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Caldo estremo nell’Estate 2026: cosa c’entrano El Niño e il Nord Africa

Federico De Michelis di Federico De Michelis
17 Mag 2026 - 18:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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L’Estate 2026 verso il caldo estremo.

Estate 2026, perché si prospetta molto calda

(METEOGIORNALE.IT) In un precedente approfondimento ho parlato del fatto che la prossima sarà un’estate straordinariamente calda. Ricordo che siamo nella fase di avvio di El Niño. Ebbene, su questa tematica esistono diverse interpretazioni, tutte da valutare, perché innanzitutto El Niño non ha un’influenza diretta sulla nostra stagione estiva, ma deve interfacciarsi con quelli che vengono chiamati gli indici di comportamento del clima, o meglio con la loro influenza. Noi non veniamo interessati direttamente da ciò che accade nel Pacifico, ma ne subiamo le conseguenze in maniera molto indiretta, perché quella grande massa marina che si surriscalda, e che poi condiziona l’atmosfera, genera uno scompiglio su una vastissima area del nostro globo. In Europa tutto questo arriva in modo molto indiretto: modifica una corrente del Nord Atlantico e influenza in qualche modo persino una linea di confluenza di masse d’aria che si trova nel Nord Africa. Sostanzialmente noi subiamo le conseguenze, in maniera indiretta, di un evento estremamente distante.

Sottovalutare questo fenomeno, però, ritenendo che non possa avere alcuna influenza sul nostro clima, è del tutto sbagliato. Sarebbe come negare quel principio per cui un evento atmosferico distante mille chilometri può comunque incidere sul nostro tempo locale: in merito esistono precise leggi di fisica dell’atmosfera. Si tratta però di un discorso estremamente complicato, e dobbiamo giungere al dunque.

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Il Nord Africa già rovente

Rischiamo un’estate molto calda innanzitutto perché abbiamo un Nord Africa estremamente rovente. In queste settimane si è surriscaldato improvvisamente e si sono registrate temperature altissime, con picchi vicini ai 50°C. Taluni sostengono che i 50°C siano stati addirittura superati, ma in quelle zone non erano presenti stazioni meteorologiche. Sul Nord Africa, peraltro, c’è anche un altro fatto da segnalare: sono state misurate temperature minime estremamente elevate, prossime ai 40°C.

Durante la stagione estiva, soprattutto a partire da giugno, la massa d’aria calda nordafricana tende per sua natura a espandersi verso nord. E da quando l’anticiclone delle Azzorre non si instaura più sul Mediterraneo e sull’Italia, le masse d’aria africane si espandono a dismisura, perché non incontrano alcun ostacolo. C’è quindi una ragione molto chiara per sostenere che possa verificarsi una fase molto calda durante la prossima estate, proprio per l’assenza dell’anticiclone delle Azzorre.

 

Le alte pressioni che schiacciano l’aria

Le alte pressioni che si formano in conseguenza dell’espansione verso nord di questa massa d’aria calda africana sono molto più intense rispetto al passato, in particolare alle alte quote. Esse tendono a comprimere l’aria nei bassi strati, ed è un effetto diretto: quest’aria, schiacciata verso il suolo, si surriscalda ulteriormente. È così che registriamo temperature spesso molto elevate, e per periodi lunghissimi. Alcune stime indicano che in Italia, in alcune aree, la stagione estiva si sia riscaldata rispetto agli anni Sessanta di un valore compreso tra 3°C e 4°C: un dato considerevole.

A questo punto va aggiunto un altro aspetto. Quando andrete a osservare le mappe che spesso vengono diffuse su Internet, quelle che indicano con dei colori le anomalie termiche – tonalità che virano verso l’arancione e poi il rosso quando si prevede caldo durante l’estate – tenete presente che esse segnalano le anomalie, ossia indicano che ci saranno temperature superiori al valore medio. Dobbiamo però considerare che questo valore medio non è più quello degli anni Sessanta-Novanta, bensì ormai quello che va dal 1990 almeno al 2010. In teoria dovremmo aggiornare facilmente questi valori almeno fino al 2020, anche perché è soprattutto dal 2000 che si è registrato un severo riscaldamento del clima europeo.

E non solo: negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a un aumento diffuso e marcato delle temperature. Le cronache estive ci hanno raccontato di caldo con valori anche superiori ai 30°C in località della Scandinavia situate nel Circolo Polare Artico. Ricordo benissimo le immagini di spiagge affollate in quelle aree, dove durante l’estate il sole a malapena tramonta. Tutto ciò significa che esiste un caos climatico, e in questo caos climatico si inserisce il rischio di vivere una stagione estiva molto calda.

