
(METEOGIORNALE.IT) Ci sono importanti novità per quanto riguarda il meteo dei prossimi mesi. Le più recenti valutazioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) suggeriscono che tra l’autunno e l’inizio dell’inverno 2025 potrebbe tornare La Niña. Per chi non lo sapesse, si tratta di fenomeno climatico in grado di condizionare profondamente la circolazione atmosferica a livello globale.
La probabilità
Secondo i calcoli degli esperti, esiste una probabilità di circa il 60% di entrare in regime di Niña tra ottobre e dicembre. Prima di procedere è importante evidenziare quanto. Ciò non equivale a una previsione meteo a tutti gli effetti. Non potremo mai sapere come cambierà il tempo tra due o tre mesi.
Però possiamo analizzare i cosiddetti segnali teleconnettivi. Che verso un inverno che, almeno potenzialmente, potrebbe presentare caratteristiche importanti. Sarà il caso di gelate diffuse e precipitazioni nevose più frequenti anche in Italia? Scopriamolo insieme.
Le valutazioni ufficiali degli enti scientifici
In questa analisi vedremo nel dettaglio il quadro elaborato dai principali centri meteorologici internazionali, come il NOAA statunitense e l’IRI della Columbia University, e cercheremo di capire in che modo tali segnali possano tradursi in scenari concreti per il prossimo inverno nel nostro Paese.
La NOAA e il Climate Prediction Center (CPC) statunitense prospettano una Niña debole e probabilmente di breve durata, attesa soprattutto tra l’autunno e l’inizio dell’inverno. Successivamente, con il cuore della stagione invernale, le condizioni potrebbero tornare verso una neutralità.
Più cauta ancora la valutazione dell’IRI, che mantiene una quota di incertezza significativa e non esclude la possibilità che l’ENSO resti neutrale nel trimestre iniziale della stagione fredda. Stiamo parlando quindi di scenari un po’ diversi. E ovviamente, tutto questo mette in evidenza quanto sia complesso prevedere con largo anticipo le evoluzioni di un fenomeno come l’ENSO. A maggior ragione, diventa difficilissimo prevedere con precisione l’andamento stagionale.
Il ruolo della Niña: un’ attenta analisi
In genere, la letteratura scientifica mostra che un raffreddamento delle acque pacifiche equatoriali può condizionare in modo abbastanza forte l’oscillazione nord-atlantica (NAO) e favorire schemi di blocco barico nell’area compresa tra l’Atlantico e la Scandinavia.
So che non è facile. Infatti cerchiamo di semplificare. La Niña tende a incentivare configurazioni atmosferiche di tipo “meridiano”, con scambi di masse d’aria più intensi tra nord e sud. Di conseguenza, si creano le condizioni per discese di aria molto fredda dirette verso il continente europeo.
Ma attenzione. Ciò non significa automaticamente che saremo presi da ondate di freddo. È possibile altresì che verremo interessati da lunghe fasi meteo miti. Quindi andiamoci cauti a dire che avremo un Inverno freddo e nevoso.
Altre conferme
Anche il Met Office conferma che, in presenza di La Niña, le probabilità di un inizio d’inverno più rigido in Europa occidentale aumentano sensibilmente. Successivamente, con il progredire della stagione, la circolazione potrebbe di nuovo favorire un rafforzamento delle correnti atlantiche. Sarebbero precipitazioni di stampo autunnale, quindi tanta acqua e neve solo in montagna.
Un aspetto interessante emerso da studi recenti riguarda la maggiore prevedibilità degli inverni europei proprio negli anni dominati da fasi ENSO estreme. Ciò non significa che si possa determinare con precisione se e quando arriveranno nevicate, ma aumenta la probabilità di riconoscere configurazioni tipiche come blocchi persistenti, deviazioni del getto polare o fasi di NAO negativa. Come vedete, cari lettori, la situazione è molto complessa. È difficile stimare con precisione l’andamento delle stagioni che verranno.
Scenari possibili per l’Italia
Dato per assodato che queste non sono previsioni a tutti gli effetti ma solo scenari, cerchiamo di capire che cosa potrebbe accadere in Italia. Nel caso si instaurassero configurazioni con NAO negativa e presenza di un anticiclone di blocco tra Groenlandia e Scandinavia, l’aria fredda artico-continentale potrebbe riversarsi sull’Europa centrale e successivamente sulla Valle Padana.
Febbraio 2026 sarebbe il mese più a rischio. Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale e basso Veneto sono le zone che statisticamente beneficiano di simili configurazioni, con la possibilità che la neve arrivi anche su città di pianura come Milano, Torino e Bologna. È una probabilità, non certo una certezza. È anche possibile che le ondate di gelo virino più a oriente… Ma ne riparleremo.


DOMANDE INTERESSANTI
Che cos’è La Niña?
È un fenomeno climatico caratterizzato dal raffreddamento delle acque del Pacifico equatoriale, capace di influenzare la circolazione atmosferica mondiale.
Qual è la probabilità che La Niña si verifichi tra autunno e inverno 2025?
Secondo la WMO, la probabilità è di circa il 60% tra ottobre e dicembre.
Significa che avremo un inverno molto freddo in Italia?
Non necessariamente: i segnali aumentano le probabilità di fasi fredde, ma non garantiscono che queste si manifestino con continuità.
Quali regioni italiane potrebbero essere più interessate dalla neve?
Statisticamente Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale e basso Veneto sono le zone più esposte in presenza di NAO negativa.
Quando ci potrebbe essere il picco del rischio freddo e neve?
Febbraio 2026 è indicato come il mese potenzialmente più critico.
Il NOAA e l’IRI concordano nelle valutazioni?
Non del tutto: il NOAA prospetta una Niña debole e breve, mentre l’IRI mantiene più incertezza e non esclude una fase neutrale.
Che ruolo ha la NAO nelle previsioni invernali?
Una NAO negativa favorisce irruzioni di aria fredda verso l’Europa, aumentando le probabilità di gelo e neve in Italia.
Il Met Office cosa prevede?
Con La Niña, il Met Office evidenzia un aumento delle probabilità di un inizio inverno rigido in Europa occidentale.
Possiamo già sapere se nevicherà a Milano o Torino?
No, non esistono certezze. Esistono solo scenari probabilistici basati su configurazioni atmosferiche tipiche.
Perché è così difficile prevedere gli inverni?
Perché fenomeni come l’ENSO e la NAO interagiscono in modo complesso, rendendo impossibile una previsione stagionale precisa a diversi mesi di distanza. (METEOGIORNALE.IT)



