Gli effetti reali di El Niño in Europa ed in Italia
Secondo la NOAA, è stato annunciato l’avvento di El Niño. Questo ha un’influenza sul clima dell’Europa esclusivamente indiretta, tramite connessioni atmosferiche remote – non c’è un effetto diretto sul tempo atmosferico europeo. Dobbiamo ovviamente parlare di teleconnessioni: ogni qualvolta se ne parla, è perché queste interferiscono con il tempo atmosferico. Le teleconnessioni che interessano il nostro continente sono svariate, e la loro influenza è stata confermata da studi autorevoli, ad esempio:
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- studi peer-reviewed di alto profilo (Reviews of Geophysics, Journal of Climate, ecc.), ovvero studi scientifici o accademici valutati rigorosamente da esperti anonimi del settore prima della pubblicazione.
- propagazione di onde di Rossby troposferiche dal Pacifico (pattern PNA-like che si estende all’Atlantico);
- El Niño riscalda il Pacifico tropicale, questo intensifica le onde di Rossby planetarie (perturbazioni atmosferiche su grande scala) che si propagano verso l’alto fino alla stratosfera. Lì, queste onde rallentano e disturbano il Vortice Polare stratosferico, indebolendolo o addirittura spezzandolo (Sudden Stratospheric Warming). Un vortice polare debole in stratosfera tende poi a propagarsi verso il basso nel giro di settimane, influenzando la troposfera: il risultato finale è una NAO negativa (alta pressione sull’Atlantico settentrionale spostata a sud), che porta inverni più freddi e blocchi atmosferici sull’Europa.
- El Niño, attraverso la circolazione atmosferica globale (principalmente la cellula di Walker), altera la convezione tropicale e i venti, questo modifica le SST (temperature superficiali del mare) nell’Atlantico tropicale, tipicamente riscaldandolo.
Ma questo effetto non è immediato: ci vuole del tempo perché l’oceano risponda termicamente, da qui il lag (periodo) di 3-6 mesi.
Una volta che l’Atlantico tropicale si scalda, diventa lui stesso un forzante autonomo: altera la convezione locale, sposta la ITCZ, modifica il gradiente di pressionecon effetti sul flusso alle medie latitudini e sulla NAO/circolazione atlantica. Rammento che la ITCZ ha una influenza rilevante nel Mediterraneo e l’Italia.
Il segnale è stagionalmente modulato, non lineare (non simmetrico con La Niña) e non stazionario (varia su scale multidecennali, influenzato da PDO, QBO, eruzioni vulcaniche). Gli eventi forti ed estremi di El Niño mostrano spesso un segnale più marcato o qualitativamente diverso rispetto a quelli deboli o moderati (non linearità).
Riassumo di seguito solo quanto emerge da pubblicazioni scientifiche peer-reviewed di primo piano (Brönnimann 2007 in Reviews of Geophysics – studio classico con oltre 600 citazioni; Scaife et al., ECMWF 2012; Martija-Díez et al. 2021 in Journal of Climate; Tang et al. 2025 in Nature Communications; e studi correlati come Mezzina et al., Beverley et al. 2024).
L’influenza d’inverno: il segnale più robusto
L’inverno è la stagione con il segnale più robusto delle teleconnessioni legate a El Niño. In coincidenza di un El Niño forte, come quello atteso, si osserva un pattern simile a una NAO negativa. La NAO negativa si realizza con l’alta pressione sulla Scandinavia e basse pressioni nel sud dell’Europa, principalmente nel settore centro-occidentale – e questo lo abbiamo visto molto spesso nell’inverno trascorso, eppure avevamo La Niña. In questa circostanza si spostano verso meridione le tempeste e le perturbazioni più intense, tanto che hanno registrato precipitazioni ingenti le Isole Canarie, Madeira, la Penisola Iberica e poi anche le regioni centrali e meridionali dell’Italia, mentre sono rimaste praticamente a secco – se non per precipitazioni del tutto sporadiche – le regioni del Nord Italia. Tuttavia, non succede sempre così: tutto dipende dalla posizione delle aree di bassa pressione, perché con una NAO negativa anche il Nord Italia può usufruire di precipitazioni abbondanti e, d’inverno, in coincidenza di fattori favorevoli, anche di nevicate.