 

La corrente a getto può cambiare le carte

Abbiamo però anche compreso che le ondate di calore, ormai qualcosa di quasi incontrastato, possono essere disturbate da eventi non facilmente prevedibili, come ad esempio le anomalie della corrente che soffia in alta quota, chiamata corrente a getto. Se la corrente a getto spinge una massa d’aria fredda fino a contrastare in quota l’alta pressione che definiamo africana, allora il tempo tende a diventare oceanico. È capitato in passato diverse volte, ma negli ultimi vent’anni non si è più manifestato, eccetto nel 2014, quando abbiamo osservato una situazione estremamente anomala sulle regioni settentrionali italiane, mentre le aree più meridionali furono colpite solo marginalmente. Ricordo che nel 2014 si ebbe una stagione estiva estremamente piovosa al Nord, con veri e propri record di pioggia e con temperature che difficilmente superavano i 30°C. Tutto ciò dopo un avvio d’estate, tra fine maggio e i primi di giugno, all’insegna di quel caldo che, per facilitare la narrazione, definiamo africano.

 

Il caldo estivo non è davvero africano

Il nostro caldo, però, spesso africano non è, e lo ribadisco perché l’ho già spiegato in un altro articolo. Il nostro caldo deriva soprattutto dal fatto che abbiamo alte pressioni intensissime in quota, che vanno a schiacciare l’aria nei bassi strati comprimendola: è così che quest’aria si surriscalda. L’Africa ha sicuramente un suo peso, ma la sua influenza viene moltiplicata proprio dallo schiacciamento di un’aria che, pur arrivando già calda, viene ulteriormente riscaldata. Tanto che i record di caldo registrati negli scorsi anni nel sud delle Isole Britanniche, in Francia, in Germania e in altri Paesi sono risultati, in quelle circostanze, superiori a quelli misurati lungo il Nord Africa costiero. Questo significa che non c’era una massa d’aria calda africana che si spostava rapidamente verso nord, ma si trattava di calore giunto in precedenza, poi schiacciato verso il basso e scaldato ancora di più. Il nostro problema, quindi, è soprattutto quello di avere alte pressioni estremamente tenaci e durature, che appesantiscono l’atmosfera generando questo calore.

 

Isole di calore urbano e Pianura Padana

Poi, ovviamente, accade che vi siano anche situazioni a scala locale capaci di accentuare ulteriormente il caldo. Faccio un esempio: le isole di calore urbano. Le città trattengono il calore notturno, e quindi conoscono un minor raffreddamento durante le ore notturne. Questo minor raffreddamento crea una temperatura media, nell’arco delle 24 ore, superiore a quella delle località di campagna; le case si surriscaldano e si patisce molto più che nelle aree rurali, perché non c’è un solo attimo di refrigerio.

Un’altra situazione locale è quella della Pianura Padana, soprattutto centro-occidentale, che soffre durante l’estate l’assenza del vento. Il vento riduce la sensazione termica, ed è quanto avviene generalmente lungo le coste in buona parte del mondo. Nella Pianura Padana, invece, essendo un’area chiusa a nord e a sud, il vento è praticamente quasi assente: si avvertono delle brezze quasi esclusivamente in pieno giorno, nelle fasi più calde, quando viene suggerito di non tenere aperte porte e finestre per attenuare il riscaldamento degli ambienti domestici.

 

Il nuovo clima tra ondate di calore e temporali

L’estate, dunque, si preannuncia molto calda, soprattutto per quegli elementi che sono ormai connaturati al nostro clima, oserei dire al nostro nuovo clima: alte pressioni europee che hanno una matrice inizialmente nordafricana, ma che poi in qualche modo creano una condizione a sé stante, generando fasi estremamente calde e, localmente, anche molto siccitose.

Poi si formano situazioni di instabilità atmosferica, soprattutto quando l’alta pressione un po’ si “invecchia” e si verificano dei cali di pressione in quota: in poche parole delle micro-gocce di aria fredda che vanno a innescare dei temporali isolati, chiamati temporali di calore. Questi possono assumere fortissima intensità, perché dispongono di una notevole energia, e sono quelli che poi causano anche tempeste elettriche, ossia una quantità impressionante di fulmini e lampi, soprattutto nelle ore notturne in Pianura Padana; ma anche temporali con grandine e rovesci di pioggia fino al nubifragio. In questo contesto possono inoltre avvenire vere e proprie infiltrazioni di aria più fresca proveniente dall’Oceano Atlantico: in quel caso le cose cambiano in peggio, soprattutto sul Nord Italia, e si verificano con frequenza fenomeni temporaleschi con ingenti precipitazioni e maltempo, seppur di breve durata.

