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      Home » Da Novembre, quando farà realmente freddo con gli indici climatici favorevoli
      A Scelta dalla RedazioneWiki Meteo

      Da Novembre, quando farà realmente freddo con gli indici climatici favorevoli

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 18/10/2025
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      14 Min Lettura
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      In questo articolo di didattica meteo, analizzeremo i vari indici climatici che possono determinare il freddo e le nevicate in Europa, con una sovvraposizione al clima dei tempi moderni.

      Quando arriva l’inverno, tutti chiediamo alla scienza una risposta semplice: farà freddo? In realtà il freddo, quello vero, nasce da un incastro di fattori che gli esperti chiamano “indici di comportamento del clima“. Sono come i capitoli di un romanzo atmosferico: alcuni predispongono la scena, altri la stravolgono, altri ancora restano sullo sfondo ma decidono il finale. Eppure, anche con indici “perfetti” per il gelo, in Italia possono dominare lunghi periodi miti, cieli limpidi e alta pressione. Capire perché accade aiuta a leggere meglio le stagioni, senza sensazionalismi e con il gusto di seguire una trama piena di colpi di scena.

       

      Gli indici che predispongono il freddo in Europa

      Il primo protagonista è la NAO, la North Atlantic Oscillation. Quando è in fase negativa, la pressione cala vicino all’Islanda e sale verso le Azzorre: la corrente a getto rallenta e si ondula, aprendo “porte” per l’aria artica diretta su Europa meridionale. In termini pratici significa più probabilità di irruzioni fredde su Italia, Spagna, Francia e Balcani in pieno dicembre e gennaio. La NAO è il “regista” del tempo atlantico: se punta a sud, i blocchi anticiclonici si spostano, i cicloni cambiano traiettoria, e il Mediterraneo può ritrovarsi improvvisamente sulla rotta del gelo.

       

      Cugina della NAO è l’AO, l’Arctic Oscillation, che misura la “forza” del Vortice Polare nella troposfera. AO negativa equivale spesso a un vortice “sfiancato”, con scambi meridiani più intensi e colate fredde verso le medie latitudini. AO positiva, invece, tiene il freddo “in gabbia” tra Groenlandia e Artico. NAO e AO non sono sempre in sincronia, ma quando entrambe virano in negativo a cavallo di dicembre–gennaio, in Europa le probabilità di episodi invernali aumentano sensibilmente.

       

      Poi c’è l’ENSO, cioè El Niño e La Niña, che nascono lontano, nel Pacifico tropicale, ma riescono a deformare i grandi equilibri atmosferici anche sul bacino nordatlantico. In certe annate di El Niño, la seconda parte dell’inverno può favorire onde planetarie tali da aumentare i blocchi tra Groenlandia e Atlantico settentrionale; in alcune La Niña, invece, il getto può allungarsi e piegare le traiettorie verso Europa centro–meridionale. Il punto chiave è che questo legame non è fisso: cambia con il decennio, con lo stato di fondo dell’oceano e con altri attori che entrano in scena.

       

      Tra questi spicca la QBO (Quasi–Biennial Oscillation), l’oscillazione dei venti nella stratosfera equatoriale tra fasi orientali e occidentali. Non porta freddo di per sé, ma modula il “ponte” tra stratosfera e troposfera: ci sono periodi in cui una QBO orientale è associata a un Vortice Polare più vulnerabile e a maggiori probabilità di stratwarming. Ed eccoci al cuore della faccenda: quando il Vortice Polare stratosferico si indebolisce bruscamente, con un riscaldamento improvviso (SSW), nelle settimane successive la circolazione alle medie latitudini può ribaltarsi. Blocchi di alta pressione comparsi alle alte latitudini deviando le correnti e aprendo corridoi freddi verso Europa e Mediterraneo. Non sempre, non ovunque, non con gli stessi tempi: ma il segnale, quando si innesta, è potente.

       

      Ondata di gelo trascurata

      Dopo il gennaio 1985, nel febbraio 1986 si ebbe un’ondata di freddo eccezionale, passata in secondo piano, oscurata per importante da quella del 1985 perché non portò nevicate storiche al Nord Italia. Ma invece, si ebbero rilevantissime, anche da record nell’arco di poche ore, in Sardegna, nord Campania e Lazio, compresa Roma.

