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C’è un grave problema che puntualmente si ripresenta ogni anno: il rischio incendi quando le condizioni meteo diventano di caldo estremo. Cronaca di questi giorni è l’emergenza che interessa le montagne del Verbano Cusio-Ossola, in Piemonte. Nella serata del 9 luglio, per motivi di sicurezza, è stata disposta l’evacuazione precauzionale di circa 150 residenti della frazione di Colloro, nel comune di Premosello Chiovenda.

La decisione è stata presa a causa dell’avanzata delle fiamme, spintesi pericolosamente vicino alle abitazioni. Sul posto proseguono senza sosta le operazioni di spegnimento e contenimento del rogo, coordinate anche dalla Protezione Civile, che sta seguendo l’evoluzione dell’emergenza insieme a Vigili del Fuoco e volontari dell’Antincendio Boschivo. La situazione resta particolarmente grave a causa del caldo e soprattutto dei venti di favonio, che hanno soffiato con insistenza per un paio di giorni.

Ma perché l’Italia è così a rischio?

Le ondate di caldo estremo che stanno interessando l’Italia in questa tremenda estate 2026 non rappresentano soltanto un pericolo per la salute delle persone, ma fanno crescere in maniera esponenziale anche il rischio di incendi boschivi su tutto il territorio nazionale, come emerge anche dall’approfondimento sulle regioni più bollenti nei giorni di caldo estremo. Quando le temperature superano abbondantemente i 35-40°C per diversi giorni consecutivi, a maggior ragione in un clima secco, la vegetazione perde rapidamente umidità, trasformandosi in un combustibile ideale.

Il meccanismo è relativamente semplice: il caldo intenso accelera l’evaporazione dell’acqua presente nel terreno e nelle piante, mentre l’assenza di precipitazioni impedisce quell’umidità del suolo che potrebbe contrastare un eventuale ritorno di fiamma. Erba secca, arbusti e sottobosco diventano così estremamente infiammabili. E non parliamo solo di piromani: basta una scintilla, un mozzicone di sigaretta o un guasto a una linea elettrica per innescare un incendio che, in presenza di vento caldo e secco, può propagarsi in pochi minuti – una dinamica descritta anche nell’analisi sulla nuova ondata africana in arrivo sull’Italia.

Si sta ampliando il problema

Negli ultimi anni questo problema non riguarda più solamente le regioni del Centro-Sud. Anche le aree alpine e prealpine stanno sperimentando stagioni degli incendi sempre più lunghe e intense. Paradossalmente può capitare qualcosa di apparentemente inconcepibile: inverni e primavere piovosi favoriscono una maggiore crescita della vegetazione, la quale però, durante le successive ondate di calore, si dissecca con estrema rapidità, aumentando notevolmente la possibilità di incendi, un tema toccato anche nell’approfondimento su quando arriverà un po’ di refrigerio dopo la canicola africana.

Le attuali condizioni meteorologiche sono estreme

Purtroppo l’attuale quadro, caratterizzato da un persistente anticiclone africano e temperature eccezionalmente elevate, non fa altro che mantenere altissima l’allerta incendi da Nord a Sud, come confermato anche nell’analisi sulla fase più rovente dell’ondata di calore. Secondo gli organismi internazionali, il cambiamento climatico sta rendendo sempre più frequenti e intense sia le ondate di calore sia gli episodi di siccità, prolungando la stagione degli incendi e aumentando il rischio anche in aree che fino a pochi anni fa erano considerate relativamente sicure – un quadro che riguarda da vicino anche i giorni dei 45 gradi attesi nella prossima settimana. Le mappe europee sul pericolo di rogo indicano come, anche in zone apparentemente insolite come quelle alpine e prealpine, si stiano sviluppando rischi sempre maggiori.

C’è poi la piaga dei piromani, criminali senza scrupoli che approfittano di queste condizioni meteo estreme per appiccare incendi dolosi, aggravando ulteriormente un quadro già di per sé molto complesso.

La mappa, a cura di EFFIS COPERNICUS, indica il pericolo degli incendi in Europa. In altre parole, indica quanto rapidamente e con quale intensità un incendio potrebbe propagarsi una volta innescato. Ecco perché è estremamente importante evitare che parta l’innesto, perché se parte poi è un grosso problema spegnere un eventuale rogo.

Fonti e approfondimenti

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