
In Pianura Padana in questo periodo dell’anno si concretizza la formazione di uno strato di aria fredda che tende a perdere gradualmente calore. Nei bassi strati, quando l’atmosfera non è dinamica, si formano dense foschie, nubi basse, nebbie.
Ecco di che cosa si tratta
Si tratta di uno strato di aria fredda sopra il quale scorrono altre masse d’aria come quelle più miti richiamate dalle aree di bassa pressione che precedono le perturbazioni atmosferiche. Così può succedere che in pianura possa piovere anche con temperature attorno a 0 °C, quando in quota invece la temperatura è sopra i zero. Tuttavia, questa massa d’aria fredda concede precipitazioni nevose in pianura anche con lo zero termico superiore ai 1000 m di altezza.
A favorire tutto ciò è questo microclima, sia quello del cuscinetto d’aria fredda padano, ma non da meno, le masse d’aria più fredde, rispetto agli altri anni, che transiteranno nelle regioni settentrionali, associate a perturbazioni.
Il calo del fenomeno meteo del cuscinetto freddo padano
La nebbia in Valpadana non è fenomeno atmosferico nuovo, anche se è in diminuzione rispetto al passato, e su questo ci sono varie ricerche, sebbene con esiti differenti.
Alcune di queste ultime citano il minor inquinamento atmosferico quale causa della diminuzione dei nebbioni, come succedeva in passato. In effetti sino a vent’anni fa, la nebbia era ben più fitta e persistente, ma anche l’inquinamento dell’aria era molto maggiore. Ovviamente, incidono sulla formazione della nebbia anche i cambiamenti climatici. Più fa caldo e più è facile che la nebbia riesca a essere dissolta dai raggi solari.
Il cuscinetto d’aria fredda è costituito da una massa d’aria limitata in altezza e in estensione, e solo negli ultimi anni viene individuata dai modelli matematici, tanto è così ridotta come quantità. Allo stesso tempo, il cuscinetto di aria fredda complica non poco le previsioni di neve, soprattutto perché ce la si gioca sempre sul grado.