      Ecco le mappe.

       

      Sul fronte sub–stagionale, la MJO (Madden–Julian Oscillation) è il metronomo tropicale che organizza convezione e temporali sull’Oceano Indiano e sul Pacifico. Le sue “fasi” possono innescare, dopo circa una o due settimane, cambi di regime anche sull’Atlantico Nord e sull’Europa, favorendo pattern più bloccati o più zonali. È un indizio prezioso per capire perché una seconda metà di gennaio può cambiare volto all’improvviso.

       

      Infine, un tassello “continentale”: l’avanzata della neve in Eurasia in ottobre. Annate con neve precoce e diffusa sono state associate, in media, a inverni con AO più negativa. È un legame discusso e non costante, ma resta uno degli indizi che i previsori osservano all’inizio della stagione fredda.

       

      Perché in Italia può dominare la mitezza anche con indici “favorevoli”

      Fin qui il copione promette gelo. E allora perché in Italia finiamo spesso sotto cupole di alta pressione, con gennaio tiepido in pianura e foschie tenaci? La risposta sta nel mosaico mediterraneo, dove piccole deviazioni della corrente a getto cambiano radicalmente l’esito.

       

      Primo elemento: la posizione del blocco. Un pattern da NAO negativa può manifestarsi con un robusto anticiclone tra Groenlandia e Islanda e una depressione verso le Azzorre. Ma se la cresta di alta pressione si allunga troppo sull’Atlantico centrale e non verso la Scandinavia, la saccatura fredda può scivolare sulla Francia occidentale o rimanere incollata alla Gran Bretagna, lasciando il Mediterraneo centrale ai margini. Bastano pochi gradi di longitudine per spostare l’asse della colata, ed ecco che Italia resta in ombra, protetta dalla propaggine dell’Anticiclone delle Azzorre o da una cella subtropicale in rinforzo dal Nord Africa.

       

      Secondo: la non–stazionarietà delle teleconnessioni. Il legame tra El Niño/La Niña e Europa non è un interruttore. Cambia con i decenni, talvolta si rafforza, talvolta s’indebolisce, e spesso agisce in modo diverso tra dicembre e febbraio. Così, un segnale “freddo” atteso in teoria può essere neutralizzato da un getto più teso, oppure posticipato alla parte finale della stagione, quando il Mediterraneo ha già accumulato calore.

       

      Terzo: il mare. Il Mar Mediterraneo si sta scaldando più della media globale, e nelle annate con acque molto tiepide in autunno e inizio inverno l’aria che sfila in quota trova sotto di sé un serbatoio di calore che tende a gonfiare l’anticiclone e a smussare gli impulsi freddi. Non significa che il freddo non possa arrivare; spesso però “frana” qualche centinaio di chilometri più a est o più a ovest, mentre sulle coste tirreniche si installa una alta pressione resiliente, con inversioni termiche e freddo relegato alle valli durante la notte, non in quota.

       

      Quarto: l’orografia. Le Alpi sono una diga: se l’irruzione arriva troppo da ovest, il flusso si schiaccia al di là del crinale e in Pianura Padana si respira aria mite in quota con nubi basse al suolo. Se l’irruzione è da nordest, i Balcani raccolgono il nucleo gelido e l’Adriatico lo mitiga lungo la corsa, lasciando al Centro–Sud fenomeni più vivaci e al Nordovest cieli stabili. Stesso indice, effetti locali diversissimi.

       

      Il ruolo dei blocchi, del Vortice Polare e delle onde tropicali

      Quando una SSW disturba la stratosfera, tutti attendono il “crollo del vortice” al suolo. Ma la propagazione verso la troposfera dipende da come si organizza il blocco alle alte latitudini. Se il blocco si posiziona su Groenlandia e Isole Britanniche, la porta fredda può aprirsi per il Mediterraneo occidentale; se invece l’alta si impianta sulla Scandinavia, l’Italia viene raggiunta più facilmente da correnti continentali, specie lungo l’Adriatico. Se però il blocco resta disallineato, l’Italia può finire sotto una “campana” anticiclonica con inversioni e smog, mentre il grande freddo scorre più a est, dalla Ucraina alla Turchia.