Un altro effetto ritenuto collegato all’influenza di El Niño è quello di avere temperature più fredde nel nord-est dell’Europa, precisamente Scandinavia e nord del continente, ma con precipitazioni ridotte a causa della presenza di alte pressioni, con un sensibile calo rispetto alla media in Norvegia e, al contrario, un aumento considerevole nelle aree citate in precedenza, ossia le regioni del Mediterraneo colpite da perturbazioni provenienti da ovest. I meccanismi indiretti dominanti sono: in stratosfera, un indebolimento più frequente del Vortice Polare; in troposfera, un’estensione maggiore del PNA.
Questo comporta l’occasione di avere eventi significativi di freddo, un meteo più estremo sostanzialmente associato anche a nevicate abbondanti – aspetto più volte sottolineato da diverse riviste scientifiche con centinaia di citazioni e studi.
Eventi forti: segnale più pronunciato e statisticamente significativo; un singolo forte El Niño (es. il prolungato 1940-42) può influenzare la variabilità secolare delle temperature europee. Non linearità: i più estremi possono mostrare un blocco barotropico (alta pressione inceppata, o meglio, condizione di blocco) a ovest dell’Europa invece della classica NAO, come riportato anche dall’ECMWF.
Autunno: quando El Niño allunga il suo raggio d’azione
El Niño dovrebbe raggiungere il picco in autunno: vediamo quindi quale influenza può avere sull’Europa. Parliamo del periodo settembre-novembre, ovvero l’autunno meteorologico. Nel 2021, ResearchGate riporta che El Niño è maggiormente correlato ad anomalie di temperatura positive nell’Europa occidentale.
Precipitazioni: esiste una correlazione robusta tra El Niño e un aumento delle piogge nella Penisola Iberica e nel Bacino del Mediterraneo occidentale.
Meccanismo: si attiva un pattern di onde atmosferiche “ad arco” che si estende dal Pacifico tropicale verso l’Atlantico, favorendo il trasporto di umidità oceanica verso il sud del continente.
Semplificando, una serie di onde – saccature e anticicloni – si distende dal Pacifico tropicale sino all’Atlantico, riuscendo a trasportare grandi masse di umidità anche in Europa. Lo scorso inverno, si è sviluppato un fiume atmosferico dai Caraibi verso la Penisola Iberica, che si è poi propagato al centro e al sud dell’Italia, Sardegna e Sicilia, con piogge eccezionali.
Pertanto, anche l’autunno viene influenzato da El Niño, soprattutto quando questo è forte – ovviamente non si tratta di un’influenza diretta. Ci sono altri continenti che ne vengono colpiti più duramente; l’influenza in Europa, tuttavia, può essere sovrastata da altri indici del comportamento del clima, chiamati, come detto in precedenza, teleconnessioni.
L’estate: influenza marginale, ma con eccezioni
D’estate, l’influenza di El Niño in Europa viene definita marginale, sulla base della Circumglobal Teleconnection (CGT), ovvero una forzante tropicale che genera un treno d’onde di Rossby circumglobale con anomalie di pressione sincronizzate su tutto l’emisfero e con impatti molto ampi e simultanei. Questo argomento è stato pubblicato in un studio su Nature, rivista scientifica autorevole i cui contributi vengono sottoposti alla revisione di esperti del settore.
È stata osservata una mutazione dell’infleunza indiretta di El Niño estiva in Europa, soprattutto dal 2000 in poi. Si consideri il declino dell’influenza dell’alta pressione delle Azzorre in Europa a favore dell’alta pressione africana. È stata osservata una maggiore severità di ondate di calore e siccità soprattutto nell’Europa orientale, e più recentemente, allargata anche all’Italia ed Europa occidentale sino alla Francia, Europa centrale e Isole Britanniche.
Forte El Niño: contribuisce, tramite simmetria SST (Sea Surface Temperature), ovvero la temperatura della superficie del mare. È una variabile chiave perché l’oceano, riscaldandosi o raffreddandosi, modifica la convezione atmosferica soprastante e quindi la circolazione su larga scala. È il forzante principale di fenomeni come ENSO, NAO e teleconnessioni, con potenziali estremi termici e precipitativi amplificati in Eurasia alle medie latitudini.
Futuro: i modelli indicano un rafforzamento della teleconnessione ENSO–Europa con il Riscaldamento Globale, anche se la variabilità interna resta dominante.
Credit:
- ECMWF – Impact of ENSO on European Climate (Scaife et al., 2012)
- npj Climate and Atmospheric Science – Future climate response to strong El Niño analogues (2025)
- Geophysical Research Letters – Climate Change Alters Teleconnections (Vos et al., 2026)
- Atmospheric Science Letters – European Winter 2023/24 and El Niño (Ineson et al., 2026)
- Yale Climate Connections – A new way to track El Niño and La Niña (2026)