Gli ultimi dati diffusi dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e dalla World Meteorological Organization (WMO) confermano ufficialmente il ritorno del fenomeno meteorologico de El Niño. Ormai ci siamo, è ufficiale. In questo articolo voglio trattare alcune caratteristiche di questo evento climatico e soprattutto quali potrebbero essere le conseguenze per noi.
Le sue caratteristiche
Secondo le proiezioni meteorologiche, esiste una probabilità superiore al 60% – e non è poco! – che questo episodio possa evolvere in un cosiddetto “Super El Niño”, una fase particolarmente intensa caratterizzata da anomalie della temperatura marina superiori ai +2/+3°C rispetto alla media. Si tratta di numeri impressionanti. È vero che avere un paio di gradi sopra media sulla pelle non cambia granché, ma il problema è che dobbiamo proiettare questa anomalia su milioni di chilometri quadrati di acqua.
El Niño non è un semplice aumento della temperatura superficiale oceanica: è una vera e propria macchina climatica capace di influenzare l’atmosfera globale. Le sue conseguenze possono propagarsi a migliaia di chilometri di distanza, arrivando a modificare il clima su buona parte del globo.
Facciamo un piccolo approfondimento
El Niño è un fenomeno naturale e ciclico che fa parte del sistema climatico chiamato ENSO (El Niño-Southern Oscillation). In condizioni normali, lungo l’equatore del Pacifico soffiano gli Alisei, i famosi venti tipici di quelle zone. Si creano così dei movimenti che favoriscono la risalita di acque fredde e ricche di nutrienti dalle profondità oceaniche lungo le coste del Sudamerica, un processo conosciuto come upwelling. È qualcosa di naturale e ben documentato dalla scienza.
Durante El Niño, soprattutto nelle fasi iniziali, questo equilibrio si rompe bruscamente. Gli Alisei rallentano notevolmente o possono addirittura cambiare direzione. La grande quantità di acqua calda accumulata nel Pacifico occidentale si sposta verso est, generando vistose anomalie di temperatura nelle zone orientali del Pacifico.
Gli effetti sul pianeta
Quando il Pacifico equatoriale si riscalda in modo anomalo, l’atmosfera reagisce stravolgendo molte zone del globo. Australia, Indonesia, India e varie aree del Sud-est asiatico possono subire una riduzione delle precipitazioni monsoniche, con effetti pesanti sulle loro economie già di per sé piuttosto fragili.
Viceversa, altre aree possono essere colpite da piogge eccezionali. Le coste occidentali del Sudamerica, in particolare Perù ed Ecuador, possono affrontare precipitazioni intense e improvvise, con possibili alluvioni – e anche qui con notevoli danni, data la fragilità di queste economie.
Un altro effetto importante riguarda la temperatura globale. Il calore rilasciato dal Pacifico agisce come un acceleratore del Riscaldamento Globale già in corso, aumentando la probabilità che il periodo successivo possa registrare nuovi record di temperatura media mondiale.
E per noi?
Per il continente europeo gli effetti di El Niño non sono diretti, data la grande distanza dal fenomeno. Attenzione però: nonostante tutto, il calore liberato dall’oceano può modificare la circolazione atmosferica globale, influenzando persino la Corrente a Getto, il grande flusso di venti in quota che governa il movimento delle masse d’aria sul suolo europeo. Proviamo a tracciare una sorta di timeline.
Tra agosto e settembre potrebbe verificarsi una fase finale dell’estate ancora molto calda, con possibili ondate di calore tardive, come peraltro è accaduto sovente negli ultimi anni. Con l’avanzare dell’autunno, invece, potrebbe aumentare l’instabilità. Una Corrente a Getto alterata rispetto alla media potrebbe, in linea di principio, favorire la discesa di masse d’aria più fredde dall’Atlantico verso il Mediterraneo occidentale.
Quando queste correnti incontrano mari ancora molto caldi – ben al di sopra delle medie – cresce il rischio di fenomeni meteorologici estremi come temporali violenti, alluvioni lampo oppure i famigerati TLC, gli uragani mediterranei. Anche se non sono esattamente uguali a quelli tropicali, possono comunque creare molti problemi.
Concludiamo dicendo che…
In questo articolo non abbiamo trattato di previsioni meteorologiche. El Niño, alla luce di quanto esposto, non rappresenta una previsione certa del tempo dei prossimi mesi, ma uno sconvolgimento su scala mondiale che altera alcuni equilibri. Fortunatamente per noi l’epicentro è molto distante, ma ciò non toglie che ci siano preoccupazioni fondate a riguardo, perché – come abbiamo visto – le sue onde d’urto sanno percorrere distanze enormi.
Credit:
- NOAA – El Niño Advisory, giugno 2026
- WMO – El Niño/La Niña Update, maggio 2026
- IRI (International Research Institute for Climate and Society) – ENSO Forecast, maggio 2026
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- WMO – Prepare for El Niño
