante un incremento delle temperature medie invernali, gli inverni presentavano ancora eventi nevosi ricorrenti. Una data simbolica del cambiamento climatico è l’estate del 2003, segnata da un’ondata di caldo eccezionale, da cui le estati hanno iniziato a diventare progressivamente più torride. Gli inverni, di conseguenza, non sono più quelli di una volta.

Tuttavia, resta il dubbio: tutto ciò è frutto esclusivo del cambiamento climatico o anche di normali fluttuazioni climatiche? Non vi è una risposta certa. Alcuni attribuiscono questi fenomeni esclusivamente al cambiamento climatico, altri considerano anche le fluttuazioni naturali.

 

Nei prossimi 50 giorni, il meteo potrebbe offrire ulteriori condizioni favorevoli a fenomeni invernali. Non sono rare nevicate abbondanti anche a marzo, come già accaduto nella prima decade del mese in alcune annate. Quest’anno, secondo i modelli matematici, vi sono possibilità di nevicate in Val Padana e a Milano già dopo il 20 gennaio. Tuttavia, non è possibile prevedere con certezza se queste si concretizzeranno. Fattori locali e fluttuazioni climatiche improvvise possono alterare l’affidabilità delle previsioni.

 

Un dato rilevante è che l’aumento dell’umidità e delle precipitazioni durante gli eventi meteo potrebbe effettivamente portare a nevicate più abbondanti rispetto al passato di quella eccezionale del 2009, di cui resta ancora viva la memoria. Ma anche della neve del secolo del gennaio 1985.

 

L’Epifania del 2009 si distinse per una nevicata eccezionale che interessò gran parte del Nord Italia, trasformando città come Milano e altre località della Lombardia in paesaggi invernali unici. Questo evento, ampiamente previsto dagli esperti, fu il risultato di una combinazione complessa di fattori meteorologici che contribuirono alla formazione di uno spesso manto nevoso, con accumuli fino a 40-60 centimetri in alcune aree.

 

Le basi di questa eccezionale ondata di neve si formarono nei primi giorni di Gennaio 2009, quando una massa d’aria fredda proveniente dal Nord Europa raggiunse l’area padana. Dal 3 gennaio, le temperature scesero costantemente sotto i 5 °C, creando un cuscinetto d’aria fredda al suolo che avrebbe favorito la trasformazione della pioggia in neve. Questo “cuscino freddo” rappresentò un elemento cruciale per l’accumulo della neve, mantenendo le condizioni ideali anche durante il giorno.

 

Un ruolo decisivo fu svolto da un vortice freddo che, muovendosi dalla Francia verso l’Italia, portò con sé aria gelida in quota e masse d’aria umida dal Mar Ligure. Questo movimento atmosferico innescò una dinamica favorevole alla formazione di intense precipitazioni nevose. Gli enti meteorologici, analizzando i modelli sinottici, avevano già indicato un alto rischio di neve per le regioni settentrionali, con particolare attenzione alla Pianura Padana e alle città come Milano.

Le previsioni ipotizzavano accumuli di neve tra i 10 e i 20 centimetri, con punte fino a 40 centimetri in alcune zone collinari. Le basse temperature previste, sempre sotto i 2 °C, avrebbero garantito una buona possibilità di neve sino in Valle Padana, e non solo in collina.

 

Tra il 6 e il 7 gennaio, la nevicata si intensificò, raggiungendo il suo apice durante le ore notturne in quasi tutta la Valle Padana. A Milano, il livello di neve raggiunse i 40 centimetri, un valore che mise in seria difficoltà la mobilità urbana e causò disagi notevoli. La neve cadde soffice e abbondante grazie alle temperature sottozero, creando paesaggi suggestivi ma complicando spostamenti e attività quotidiane.

Anche altre città del Nord Italia furono colpite duramente, inclusa Genova, dove la combinazione di umidità marina e aria fredda produsse nevicate significative, un evento raro per questa città costiera.

 

La straordinaria nevicata fu il risultato di un fenomeno di scorrimento atmosferico, in cui masse d’aria mite e umida sovrapposero il cuscinetto freddo padano. Questo scontro termico generò una condensazione progressiva del vapore acqueo, trasformandolo in fiocchi di neve. La presenza di un secondo minimo barico sul Mar Tirreno contribuì a rinnovare le precipitazioni, prolungando l’evento nevoso per diverse ore.

La nevicata dell’Epifania 2009 resta uno degli eventi meteo più significativi nella storia recente del Nord Italia, evidenziando la complessità delle dinamiche meteorologiche che possono trasformare il clima di una regione in pochi giorni.

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