C’è una domanda che sorge spontanea in molti lettori: come mai quest’anno sta grandinando con una facilità disarmante al Nord Italia? Tanto per cambiare, l’ennesimo passaggio temporalesco delle ultime ore è stato caratterizzato dalla presenza di supercelle e linee organizzate, in gergo tecnico chiamate QLCS, che hanno prodotto grandine di dimensioni eccezionali. Ormai questo tipo di condizione meteo non è affatto raro e capita con frequenza praticamente in ogni estate, come racconta anche questo approfondimento sugli eventi meteo estremi al Nord.
Come si formano questi mostri
Si tratta di un processo di crescita estremamente rapido che avviene all’interno delle nubi temporalesche più potenti e violente, come spiegato in questo approfondimento sulle supercelle in Italia. Il fenomeno si sviluppa durante la cosiddetta crescita bagnata, una fase nella quale il chicco attraversa zone ricchissime di acqua sopraffusa, cioè goccioline liquide che, pur trovandosi a temperature inferiori a 0°C, non sono ancora congelate. È facile capire che quando c’è tantissima umidità nei bassi strati e anche in quelli intermedi, le condizioni per la formazione di chicchi grossi sono pressoché soddisfatte.
Maggiori sono i moti convettivi e altrettanto grandi saranno le dimensioni. Ma non è tutto: in casi estremi, piccole sporgenze formatesi in precedenza diventano punti privilegiati di accumulo. È così che si sviluppano le caratteristiche punte, spine e appendici, autentica firma di una crescita caotica in un ambiente ad altissimo contenuto di acqua liquida, un meccanismo descritto nel dettaglio in questo articolo su come nasce la grandine gigante nella Pianura Padana.
Questi lobi si formano con maggiore probabilità mentre il chicco viene continuamente sollevato e fatto ruotare dalle potenti correnti ascensionali di una supercella, attraversando ripetutamente le regioni più ricche di acqua sopraffusa. Ogni passaggio aggiunge nuovi strati di ghiaccio, permettendo al chicco di raggiungere dimensioni davvero eccezionali, come è successo di recente in diverse zone del Nord colpite da grandine fino a 8 centimetri.
Ma come mai tutta questa energia?
Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, possiamo fare un distinguo veloce. Bisogna guardare alle ondate di caldo delle settimane precedenti, come quella raccontata in questo articolo su caldo, supercelle e grandine al Nord. Un’atmosfera molto calda può trattenere quantità sempre maggiori di vapore acqueo e, quando questo condensa, genera un numero enorme di goccioline. In questi giorni, sulla Pianura Padana, i valori di acqua precipitabile sono stati estremi. Si tratta di parametri meteo essenziali che indicano quanto sia facile far precipitare l’acqua, ma che al tempo stesso dicono molto sulla colonna d’aria, come confermato anche da questo report sull’attività di grandine in Italia ed Europa.
È sufficiente che questa colonna d’aria incontri un piccolo embrione di ghiaccio perché, nel giro di meno di venti minuti, possa trasformarsi in un gigantesco chicco di grandine pronto a precipitare al suolo. Capite quindi che, in presenza di un fortissimo calore preesistente e di indici meteorologici a favore, compreso lo shear del vento, cioè quanto cambia l’angolatura al variare della quota, si possono originare supercelle di inaudita violenza e provocare tantissimi danni. Questa è una condizione tipica delle nuove estati: sono sempre esistiti i temporali violenti, così come le grandinate estreme, ma non con questa frequenza né con questa violenza.
Credit
- NOAA – Thunderstorm Hazards: Hail
- NOAA NSSL – Severe Weather 101: Hail Basics
- NOAA NSSL – Severe Weather 101: Hail Forecasting