Super El Niño 2026: probabilità, rischi e scenari climatici per i prossimi mesi
Super El Niño: possibile, non probabile
Qui occorre essere precisi, senza eccedere né in allarmismo né in sottovalutazione. Un evento classificabile come “forte” secondo i criteri NOAA, vale a dire con anomalie nel Niño 3.4 superiori a +1,5°C, ha al momento una probabilità del 17% nel periodo Agosto-Ottobre 2026, che sale al 33% tra Ottobre e Dicembre. Uno su tre, grosso modo. Non è uno scenario da ignorare, ma nemmeno da trattare come certezza.
Michelle L’Heureux, responsabile del team ENSO della NOAA, ha scelto le parole con cura: le proiezioni indicano una direzione, non una garanzia. E alcuni ricercatori della Columbia University sottolineano che sarebbe “sorprendente” assistere a un Super El Niño così poco tempo dopo quello, già moderatamente intenso, del ciclo 2023-2024. Il serbatoio energetico del Pacifico occidentale – quello che si accumula durante La Niña e alimenta poi gli episodi estremi – potrebbe non essersi ricostituito del tutto.
C’è poi la cosiddetta “barriera di prevedibilità primaverile”. In parole povere, Aprile è storicamente il mese in cui i modelli faticano di più a fare previsioni sull’ENSO per i mesi successivi. Come ricordano i ricercatori di Yale Climate Connections, anche quest’anno quella barriera esiste, anche se il Pacifico tropicale sembra determinato a superarla con segnali più chiari del solito.
Il legame con il Riscaldamento Globale
Questo è, probabilmente, l’aspetto che dovrebbe interessare di più sul lungo periodo. Uno studio pubblicato su Nature Communications ha mostrato che il riscaldamento degli oceani profondi, prodotto dal Riscaldamento Globale antropogenico, potrebbe aumentare la frequenza degli eventi El Niño convettivi estremi del 40-80% rispetto al clima attuale. Non è un dato trascurabile, e il fatto che arrivi da una rivista della famiglia Nature gli conferisce un peso scientifico non negoziabile.
D’altronde, già nel 2023 si era osservato un meccanismo a doppia fase: prima il riscaldamento oceanico legato a El Niño e alle alte temperature dell’Atlantico, poi un’impennata delle temperature terrestri nelle medie e alte latitudini, ben oltre quanto ci si aspettasse dal solo fenomeno ENSO. Un effetto di amplificazione che, secondo i ricercatori dell’Università della California di Los Angeles, è caratteristico proprio dei Super El Niño, capaci di generare anomalie climatiche persistenti ben oltre la loro fase attiva.
In effetti, la questione non è solo meteorologica. È climatica, nel senso più profondo del termine.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Per ora, i dati convergono verso un El Niño che si consoliderà nella seconda metà del 2026, con intensità ancora da definire. Gli effetti si sentiranno su scala globale: siccità in alcune aree dell’Asia e dell’Australia, piogge anomale in Sud America, temperature più alte del normale in Europa nel corso dell’autunno. La Penisola Italiana, come spesso accade durante gli episodi El Niño di media intensità, potrebbe trovarsi in una zona grigia, con inverni tendenzialmente più miti e una variabilità primaverile superiore alla norma.
Quel che è certo, insomma, è che il Pacifico ha già preso una direzione. Quanto lontano vorrà spingersi, lo scopriremo nel corso dei prossimi mesi.
Credit:
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- IRI Columbia University – ENSO Current Forecast
- Nature Communications – Deep ocean warming-induced El Niño changes
- Nature Communications – Super El Niño events and climate regime shifts
- NOAA Climate.gov – El Niño and La Niña: FAQ