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L’andamento meteo dell’estate nel bacino del Mediterraneo non dipende solo da ciò che accade localmente, ma è l’esito di un complesso equilibrio di forzanti globali. Tra i protagonisti invisibili ma determinanti di questa dinamica ci sono gli indici ENSO, ovvero El Niño e La Niña, e un regolatore fondamentale del clima europeo: la NAO. L’interazione tra questi fenomeni può facilitare o ostacolare la formazione dell’anticiclone africano, sostituto di quello delle Azzorre, e contribuire all’innesco della cosiddetta Heat Dome, responsabile di ondate di calore eccezionali.
Che cosa è la NAO in meteorologia
La North Atlantic Oscillation (NAO) è un indice climatico che misura la differenza di pressione atmosferica a livello del mare tra l’Islanda e le Azzorre. Questo contrasto determina la posizione e l’intensità del getto polare atlantico, influenzando in modo diretto il tempo atmosferico sull’Europa.
Quando la NAO è positiva, si osserva una forte differenza di pressione tra le due regioni: le correnti occidentali si intensificano, spingendo le perturbazioni più a nord e portando tempo più secco e stabile sull’Europa meridionale, inclusa l’Italia. Quando invece la NAO è negativa, la differenza di pressione si riduce: le perturbazioni si abbassano di latitudine, raggiungendo più facilmente il Mediterraneo con piogge e instabilità.
La correlazione tra NAO e piovosità sull’Europa è confermata da numerosi studi, come evidenziato in questo articolo pubblicato su Nature Communications, dove si mostra come una NAO negativa favorisca condizioni più umide in Europa meridionale e centrali.
El Niño e La Niña: il legame con la NAO
I fenomeni di El Niño e La Niña, noti collettivamente come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), si originano nel Pacifico tropicale, ma la loro influenza si estende ben oltre. Come dimostrato da ricerche pubblicate su Geophysical Research Letters e Journal of Climate (fonte NOAA), ENSO può modificare la circolazione atmosferica globale, compresa quella atlantica.
In particolare, El Niño tende a indebolire la NAO, portandola verso valori negativi, mentre La Niña può rinforzarla, mantenendola in fase positiva. Questo legame è mediato da onde planetarie e dalla modulazione dei getti subtropicali e polari. Di conseguenza, le anomalie ENSO possono indirettamente condizionare la frequenza e la traiettoria delle perturbazioni atlantiche che raggiungono l’Europa.
Anticiclone africano e l’ostacolo alle perturbazioni estive
Nel quadro meteorologico estivo italiano, la figura più influente non è più l’anticiclone delle Azzorre, ma l’anticiclone africano. Quest’ultimo, come spiegato in questa analisi del Copernicus Climate Change Service, si estende a latitudini insolitamente elevate, portando con sé aria molto calda e secca in quota.
A differenza dell’anticiclone oceanico delle Azzorre, che lasciava margini al transito di impulsi instabili, quello africano agisce come una barriera dinamica. Questo blocco è favorito dall’elevato geopotenziale, ovvero dall’altezza alla quale si trova una determinata pressione atmosferica – solitamente i 500 hPa – che risulta anomala e più alta del normale.
Geopotenziali elevati indicano una massa d’aria calda molto spessa e quindi più difficile da scalzare. Questo ha effetti molto concreti: diminuisce la convezione diurna, inibisce la formazione dei temporali pomeridiani sulle Alpi, e di conseguenza riduce i meccanismi di raffreddamento estivi naturali.
Heat Dome: che cos’è e perché causa ondate di calore estreme
Quando l’anticiclone africano si radica con forza e resta stazionario sopra una regione per più giorni o settimane, può originarsi un fenomeno noto come Heat Dome. Si tratta di una cupola di alta pressione molto potente e persistente, sotto la quale l’aria calda si accumula, senza possibilità di dispersione.
Come documentato in questa pubblicazione della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), la Heat Dome agisce come un coperchio, comprimendo e riscaldando ulteriormente l’aria sotto di essa. Questo meccanismo è simile a quello di un forno statico, in cui l’aria non solo resta calda, ma diventa progressivamente più torrida giorno dopo giorno.
È proprio questa struttura che ha portato a ondate di calore record in Europa, Nord America e Asia negli ultimi anni, come riportato anche da BBC durante l’evento estremo del 2021 in Canada.
Un nuovo assetto climatico estivo nel Mediterraneo
Dunque, l’interazione tra ENSO, NAO e anticiclone africano non è solo una questione teorica. Si tratta di meccanismi interconnessi che condizionano il meteo dell’estate italiana, con impatti significativi sulla distribuzione delle piogge, sulla durata delle ondate di calore e sul rischio di eventi estremi.
L’estate 2025 si avvicina con il probabile ritorno di El Niño, che potrebbe spingere la NAO verso valori negativi, aprendo a maggiori possibilità di instabilità. Ma la presenza ingombrante dell’anticiclone africano, con i suoi geopotenziali elevati e la predisposizione alla formazione di Heat Dome, rischia di rendere inefficaci anche le oscillazioni dell’Atlantico.
Il risultato? Un’estate sempre più calda, stabile e secca, a meno di inversioni di tendenza inattese. (METEOGIORNALE.IT)
