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I nostri lettori sanno che a volte trattiamo di un importante parametro meteo, ovvero lo zero termico. Si tratta della quota al di sotto della quale le temperature, nella colonna d’aria verticale, rimangono sempre sopra lo zero. Nei prossimi giorni si manterrà su valori eccezionalmente elevati: tra 4200 e 4300 metri sulle due Isole Maggiori, attorno ai 4000 metri sul resto d’Italia. Si tratta di valori aberranti, soprattutto se consideriamo il fatto che veniamo dall’estate più calda da secoli.

Grosse conseguenze

Uno zero termico così alto non rappresenta soltanto un semplice dato meteoclimatico, ma ha indubbie conseguenze sull’ambiente montano e sul ciclo dell’acqua. Oltre i 3500 metri circa, infatti, le precipitazioni che – in condizioni più fredde – potrebbero cadere sotto forma di neve possono scendere come pioggia, anche sulle vette più alte. Questo significa una minore capacità della montagna di accumulare acqua sotto forma di neve e, al tempo stesso, una fusione più rapida di quella già presente al suolo, con una conseguente destabilizzazione dei versanti.

La situazione diventa complessa e pericolosa in presenza di precipitazioni intense, come nel caso dei temporali estivi: la pioggia su neve preesistente può accelerare la fusione del manto nevoso, aumentando rapidamente la quantità d’acqua disponibile nei bacini montani e nei corsi d’acqua. Ne possono derivare piene improvvise, maggiore instabilità dei versanti, erosione e problemi di dissesto idrogeologico. Tutte cose con cui abbiamo imparato a convivere.

Oltre 4000 metri di zero termico tra il 28 e il 29 settembre e valori simili persino nei primi di ottobre: no, non è normale ed è un dramma per l’ambiente di alta quota

Ma non è tutto

Sul lungo periodo, inoltre, temperature così elevate in quota altro non fanno che ridurre la presenza di neve e ghiacciai, alterando le riserve idriche naturali. La neve, infatti, non è soltanto una componente del paesaggio alpino e appenninico: rappresenta un’importantissima riserva d’acqua, soprattutto quando arrivano periodi di siccità.

Uno zero termico prossimo o superiore ai 4000 metri, quindi, è il segnale di condizioni estremamente anomale per essere ormai ottobre, e purtroppo è un fattore sempre più comune nelle ultime annate. Per quanto riguarda le alte quote, abbiamo cominciato ad avere valori estremi dalla seconda metà di maggio e per quasi tutta l’estate non si è mai scesi sotto soglie accettabili. Adesso ritorna un periodo molto caldo per la montagna, e non è che l’ennesima fotografia di un cambiamento meteoclimatico che galoppa a un ritmo impressionante e che produce conseguenze gravissime sull’ambiente montano.

Credit

Copernicus Climate Change Service – Climate Bulletins
Copernicus – Hottest June-July on record for western Europe
Columbia Climate School – Europe’s earliest Glacier Loss Day in years
NASA Science – Europe’s scorching summer
Mountain Research Initiative / ETH Zurich – Swiss glaciers have exhausted their snow reserves

 

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