Temporali tropicali: cosa sono e perché ormai colpiscono sempre più spesso anche l'Italia
Bastano pochi minuti perché da una nuvoletta innocua si sentano i primi tuoni: ecco come nascono i temporali tropicali, perché sono così violenti e come mai li vediamo sempre più spesso anche da noi, rendendo difficile la previsione meteo di un temporale
Quante volte sarà capitato che, nel giro di mezz’ora, da una nuvoletta quasi innocua si comincino a sentire i primi colpi di tuono. Si tratta dei temporali tropicali, un fenomeno meteo caratterizzato da una notevole intensità e da uno sviluppo rapidissimo. È particolarmente frequente nelle regioni equatoriali e subtropicali, dove le temperature elevate e l’abbondante umidità atmosferica forniscono le condizioni ideali per la formazione di potenti celle temporalesche. Ultimamente, però, questo fenomeno sta capitando con sempre maggiore frequenza anche in area mediterranea.
La genesi del fenomeno
La formazione di un temporale tropicale inizia generalmente quando una grande quantità di aria calda ed estremamente umida viene spinta verso l’alto grazie ai cosiddetti moti convettivi. Durante la salita, l’aria si raffredda e il vapore acqueo in essa contenuto condensa, dando origine a imponenti nubi. Queste nubi possono svilupparsi verticalmente per molti chilometri e, nelle situazioni più intense, raggiungere quote superiori ai 15 chilometri, che diventano addirittura 18 all’equatore. Il processo di condensazione libera calore, che in fisica si definisce calore latente, e che contribuisce a tenere in vita il sistema temporalesco.
L’aspetto più caratteristico riguarda comunque l’elevata intensità delle precipitazioni. In pochi minuti può cadere una quantità di pioggia talvolta superiore a quella di un intero mese. Le piogge possono essere accompagnate da gocce molto grandi e da una visibilità fortemente ridotta, e nel giro di pochissimo tempo si creano allagamenti lampo, molto localizzati ma al tempo stesso pericolosi.
Le altre caratteristiche
I temporali tropicali sono inoltre caratterizzati da una fortissima attività elettrica. Fulmini frequenti e tuoni molto intensi si sviluppano all’interno delle nubi a causa dell’accumulo e della separazione di cariche elettriche: rispetto ai temporali classici nostrani, la quantità di scariche è decisamente maggiore.
Un altro elemento importante è rappresentato dalle forti raffiche di vento. Le correnti d’aria presenti all’interno del temporale possono muoversi rapidamente sia verso l’alto sia in orizzontale, generando improvvisi aumenti della velocità del vento. In casi estremi si possono raggiungere raffiche superiori ai 100 km/h attraverso il fenomeno del downburst, come raccontato anche in questo approfondimento sui super temporali del Nord Italia.
Infine, anche la grandine
Sebbene non sia esattamente tipica dell’equatore, alle nostre latitudini la variazione dell’angolatura dei venti in quota, chiamata wind shear, fa sì che, oltre a tutto quanto già descritto, ci sia anche il rischio di chicchi di grandine, ultimamente di dimensioni sempre maggiori. Si capisce quindi come la previsione di un temporale tropicale sia estremamente difficile, al punto che anche i modelli meteo a scala locale possono trovarsi in forte difficoltà, come spiegato anche in questo articolo sui temporali che seguono le fasi di caldo più intenso.
Fonti e approfondimenti:
- NOAA – National Weather Service, Thunderstorm Hazards
- NOAA NSSL – Severe Weather 101: Damaging Winds Types
- NASA Science – In a Warming World, the Storms May Be Fewer But Stronger
- FIU News – What is a downburst?
