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      Home » Grandine fino a 8 cm: le località colpite negli ultimi giorni
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      Grandine fino a 8 cm: le località colpite negli ultimi giorni

      Andrea Meloni
      Andrea Meloni
      Pubblicato: 14/06/2026
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      10 Min Lettura
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      Grandine Europa

      Grandine gigante e supercelle sul Nord Italia: chicchi fino a 8 centimetri tra il 9 e il 10 Giugno

      Il periodo compreso tra il 7 e il 14 Giugno 2026 è stato segnato da una intensa fase di instabilità su gran parte del Nord Italia e dell’area alpino-adriatica, con supercelle temporalesche che hanno prodotto grandinate di dimensioni rilevanti, soprattutto tra il 9 e il 10 Giugno. Una fase che prosegue il quadro perturbato annunciato nei giorni precedenti, quando già si attendevano temporali e grandine sul Nord Italia. Insomma, ancora meteo estremo.

      Contents
      • Grandine gigante e supercelle sul Nord Italia: chicchi fino a 8 centimetri tra il 9 e il 10 Giugno
        • Italia, le regioni più colpite e le dimensioni dei chicchi
        • L’ondata si estende verso est e raggiunge l’Europa
        • Un fenomeno sempre più frequente in Europa

      L’instabilità è stata alimentata da forti contrasti termici, ovvero dall’incontro tra l’aria calda e umida nei bassi strati e quella più fresca presente in quota, e ha generato celle molto organizzate, con chicchi di grandine fino a 7-8 centimetri in diverse località. Dopo il picco del 9-10 Giugno, la turbolenza atmosferica si è attenuata l’11 giugno con fenomeni più deboli o localizzati; una nuova fase è attesa per il 15-16 Giugno.

       

      Italia, le regioni più colpite e le dimensioni dei chicchi

      I fenomeni più intensi si sono concentrati su Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia nella notte tra il 9 e il 10 Giugno e durante la giornata del 10, in quella che è ormai una vera e propria stagione della grandine pienamente avviata.

      In Piemonte, tra il Canavese e l’area torinese, la sera e la notte del 9 Giugno una supercella ha colpito Strambino, Caravino, Albiano d’Ivrea, Vestigné (frazione Tina), San Benigno Canavese e Montanaro. I chicchi hanno raggiunto i 3-5 centimetri, toccando i 5 centimetri a Vestigné, con dimensioni paragonate a palline da golf e, in alcuni punti, vicine a quelle di una pallina da tennis. I danni sono stati ingenti: auto ammaccate, vetri rotti, colture e orti devastati.

       

      In Lombardia i fenomeni più violenti si sono distribuiti tra il 9 e il 10 Giugno, con un picco notturno e un secondo episodio nel pomeriggio del 10. Tra il Varesotto, il nord del Comasco fino al confine svizzero e il Mendrisiotto, e in particolare nelle aree di Varese, Como e Lecco, i chicchi hanno toccato i 5-7 centimetri. Nel Bresciano, tra la città, la Valcamonica e la sponda del Lago di Garda, da Tremosine a Limone sul Garda e Gardola, le analisi post-evento hanno stimato grandine fino a 8 centimetri, mentre a Esine, in Valcamonica, si erano registrati chicchi di 2-3 centimetri negli episodi precedenti della serie.

      Colpite anche le zone di Bergamo, della Monza-Brianza, del nord milanese e del Legnanese. Il bilancio parla di vetri delle auto infranti, carrozzerie ammaccate, orti e giardini devastati, allagamenti e raffiche di vento molto forti, fino a 110-120 chilometri orari nel Bresciano. Tra grandine e vento si contano quattro feriti.

       

      Nel Veneto, il 10 Giugno, alcune supercelle pomeridiane e serali hanno flagellato soprattutto il Trevigiano, da Montebelluna ad Altivole e Riese Pio X fino all’alta Marca, con chicchi di 4-7 centimetri e punte di 7-8 centimetri secondo le analisi post-evento, descritti come vere e proprie palle da tennis. Nel Veronese, tra Bussolengo, la zona del Garda e Sona, la grandinata si è accompagnata a due tornado confermati: un IF1 a ovest di Sona e un IF1.5 a Bussolengo. I danni hanno riguardato parabrezza sfondati su numerose vetture, campi di mais e ortaggi distrutti, serre devastate e raffiche superiori ai 100 chilometri orari, in alcune zone paragonabili a quelle di un tornado. Pesante l’impatto sull’agricoltura, con perdite rilevanti segnalate da Coldiretti.