       

      Anche la MJO gioca una partita sottile. Fasi con convezione attiva sull’Oceano Indiano spesso rilanciano, dopo una decina di giorni, pattern più bloccati sull’Atlantico europeo. Ma se la stessa MJO avanza in fasi che rinforzano un getto zonale, l’effetto si capovolge e i tentativi di colata vengono “tagliati” a monte. Per questo due settimane possono cambiare l’intero volto di gennaio: non è magia, è dinamica d’onda.

       

      La QBO infine modula la porta stratosferica. In alcune fasi orientali si osserva una maggiore propensione a indebolimenti del Vortice; in fasi occidentali, il vortice tende a rimanere più compatto. Ma questo effetto è statistico, non deterministico. La stagione 2023/24 ha mostrato quanto il “quando” e il “dove” delle onde planetarie sia decisivo: tre disturbi stratosferici in rapida sequenza, ma impatti al suolo disomogenei nello spazio e nel tempo.

       

      Perché le previsioni “freddo sì / freddo no” deludono spesso

      La tentazione di ridurre l’inverno a un semaforo è forte. In realtà parliamo di un sistema caotico, in cui gli indici danno un “bias”, una propensione. NAO, AO, ENSO, QBO, MJO, neve eurasiatica, SST del Mediterraneo: ciascuno spinge l’atmosfera in una direzione, ma gli esiti dipendono dall’interazione tra loro e dall’internal variability, quella variabilità interna che rende diverso un gennaio dall’altro anche a parità di forzanti. E contano tantissimo i tempi: un El Niño può favorire un pattern più freddo a fine inverno, ma se il Mediterraneo è molto caldo o se una fase della MJO spegne i blocchi atlantici proprio in quel periodo, la finestra si chiude.

       

      Ecco perché in Italia convivono stagioni con indici “freddi” ma poche ondate di gelo, e viceversa episodi crudi in annate considerate sfavorevoli. È il motivo per cui i centri di previsione usano ensemble, scenari probabilistici e diagnostiche a più scale. L’obiettivo non è indovinare il giorno della nevicata a novembre, ma stimare quando l’atmosfera è “vicina” a uno stato che rende plausibile il freddo duraturo. Il resto lo decidono dettagli come la posizione di un blocco sul Nord Atlantico o un piccolo shift del getto sopra le Isole Britanniche.

       

      Come leggere i prossimi inverni italiani

      Se volete un vademecum per appassionati, tenete d’occhio alcuni segnali senza aspettarvi verità assolute. Una NAO tendenzialmente negativa tra dicembre e gennaio aumenta la probabilità di discese fredde verso il Mediterraneo; una AO negativa indebolisce il recinto artico; una MJO che attraversa le fasi più favorevoli ai blocchi può aprire finestre fredde dopo una o due settimane; una SSW ben posizionata cambia la regia del Vortice Polare. Ma ricordate sempre il contrappeso: SST elevate nel Mar Mediterraneo, anticicloni persistenti, traiettorie dei cicloni spostate di poco. È in quel “poco” che si decide se in Italia vivremo gennaio di gelo o di foschie.

       

      Credits:

        • Proceedings of the National Academy of Sciences – NAO Past, Present and Future
        • Journal of Climate – The Summer North Atlantic Oscillation
        • Nature Climate and Atmospheric Science – Sudden Stratospheric Warming Events
        • Geophysical Research Letters – Enhanced Polar Vortex Predictability Following SSW
        • Weather and Climate Dynamics – ENSO Teleconnections to Europe
        • Geophysical Research Letters – Drivers of Changes to ENSO-Europe Teleconnection
        • Reviews of Geophysics – Teleconnection of ENSO to the Stratosphere
        • Journal of Climate – Influence of MJO on Northern Hemisphere Winter Blocking
        • Nature Climate and Atmospheric Science – Large-scale controls of MJO propagation
        • Journal of Climate – Impact of QBO on Northern Winter Stratospheric Polar Vortex
        • Atmospheric Chemistry and Physics – Tropospheric pathway of QBO impact on polar vortex

       

       

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      TAG:alta pressioneAOblocco atmosfericocorrente a gettoEl NinoENSOindici climaticiinverno freddoItaliaLa Ninamare mediterraneo sstmediterraneomjoNAOneveoscillazione articaQBOstratwarmingteleconnessionivortice polare
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