 

Un background globale sempre più caldo

L’estate 2026, quindi, rischia di essere molto calda anche perché, a livello globale, continuiamo a misurare temperature sempre più elevate rispetto all’anno precedente. Abbiamo cioè quello che possiamo definire un background climatico estremamente caldo, rovente. Abbiamo superato la temperatura media globale mai misurata prima, e questo significa che partiamo da un punto più alto rispetto alle ondate di calore del passato. Ecco perché può fare più caldo rispetto a qualche decennio fa; ecco perché il 2026 rischia di essere, soprattutto nel culmine della stagione tra luglio e agosto, più caldo delle altre estati. Parliamo ovviamente di un rischio: non possiamo sapere con certezza che ciò accadrà.

 

El Niño non c’entra con l’estate 2026

E lo ripeto, per concludere: El Niño non ha nulla a che vedere con l’estate 2026, anche perché è proprio in quel periodo che andrà formandosi, e prima di propagare la sua influenza verso quelli che vengono chiamati indici di comportamento del clima – per semplificare – ci vorrà del tempo. Probabilmente ne avremo un’influenza indiretta a partire dall’autunno e nell’inverno 2026-2027, un’influenza che potrebbe orientarsi verso il caldo, ma non è detto: su questo esistono varie teorie, non vi sono certezze. È molto diverso analizzare El Niño per le coste del Pacifico, dove già si stima l’effetto che avrà, ma quello è un effetto diretto del fenomeno. Noi non subiamo un effetto diretto di El Niño o de La Niña, ma ne parliamo perché vanno a influenzare gli indici di comportamento climatico che interessano invece direttamente l’Europa e l’Italia.

 

Le proiezioni ECMWF per l’estate

Non voglio comunque sottovalutare la possibilità di una stagione estiva molto calda. Il centro di calcolo europeo, con le sue proiezioni stagionali – mi riferisco a ECMWF – indica che avremo un’estate più calda del solito, con uno scarto che potrebbe arrivare fino a 2°C rispetto alle nuove temperature medie; non quelle degli anni Sessanta, quando la stagione estiva era contrassegnata dall’anticiclone delle Azzorre. L’anticiclone delle Azzorre, lo ricordo, attenuava notevolmente la calura: già in quegli anni una giornata con 30°C veniva classificata come piuttosto calda, e le temperature medie massime, solo in poche località, si attestavano attorno ai 30°C. Oggi, invece, registriamo frequentemente valori di 35°C durante l’estate su gran parte delle nostre città, soprattutto nelle zone interne. Questo significa che è in atto un cambiamento climatico di intensità davvero notevole, in particolare nella stagione estiva.

 

Dall’estate “bella stagione” agli inverni senza neve

Un cambiamento climatico che, del resto, abbiamo già osservato nella stagione invernale, con l’assenza ormai conclamata di nevicate in Pianura Padana. Qui le medie climatiche, fino agli anni Duemila e qualcosa, indicavano svariate giornate di neve: posso dire che fino al 2013 nevicava praticamente tutti gli anni, con accumuli considerevoli, e si verificavano importanti gelate. Ma a poco a poco tutto ciò è scomparso. Dal 2014, sostanzialmente, le condizioni atmosferiche hanno imboccato una variazione improvvisa e la neve è quasi sparita. Non nevica quasi più, e quelli che capitano sono soltanto eventi occasionali. C’è sicuramente un’influenza della sinottica atmosferica, perché si verificano ancora delle ondate di freddo, ma rispetto al passato è cambiato tutto. E questo cambiamento lo ritroviamo poi durante la stagione estiva: tanto che, mentre un tempo l’estate veniva benedetta come la bella stagione, oggi – quando il caldo comincia a farsi piuttosto intenso – viene piuttosto classificata come la maledetta stagione.

  (METEOGIORNALE.IT)

Crediti

  • NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion: il bollettino del centro statunitense, con lo stato di allerta “El Niño Watch”.
  • World Meteorological Organization (WMO) – El Niño/Global Seasonal Climate Update: l’aggiornamento stagionale dell’agenzia delle Nazioni Unite sul probabile ritorno di El Niño e sulla sua influenza globale con temperature superiori alla media.
  • ECMWF – Seasonal forecasts: la pagina ufficiale del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine dedicata alle proiezioni stagionali che abbiamo utilizzato nell’articolo.
  • International Research Institute for Climate and Society (Columbia University) – ENSO Forecast: le previsioni dell’istituto di ricerca sull’evoluzione di ENSO, con il plume dei modelli matematici dinamici e statistici.
  • Copernicus Climate Change Service – European State of the Climate 2025: il rapporto C3S/ECMWF e WMO che documenta l’Europa come continente che si riscalda pià velocemente rispetto agli altri del pianeta, con ondate di calore record e perdita di neve e ghiaccio. E’ il centro sul clima che in futuro in Europa potrebbe divenire il NOAA europeo.
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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