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Freddo siberiano a 40°C cosa puo succedere ora in Europa
Siberia già a -40°C: le possibili conseguenze per l’Europa

Gelo siberiano, i valori registrati ieri

Nel cuore della Siberia, in particolare nel settore orientale, il gelo è siderale. Queste sono le temperature registrate nella giornata di ieri, giovedì 5 novembre:

  • Ojmjakon: -40,0°C
  • Verchojansk: -39,6°C
  • Agayakan: -39,0°C
  • Toko: -38,7°C
  • Iema: -38,1°C
  • Yarol’in: -37,8°C
  • Delyankir: -37,6°C
  • Vostocnaja: -37,6°C
  • Ust’-Charky: -37,4°C
  • Nera: -37,0°C
  • Omchak-Imeni Gastello: -36,0°C
  • Taskan (Magadan): -35,6°C
  • Sebyan-Kyuel’: -35,1°C

Nebbie e alta pressione, il freddo che si autoalimenta

Si tratta di valori minimi: di giorno, man mano che si va verso nord, la temperatura sale solo relativamente, anche perché nelle ore diurne, da queste parti, le nebbie che si formano con l’Anticiclone Russo-Siberiano determinano scarsi movimenti dell’aria, mentre l’umidità ancora presente si concentra nei bassi strati e genera una situazione davvero polare. Siamo all’inizio dell’inverno siberiano e queste temperature sono tutto sommato simili a quelle che si dovrebbero registrare in questo periodo dell’anno, insomma la situazione meteo è abbastanza normale, eppure leggiamo già picchi di 40°C sottozero. Fa decisamente freddo, ma è un freddo ancora molto distante dall’Europa, chiuso in quello che resta il grande serbatoio del gelo siberiano.

 

Europa ancora lontana dal gelo

Come potete osservare dalla cartina, in Europa fa molto freddo verso nord, sulle Svalbard, ma altrove le temperature scendono soltanto sulla parte settentrionale della catena dei Monti Urali e sui rilievi nel cuore della Scandinavia: nel resto del continente il freddo è tutto sommato in linea con il periodo. I picchi massimi di temperatura, quelli dai colori tendenti al giallo, si registrano nel Sud del Mediterraneo, tra le altre cose sulle nostre due Isole Maggiori, lungo le coste della Grecia, sul litorale meridionale della Penisola Anatolica, nel Sud della Spagna e poi diffusamente sulle coste nordafricane.

L’inverno però avanza nell’estremo est dell’Eurasia e gradualmente quel viola che vediamo confinato a oriente si espanderà verso ovest, minacciando sempre più il continente europeo, specialmente quando raggiungerà la catena uralica: lì sarà sufficiente una corrente da est per spingere il freddo più a ovest, sicuramente dapprima verso la Scandinavia, poi vedremo cosa succederà con l’eventuale modifica delle correnti generali legata al Vortice Polare, che in stratosfera presenta una criticità notevolissima di cui vi abbiamo ampiamente parlato.

 

Stratwarming e correnti da est, la finestra di fine novembre

La possibilità di un forte riscaldamento stratosferico, il cosiddetto Stratwarming, con un’inversione dei venti è il punto chiave: in questo caso, se la situazione sarà ideale, le correnti in Europa si disporranno da est e il freddo che attualmente si trova nella Russia orientale si sposterà, anche per ragioni stagionali, con il progressivo raffreddamento della Siberia centrale. A quel punto, quando dovrebbe farsi sentire l’effetto del Vortice Polare, potremmo avere correnti molto fredde in Europa, ma allora saremo verso la fine di novembre o i primi di dicembre, e questi eventi non sono mancati nel passato.

 

Il precedente del dicembre 2012

Un’ondata di freddo, vorrei ricordarlo, avvenne nella prima decade di dicembre 2012 e aprì la porta a una nevicata molto debole in Val Padana; nei giorni successivi giunsero delle perturbazioni da ovest e, con il cuscinetto di aria fredda ancora adagiato sulla pianura del Nord Italia, caddero abbondanti nevicate soprattutto nel settore centro-occidentale. Teniamone conto.

 

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