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      Home » La Niña collassa, El Niño prende forma: il 2026 potrebbe segnare una svolta meteo climatica
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      La Niña collassa, El Niño prende forma: il 2026 potrebbe segnare una svolta meteo climatica

      ENSO sotto osservazione: il passaggio verso El Niño potrebbe influenzare uragani, inverni e circolazione emisferica

      Angelo Ruggieri
      Angelo Ruggieri
      Pubblicato: 10/01/2026
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      5 Min Lettura
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      Negli ultimi mesi il clima globale sta mostrando segnali sempre più chiari di una fase di transizione dell’ENSO, il grande motore atmosferico legato alle temperature superficiali del Pacifico equatoriale.

      Contents
      • Cos’è l’ENSO e perché conta così tanto
      • Perché La Niña sta collassando
      • I segnali che arrivano dal Pacifico
      • Cosa aspettarsi nel 2026
      • Impatti globali: uragani e inverno boreale
      • Europa: un segnale più debole ma non trascurabile
      • In sintesi

       

      L’attuale La Niña, che ha influenzato il clima globale tra il 2024 e il 2025, sta entrando in una fase di rapido collasso, aprendo la strada a un possibile ritorno di El Niño tra l’estate e l’autunno del 2026. Un passaggio che potrebbe avere conseguenze rilevanti su scala emisferica, dall’America settentrionale fino all’Europa.

       

      Cos’è l’ENSO e perché conta così tanto

      L’ENSO (El Niño–Southern Oscillation) descrive l’alternanza tra fasi fredde (La Niña) e calde (El Niño) del Pacifico equatoriale centrale, monitorate in particolare nella regione detta Niño 3.4. Quando le acque superficiali di quest’area si raffreddano, si entra in La Niña; quando si riscaldano in modo persistente, si passa a El Niño.

       

      Queste anomalie non restano confinate ai tropici: modificano la distribuzione delle piogge, la posizione dei jet stream e i grandi centri di alta e bassa pressione, influenzando il tempo atmosferico a migliaia di chilometri di distanza. Per questo ENSO è considerato uno dei principali regolatori della circolazione atmosferica globale.

       

      Perché La Niña sta collassando

      Durante La Niña gli alisei soffiano con maggiore intensità da est verso ovest, accumulando acqua calda nel Pacifico occidentale e favorendo la risalita di acque fredde lungo le coste dell’America del Sud. Questo meccanismo mantiene attivo il cosiddetto cold tongue equatoriale.

       

      Negli ultimi mesi, però, si osserva un indebolimento degli alisei e la comparsa di impulsi di vento occidentale. Quando questi flussi prendono forza, l’upwelling freddo si riduce e il calore accumulato sotto la superficie oceanica inizia a propagarsi verso est. È spesso questo il segnale che precede una transizione verso El Niño.

       

      I segnali che arrivano dal Pacifico

      Le analisi oceanografiche mostrano un progressivo riscaldamento del Pacifico centro-occidentale, accompagnato da un ampio serbatoio di acque più calde tra 100 e 250 metri di profondità. Questo warm pool rappresenta una vera e propria riserva energetica: se le condizioni atmosferiche lo permettono, il calore può emergere in superficie e innescare un evento di El Niño nel giro di pochi mesi.

       

      Allo stesso tempo, le anomalie fredde residue tipiche di La Niña stanno perdendo intensità, soprattutto nella regione Niño 4, un ulteriore indizio di un sistema ENSO in fase di riorganizzazione.

       

      Cosa aspettarsi nel 2026

      Le proiezioni stagionali indicano una rapida transizione verso condizioni neutre nel corso del 2025 avanzato, seguita da un probabile sviluppo di El Niño nel 2026, inizialmente in forma moderata ma con possibilità di rafforzamento tra estate e autunno. L’evento potrebbe poi consolidarsi durante l’inverno 2026/27, con una durata anche superiore a un solo anno.

       

      Impatti globali: uragani e inverno boreale

      Un Pacifico in regime di El Niño tende a ridurre l’attività degli uragani atlantici, aumentando la stabilità atmosferica e il wind shear sul bacino tropicale. Storicamente, questi anni registrano meno tempeste e una probabilità inferiore di uragani intensi.

       

      Sul fronte invernale, El Niño favorisce una profonda depressione sul Nord Pacifico e uno spostamento verso nord del getto polare. Negli Stati Uniti settentrionali questo si traduce spesso in inverni più miti, mentre le regioni meridionali e orientali possono sperimentare fasi più perturbate e, a tratti, fredde.

       

      Europa: un segnale più debole ma non trascurabile

      L’influenza di ENSO sull’Europa è indiretta e passa attraverso le teleconnessioni atlantiche. In presenza di El Niño aumenta la probabilità di ondulazioni del getto e di scambi meridiani, con possibili fasi fredde e nevose tra Europa centrale e sud-orientale. Tuttavia, l’elevata variabilità interna dell’Atlantico rende questi effetti meno prevedibili rispetto al Nord America.

       

      In sintesi

      La fine di La Niña e la possibile nascita di El Niño nel 2026 rappresentano un passaggio chiave per il clima globale. Le conseguenze non saranno immediate né identiche ovunque, ma il sistema atmosferico sta chiaramente entrando in una nuova fase.

       

      I prossimi mesi saranno decisivi per capire tempi, intensità e durata del prossimo El Niño e per valutare i suoi effetti su stagioni, eventi estremi e dinamiche atmosferiche a scala planetaria.

       

      Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.

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      TAG:Effetti El Niñoeffetti la ninaEl NinoLa Niña 2025
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