       

      In Friuli Venezia Giulia, sempre il 10 Giugno, l’area di Udine (tra Basiliano, Bressa, Remanzacco e Buttrio) ha fatto i conti con chicchi fino a 7 centimetri. Si sono verificati allagamenti, alberi abbattuti e blackout, con oltre cento interventi tra vigili del fuoco e Protezione Civile e venti che hanno raggiunto i 117 chilometri orari.

      Non sono mancati altri segnali sul territorio nazionale. L’11 Giugno la grandine è arrivata anche in Sicilia centrale, con chicchi di 3-4 centimetri segnalati a Piazza Armerina, in provincia di Enna. Tra l’11 e il 12 Giugno sono transitati deboli e isolati temporali grandinigeni sull’Appennino e lungo l’Adriatico, ma senza chicchi di grandi dimensioni. Nel resto del periodo non si registrano eventi significativi al centro-sud o sulle Isole Maggiori.

      Il bilancio complessivo per l’Italia resta severo: decine e decine di auto gravemente danneggiate, perdite agricole consistenti tra mais, ortaggi e frutteti, tetti e serre colpiti. Molti episodi sono stati confermati e documentati negli archivi europei sugli eventi estremi. Una dinamica che ricorda da vicino i recenti episodi di grandine e trombe d’aria del 2 Giugno.

       

      L’ondata si estende verso est e raggiunge l’Europa

      L’episodio si è propagato verso est lungo il corridoio alpino-adriatico, interessando diversi Paesi europei, in linea con i nubifragi e la grandine attesi tra il 10 e l’11 Giugno.

      In Svizzera, nel Ticino e in particolare nel Mendrisiotto, la sera del 10 Giugno intorno alle 21:30 la grandine ha raggiunto i 7 centimetri, le dimensioni di un’albicocca, un evento raro persino per la regione. Tra le località colpite figurano Morbio Superiore e Inferiore, Castel San Pietro, Balerna, Coldrerio, Vacallo e Chiasso, al confine con la provincia di Como.

      A Coldrerio è stato stabilito un nuovo record di pioggia per il versante sud delle Alpi, con 40,9 millimetri caduti in appena dieci minuti e circa 60 litri per metro quadrato in un’ora. Tetti e lucernari danneggiati, auto colpite, colture devastate e strade e sottopassi temporaneamente chiusi completano il quadro.

       

      In Slovenia, sempre la sera del 10 Giugno, le aree più colpite sono state Komenda e Cerklje na Gorenjskem, con oltre cento edifici danneggiati, e le zone orientali di Ptuj, Haloze, della Bassa Podravina e della Štajerska. La grandine, di dimensioni paragonabili a palline da golf (oltre 4 centimetri), ha interessato più di 150 edifici, abbattuto alberi e provocato blackout diffusi. Catastrofici i danni all’agricoltura, con i vigneti di Haloze distrutti e la banca dei semi di Ptuj devastata; violenti anche i venti.

       

      In Croazia, nella notte tra il 10 e l’11 Giugno, il Međimurje, Nova Gradiška e le zone settentrionali sono stati interessati da grandine, raffiche di vento e piogge intense. Si sono registrati tetti danneggiati, compresa una parte del complesso ospedaliero di Nova Gradiška, alberi caduti e disagi alla viabilità.

       

      Nella Francia centrale, tra la Loira, il Puy-de-Dôme e le aree limitrofe, i report della settimana hanno segnalato una supercella con chicchi fino a 6 centimetri, con una possibile sovrapposizione temporale rispetto agli eventi italiani. Negli altri Paesi dell’Europa centrale e occidentale, dalla Germania ai Paesi Bassi, non risultano invece grandinate di grandi dimensioni nel periodo, se non qualche temporale isolato prima o dopo la fase principale.

       

      Un fenomeno sempre più frequente in Europa

      Le dimensioni massime registrate, fino a 7-8 centimetri tra l’Italia settentrionale e il Ticino, bastano a spiegare la gravità dei danni a veicoli, tetti, serre e colture. Il corridoio che unisce il Nord Italia, il Ticino, la Slovenia e la Croazia è risultato il più colpito, in linea con gli avvisi di livello 2 diramati per grandine molto grande, venti severi e possibile rischio tornado.

      Il dato che preoccupa di più riguarda però la tendenza di fondo: l’Europa, e in particolare il Nord Italia, sta registrando da alcuni anni un aumento della frequenza delle grandinate di grandi dimensioni, favorito da una maggiore instabilità e dall’energia disponibile in atmosfera. È un tema sempre più attuale, legato a eventi meteo estremi sempre più frequenti al nord e inserito nel più ampio quadro del Riscaldamento Globale.

       

      Crediti

      • Ricerca grandine della nostra Azienda, curata da Andrea Meloni
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