
Una ricerca diversa dalle precedenti sul ghiaccio artico
È ormai cosa nota che il ghiaccio dell’Artico sta diminuendo, ma è stata pubblicata una ricerca, svolta proprio di recente, molto diversa rispetto a quelle precedenti: è apparsa sulla rivista scientifica Nature Geoscience e ha esaminato come potrebbe cambiare il ghiaccio marino durante l’inverno.
La novità è importante perché, quando si parla di scioglimento dei ghiacci, l’attenzione si rivolge quasi sempre all’estate, eppure secondo i ricercatori quello che accade nei mesi più freddi può avere conseguenze su vaste aree del pianeta durante tutto l’anno. Per capire il futuro dei ghiacci artici, gli scienziati sono tornati indietro nel tempo, nel campo della Paleoclimatologia, per analizzare quando l’Artico passò per periodi relativamente caldi.
Il nodo del confronto con il periodo preindustriale
Quando si parla di Riscaldamento Globale dobbiamo ricordare che si fanno riferimenti rispetto al passato: di certo non si può sostenere con certezza che in 7.000 anni ci siano stati periodi più caldi di quelli attuali, e infatti si fa un paragone con le temperature del periodo preindustriale. Tuttavia su questo, modestamente, farei una considerazione: in quel periodo era in corso la Piccola Era Glaciale. Non voglio ridimensionare il riscaldamento attuale, che posso definire galoppante soprattutto in questo secolo e in particolare negli ultimi decenni, ma il paragone esatto con il periodo preindustriale, anche se tutti gli scienziati lo confermano, mi lascia dubbioso.
Sedimenti marini e 27 modelli matematici climatici
Per capire come sarà il Polo Nord con la sua banchisa di ghiaccio nel futuro, sono stati utilizzati i depositi nei sedimenti del mare risalenti a un periodo compreso tra 5.000 e 7.000 anni fa, quando l’Artico attraversò una fase relativamente calda. Queste tracce hanno consentito di ricostruire dove si trovava il ghiaccio marino migliaia di anni fa, ovvero la sua estensione. Gli scienziati hanno poi confrontato queste informazioni con le ricostruzioni prodotte addirittura da ben 27 modelli matematici climatici.
Il risultato appare interessante: utilizzando anche i dati del passato è stato possibile osservare che le previsioni più precise vedrebbero una riduzione dei ghiacci più marcata rispetto a quanto si pensava. Secondo le proiezioni, nel futuro si prevede quasi 1 milione di chilometri quadrati di ghiaccio artico in meno, quindi la banchisa polare diminuirebbe ancora: sono proiezioni estremamente pessimistiche.
Cosa succederà all’Europa e al Mediterraneo
Viene spontaneo chiedersi cosa succederà all’Europa e al Mediterraneo come conseguenza di questa riduzione dei ghiacci. Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è che gli scambi di calore tra oceano e atmosfera ovviamente varieranno: quando diminuisce l’estensione del ghiaccio si riduce il freddo in quell’area, però già vari studi hanno collegato la riduzione del ghiaccio artico a episodi di ondate di freddo intenso insospettabili per l’Europa e l’Asia, oltre che per il Nord America, e a un cambiamento nella distribuzione delle precipitazioni.
La nuova ricerca suggerisce che, in uno scenario caratterizzato da emissioni molto elevate di gas serra, le precipitazioni invernali e primaverili nel Mediterraneo potrebbero risultare addirittura doppie rispetto a quelle attuali. Si tratta di una possibilità riferita all’analisi degli ultimi decenni del secolo, non di una previsione per i prossimi inverni: non viene indicato esattamente quando succederà, si parla appunto di possibilità.
Amplificazione Artica e blocchi atmosferici
Sostanzialmente l’Artico è sempre più importante per il nostro clima, e questo è risaputo, ma non sappiamo molto bene come la variazione della superficie dei ghiacci amplifichi quel fenomeno chiamato Amplificazione Artica, di cui qui si è parlato numerose volte, che va poi a innescare una serie di fenomeni atmosferici su tutto il nostro emisfero. Sono le condizioni di blocco atmosferico, con le alte pressioni di blocco che, ad esempio, se si verificassero d’inverno porterebbero giornate invernali stabili, oppure la possibilità di avere ondate di gelo, che negli ultimi inverni si stanno accanendo più che altrove sul Nord America e poi sull’Asia.
Importanti ondate di freddo, ad esempio, hanno interessato il Giappone con grandi nevicate, perché l’aria fredda che transiterà su quei bacini marini va a sviluppare nubi e precipitazioni molto abbondanti, considerando anche il fatto che il Giappone è costituito da rilievi molto diffusi ed elevati, che creano una situazione di sbarramento con precipitazioni intense.
Marzo, il mese chiave della ricerca
In sintesi, meno ghiaccio invernale del previsto: questa è la previsione. La ricerca riguarda soprattutto un mese chiave, Marzo, il periodo in cui il ghiaccio artico raggiunge normalmente la massima estensione, da non confondere con lo scioglimento estivo. La novità sta nell’utilizzo di dati climatici di circa 6.000 anni fa, ed è proprio questo a rendere la ricerca molto originale, perché si è occupata di analizzare sedimenti marini per migliorare le simulazioni. L’incertezza tra i modelli matematici su questa previsione si riduce dell’85%, il che comunque non significa certezza.
Più piogge o più freddo in Italia: il dubbio resta
Come detto prima, le possibili conseguenze sul Mediterraneo sono un aumento della piovosità nel semestre invernale, ma resta poco chiaro se in Italia farà più freddo o pioverà di più. Si tratta sempre di proiezioni climatiche e il collegamento tra perdita di ghiaccio artico e condizioni meteorologiche europee è molto complesso. Questo studio apre nuove prospettive e non promette di prevedere inverni specifici, tuttavia stimola nuove ricerche e soprattutto fornisce dati molto importanti per lo studio degli inverni e delle stagioni del futuro. Non abbiamo indicato periodi anche perché quando verranno questi cambiamenti non è certo: si parla di una tendenza di lungo termine.
Credit
- Fonte scientifica: Fu, Osman e Aquino-López, Nature Geoscience (2026), DOI: 10.1038/s41561-026-02123-w.

