
El Niño sempre più forte: cosa può succedere in Italia nei prossimi mesi
El Niño potrebbe diventare uno dei protagonisti del clima nell’inverno 2026-2027, con conseguenze sulla distribuzione delle piogge e sulle temperature in diverse parti del mondo. Anche Europa e Italia potrebbero risentirne, attraverso cambiamenti nel percorso dei venti e delle perturbazioni. Il rafforzamento del fenomeno merita attenzione, ma per capire cosa può succedere sul nostro territorio bisogna tenere separato ciò che avviene nell’Oceano Pacifico da quello che potrebbe accadere sul Mediterraneo: un episodio eccezionale nell’oceano tropicale non basta, da solo, per annunciare eventi locali «mai registrati prima».
Il quadro aggiornato al 5 Novembre 2026 comprende il bollettino della NOAA, l’agenzia statunitense che si occupa di oceani e atmosfera, secondo cui un El Niño forte o molto forte dovrebbe durare anche nel trimestre Gennaio-Marzo 2027. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), nell’aggiornamento del 21 Ottobre, prevede un ulteriore rafforzamento e un picco intorno a Dicembre. In media i modelli matematici considerati dall’OMM indicano per il trimestre Novembre-Gennaio un’anomalia di circa +3,8°C nella regione Niño 3.4, una zona del Pacifico centrale usata come termometro di riferimento del fenomeno. Si tratta però della temperatura superficiale del mare in quella porzione di oceano, non di un aumento previsto della temperatura dell’aria in Italia, e nemmeno di un valore già misurato. Numeri quindi che non hanno rilevanza diretta con l’Italia che servonono ai meteorologi per misurare la forza e quindi la capacità di azione del fenomeno El Niño. Siamo molto disanti e come detto, l’Italia e l’Europa vengono coinvolte da una sua indiretta influenza, che può essere anche molto aggressiva.
Perché ogni inverno con El Niño è diverso
A complicare le cose c’è l’Atlantico settentrionale. Un indice climatico chiamato NAO. La temperatura del suo mare, l’alternarsi di depressioni e anticicloni e quanto accade nelle regioni polari possono rafforzare, modificare o contrastare il segnale che arriva dai tropici. Le analisi di ECMWF, il centro meteorologico europeo, e del servizio Copernicus mostrano che gli inverni europei con El Niño sono stati molto diversi tra loro: il collegamento esiste, soprattutto nella stagione fredda, ma non porta ogni volta la stessa distribuzione di pioggia, neve e temperature. Questo perché l’influenza di El Niño è indiretta, e che viene, come dire, trascinata da altre correnti, come quelle definite planetarie, da qui la forte variabilità climatica su ogni evento.
Inoltre l’influenza può cambiare nel corso dell’inverno. Il Met Office, il servizio meteorologico britannico, associa in genere El Niño a una maggiore probabilità di un inizio di stagione mite e ventoso sul Regno Unito e di condizioni più fredde nella parte finale. Sono però statistiche valide per quell’area, ovvero schemi di comportamento nella media, che non si possono trasferire automaticamente alla Penisola italiana. Gli studi inglesi distinguono infatti il comportamento di Novembre-Dicembre da quello di Gennaio-Febbraio, quando entrano in gioco combinazioni diverse di fattori atmosferici. In Italia le cose sono più complesse, perché ogni fenomeno deve poi interagire con il Mediterraneo, ma anche con la nostra complessa geografia. Si pensi solo a come deviano le correnti invernali le Alpi.
Cosa indicano le previsioni stagionali
Le previsioni stagionali di Copernicus indicano temperature medie superiori alla norma su gran parte dell’Europa, con un segnale più debole (meno mite, freddo quindi) sulla Scandinavia. Anche le precipitazioni tendono a risultare sopra la media in diverse zone. I modelli matematici prevedono inoltre un possibile cambio di scenario: tra fine autunno e inizio inverno pressione nella norma o più bassa su gran parte del continente, poi, con l’avanzare della stagione, alta pressione più frequente sulle regioni polari e sull’estremo Nord Europa. Per il Mediterraneo, quindi, il quadro delle piogge resta meno definito da parte dei modelli matematici, ma sappiamo che quando nel Nord Europa ci sono alte pressioni, da noi ci può essere una maggior possibilità di maltempo ed anche di freddo, persino dalla Russia.
