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      Home » El Nino verso fase “strong” non promette nulla di buono per l’estate 2026
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      El Nino verso fase “strong” non promette nulla di buono per l’estate 2026

      Proiezaioni inquietanti, le simulazioni climatiche mostrano la possibilità di un evento El Niño di eccezionale potenza

      Mauro Meloni
      Mauro Meloni
      Pubblicato: 21/03/2026
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      6 Min Lettura
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      Incubo El Niño sul clima  del 2026
      Verso forte El Niño con potenziali effetti anche sull’Italia

       

      Contents
      • L’Oscillazione che Scuote il Pianeta
      • L’Ombra dei Giganti del Passato
      • L’Impatto Globale e le Incertezze Europee

      Non c’è spazio per troppi giri di parole: le proiezioni meteo climatiche attuali non promettono nulla di buono. Quello che fino a poco tempo fa era solo un timore, oggi si è trasformato in una quasi certezza che gela gli esperti. Il fenomeno conosciuto come El Niño sta tornando, e i segnali indicano che non sarà un evento passeggero o moderato. Al contrario, ci stiamo dirigendo verso una fase “strong”, forse addirittura paragonabile alle ondate storiche che hanno sconvolto il meteo planetario nel 2016 e, ancor prima, nel memorabile biennio 1997-1998.

       

      L’Oscillazione che Scuote il Pianeta

      Ma cos’è, esattamente, questo fenomeno? Spesso confuso con il Riscaldamento Globale stesso, El Niño è in realtà un attore diverso, sebbene tragicamente interconnesso con esso. È una fase ciclica e naturale del sistema atmosferico-oceanico nel Pacifico tropicale equatoriale, parte dell’oscillazione ENSO (El Niño-Southern Oscillation).

       

      In condizioni normali, i venti alisei soffiano da est verso ovest, accumulando acqua calda nel Pacifico occidentale (vicino all’Indonesia). Durante El Niño, questi venti si indeboliscono o addirittura si invertono. Il risultato è che la massa d’acqua calda superficiale, solitamente confinata a un’estremità, “scivola” verso est, invadendo le coste del Sud America e riscaldando anomale porzioni di oceano. In qualche modo viene così alterata l’intera circolazione atmosferica superiore, e quindi le perturbazioni, su scala planetaria.

       

      L’Ombra dei Giganti del Passato

      Le anomalie termiche previste dalle attuali simulazioni non lasciano presagire scenari rassicuranti. Ciò che appare più impressionante, e preoccupante, è la rapidità con cui si prevede il riscaldamento, un passaggio netto e violento dalle recenti condizioni neutre (o addirittura da una lunga fase de La Niña, il fenomeno opposto che tende a raffreddare).

       

      Le analogie con il passato non sono incoraggianti per nessuno. Chi ricorda cosa accadde tra il 1997 e il 1998, anche se sono trascorsi quasi trent’anni, ha bene in mente la portata dell’evento: fu uno dei più forti mai registrati, con siccità devastanti che colpirono l’Australia e l’Indonesia e alluvioni torrenziali che flagellarono il Sud America.

       

      E poi, più recentemente, il 2016. Un altro anno orribile in cui le temperature medie globali schizzarono a livelli mai visti prima, accompagnate da incendi furiosi nel sud-est asiatico. Ora, i modelli matematici più accreditati – ammettiamolo, sono strumenti raffinati ma che talvolta possono sbagliare – indicano con inquietante convergenza che ci stiamo dirigendo proprio verso una configurazione simile.

       

      Alcuni esperti non esitano a parlare già di un possibile “Super El Niño”, anche se è opportuno sottolineare che è ancora prematuro dare per certo un evento di tale entità.

       

      L’Impatto Globale e le Incertezze Europee

      La prospettiva di un’intensità del genere è, oggettivamente, spaventosa. Ma perché questa dovrebbe essere una pessima notizia per noi, qui in Europa e in Italia? La domanda è legittima, poiché potremmo erroneamente pensare che un fenomeno localizzato nel Pacifico non ci riguardi direttamente. È un errore banale: l’atmosfera è un sistema chiuso e interconnesso, le conseguenze si ripercuotono ovunque.

       

      Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’influenza diretta di El Niño è complessa, molto meno immediata rispetto ad altre zone del pianeta, come le Americhe o l’Australia. Eppure, non possiamo considerarci affatto immuni. Le prime ripercussioni le vedremo sul termometro globale. Se il fenomeno raggiungerà i picchi previsti, il 2026 potrebbe facilmente diventare l’anno più caldo della storia, superando ogni record precedente.

       

      Con un forte El Niño a tutta forza, persino gli scenari estivi per l’Italia si complicano. Non c’è una regola fissa e i meteorologi lo sanno bene. L’impatto più marcato potrebbe aversi tra l’autunno e l’inverno, con rischio di piovosità superiore alla norma con clima generalmente meteo. Insomma, è una lotteria atmosferica dove il primo premio è quasi sempre un evento meteo estremo.

       

      La preoccupazione maggiore per la comunità scientifica non è solo il fenomeno in sé. È la sovrapposizione. Un El Niño potente che si innesca su un pianeta che è già molto più caldo rispetto al 1998 è un territorio completamente inesplorato. La risposta dell’atmosfera potrebbe essere, francamente, imprevedibile. Potremmo assistere a interazioni e feedback climatici mai osservati prima d’ora. Questo è il vero motivo per cui gli scienziati sono inquieti. El Niño sta arrivando, e ha tutta l’aria di voler fare la storia, purtroppo non in senso positivo per il meteo che ci attende nei prossimi mesi.

       

      Questo articolo è stato realizzato consultando i più recenti aggiornamenti degli autorevoli modelli proposti da ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS) per le previsioni meteo.

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      TAG:El Ninoestate 2026riscaldamento globale
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