Queste proiezioni nascono da modelli matematici che considerano l’intero sistema climatico, per cui sarebbe sbagliato attribuirle soltanto a El Niño.
Il peso dell’Atlantico e del Vortice Polare
Tra i fattori da tenere d’occhio c’è l’Oscillazione Nord Atlantica, indicata con la sigla NAO, che descrive come si distribuisce la pressione sul Nord Atlantico. Le sue variazioni spostano e rendono più o meno intensi i venti occidentali e le perturbazioni. Per l’Italia conta soprattutto dove passeranno queste ultime: se scorrono sulle Isole Britanniche il Mediterraneo può restare ai margini, mentre una traiettoria più a sud potrebbe portarle più facilmente nel nostro mare. El Niño contribuisce allo scenario, ma non decide da solo dove si posizionerà ogni depressione. E questo dimostra che dirattamente El Niño ha un effetto limitato, non sempre uguale.
Un altro collegamento passa dal Vortice Polare stratosferico, il grande giro di venti che in inverno si forma attorno all’Artico, molto più in alto rispetto a dove si sviluppano nuvole e perturbazioni. Le onde atmosferiche influenzate dal Pacifico possono modificarne il comportamento. Gli studi basati su numerose simulazioni confermano l’importanza di questo percorso per l’area tra Atlantico ed Europa, ma mostrano differenze significative tra un modello matematico e l’altro. Questa relazione non può quindi trasformarsi nella previsione certa di uno Stratwarming, cioè un improvviso riscaldamento dell’alta atmosfera sopra il Polo, e tanto meno di gelo in Italia. Questa situazione ad esempio, è in analisi e studio questi giorni, essendoci un evento da accertare che sarebbe di rilevanza storica per la sua precocità.
Cosa può cambiare in Italia tra piogge, temporali e neve
In Italia molto dipenderebbe dal rapporto tra venti e montagne: l’aria umida che incontra una catena montuosa sale e scarica piogge abbondanti sul versante esposto, mentre dall’altra parte il tempo può restare ben diverso, come dimostrano anche gli studi sulle piogge estreme del Nord Italia. Se le perturbazioni arrivassero spesso sul Mediterraneo aumenterebbero pioggia e neve in montagna, se invece prevalessero a lungo gli anticicloni alcune zone potrebbero restare asciutte per settimane. Sono scenari possibili, non una previsione già scritta per Nord, Centro, Sud e Isole, perché nessuna previsione stagionale è in grado di indicare con mesi di anticipo quali valli, pianure o versanti, tirrenico o adriatico, saranno i più coinvolti.
Il Mediterraneo caldo può alimentare temporali e piogge intense, soprattutto quando i temporali si rigenerano sempre sulla stessa zona, ma servono condizioni atmosferiche precise che si possono valutare solo a ridosso dell’evento e non partendo dal riscaldamento del Pacifico.
Lo stesso vale per la neve sulle Alpi e sull’Appennino: una fase piovosa ma mite porterebbe neve solo in alta quota e pioggia più in basso, mentre l’aria fredda accompagnata da precipitazioni potrebbe farla scendere più giù. Le quote basse soffrono di più il caldo e, per le riserve d’acqua, conta soprattutto quanto a lungo la neve resta al suolo: un accumulo graduale seguito da settimane fredde vale molto più di grandi nevicate alternate a rialzi termici. Quello che emerge con certezza è che con El Niño si rishciano eventi meteo estremi, ma non sappiamo quali come certezza, perché le ipotesi sul campo previsionale sono molto differenti tra loro. In grandi linee sino a dicembre periodi piovosi, da gennaio, possibilità maggiori di irruzioni di aria fredda, questa è una media ponderata di quello che è avvenuto in 70 anni di eventi di El Niño, non una previsione meteo o linea di tendenza.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- World Meteorological Organization – El Niño / La Niña Phenomena
- Copernicus Climate Change Service – Seasonal forecasts
- Met Office – An unprecedented El Niño and its implications for the weather forecast
- Molteni e Brookshaw, Climate Dynamics, 2023

