LUGLIO, il meteo dopo il refrigerio "onda di caldo" peggiore
Vi ho già parlato del rischio di una forte ondata di calore che si verificherà dopo il refrigerio di cui tanto si discute in questi giorni. Trovo preoccupante la possibile rotta di questa bolla d’aria rovente che, secondo i modelli matematici, andrà probabilmente a toccare in particolare la Penisola Iberica e la Francia .
Il meccanismo è ben documentato dalla scienza : l’aria calda sulla Penisola Iberica si sposta verso la Francia, transitando su aree continentali e giungendo sul territorio francese estremamente surriscaldata . Per questo motivo, oltre che per la situazione di cosiddetto “Dome” – ovvero la compressione dell’aria verso i bassi strati – in Francia si registrano temperature diffusamente altissime, come sta già avvenendo con un’ondata di calore che ha assunto caratteristiche di eccezionalità .
Secondo il National Geographic , un heat dome è un fenomeno meteorologico prodotto quando una vasta area di alta pressione atmosferica forma una cresta su una regione e vi rimane per giorni o addirittura settimane . Questa “cupola” agisce come un coperchio , impedendo al calore di fuoriuscire e bloccando la formazione di nuvole, portando a temperature persistentemente elevate.
In alcune località francesi i valori sono saliti ben oltre i 40°C , ma questo è successo anche in Germania e nel Benelux. Ondate di calore notevolissime in un contesto di temperature superiori alla media comunque da tanto tempo. Poi in Francia c’è anche da dire, soprattutto sul settore settentrionale, che c’è siccità , in quanto dall’inizio dell’anno sono cadute molto meno precipitazioni rispetto alla media e ci sono state innumerevoli giornate di sole – addirittura a Parigi più che ad Ajaccio.
La nuova ondata di calore potrebbe però avere una rotta diversa . Anche se Francia e Spagna sono predestinate ad avere temperature elevate, questa potrebbe stavolta essere sospinta, per cause derivanti dallo spostamento verso ovest dell’ anticiclone delle Azzorre , verso l’Italia . Questo scenario mi ricorda quello che avvenne nell’ ultima decade di Luglio del 2017 .
Nel 2017 si ebbero oltre due settimane di ondata di calore di eccezionale portata, con le temperature che superarono i 40°C in Sardegna e in molte località del Centro Italia . Addirittura si registrarono 40°C anche in varie aree della Pianura Padana . Fu un’ ondata di calore veramente ragguardevole, e a dire il vero nessuno se l’aspettava perché a Luglio ci fu un cambiamento atmosferico del tipo di quello che sta per avvenire ora, anche se più incisivo dato che cadde la neve sulle Alpi – non a bassa quota ovviamente, ma comunque ci furono delle nevicate che interessarono anche l’Appennino nelle quote più elevate.
Questo non è molto normale a Luglio, però può succedere. A seguito di ciò, nessuno sulla base dell’osservazione dei modelli matematici allora disponibili – compresi quelli stagionali e quelli che facevano previsioni fino a un mese e mezzo – aveva il sentore di dover affrontare un’ondata di calore con temperature in picchiata verso l’alto . Eppure avvenne improvvisamente, e le temperature salirono vertiginosamente come ho detto a valori addirittura ben superiori ai 40°C.
Nella Sardegna interna si toccarono 45°C , ma sopra i 40°C si andò anche sull’Italia centrale. Fu veramente un’ondata di calore importantissima che per alcune aree si poteva paragonare, come secondaria come entità, a quella del 1983 . Secondo i Centers for Disease Control and Prevention , nel 1983 proprio nello stesso periodo tra fine Luglio e la prima parte di Agosto si ebbe un’ondata di calore spaventosa, con temperature atroci. A Roma le temperature massime registrate nel centro della città furono di 34°C o superiori per 13 giorni consecutivi e di 36°C o superiori per 5 giorni consecutivi (25-29 Luglio).
Ma fu Firenze a registrare i valori più impressionanti, superando i 40°C e stabilendo addirittura il record storico cittadino che, ad oggi, appartiene proprio al 1983. Numerose stazioni meteorologiche della Sardegna hanno il record della temperatura storica proprio in quei giorni. Fu una situazione epocale per quanto riguarda il caldo sardo: in Sardegna infatti si ebbero anche incendi devastanti e incontrollati per diversi giorni, e purtroppo questi incendi causarono anche delle vittime.
La correlazione tra ondate di calore estreme e incendi è ben documentata dalla ricerca scientifica. Secondo studi pubblicati su Nature Communications , gli incendi forestali globali rappresentano circa il 15% della perdita totale di foreste, principalmente nelle alte latitudini settentrionali, e l’aumento delle temperature superficiali causato dagli incendi può persistere per circa 5 anni. Il NOAA conferma che i cambiamenti climatici, inclusi l’aumento del calore, la siccità prolungata e un’atmosfera più “assetata”, sono stati un fattore chiave nell’incremento del rischio e dell’estensione degli incendi negli Stati Uniti occidentali durante le ultime due decadi.
Come spiega l’ Environmental Defense Fund , il calore estremo e la siccità , che stanno peggiorando a causa dei cambiamenti climatici, possono alimentare gli incendi. Le temperature più elevate fanno evaporare più umidità dal suolo e dalla vegetazione, seccando alberi, arbusti ed erba e trasformando la lettiera di foglie e i rami caduti in esca. In periodi di siccità, gli alberi stressati dalla mancanza d’acqua possono anche diventare più vulnerabili a insetti e malattie che possono indebolirli o ucciderli, creando più combustibile per gli incendi.
Insomma, le ondate di calore dopo metà Luglio e sino alla prima decade di Agosto e Ferragosto potrebbero essere esplosive , molto più marcate rispetto a quelle precedenti. Questa osservazione è supportata da evidenze scientifiche sempre più solide. L’ EPA americana documenta come l’estensione dell’area bruciata dagli incendi ogni anno sembra essere aumentata dagli anni ’80, con 10 dei peggiori anni per superficie bruciata tutti verificatisi dal 2004.
Le ragioni fisiche dietro questa intensificazione sono chiare. Come spiega Wikipedia nella sua voce sui heat dome , i heat dome possono sorgere in condizioni estive statiche e secche, quando una massa di aria calda si accumula e l’alta pressione dell’atmosfera terrestre spinge l’aria calda verso il basso. L’aria viene quindi compressa e, poiché il suo calore netto è ora in un volume più piccolo, aumenta di temperatura.
Quello che più mi inquieta è la prevedibilità limitata di questi eventi estremi. Come abbiamo visto nel 2017, anche i modelli più sofisticati possono fallire nel prevedere l’intensità e la durata di queste ondate di calore eccezionali. La Reuters sottolinea che l’ Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente al mondo , con un tasso doppio rispetto alla media globale, e che i cambiamenti climatici stanno rendendo le ondate di calore estreme come quella attuale più precoci nell’anno e persistenti in mesi successivi.
Il fenomeno Dome , tecnicamente noto come heat dome, sta diventando sempre più comune. Secondo Scientific American , un heat dome si verifica quando una regione persistente di alta pressione intrappola il calore su un’area che può estendersi su diversi stati e persistere per giorni o settimane. Tipicamente, i heat dome sono legati al comportamento del jet stream, una banda di venti veloci nell’alta atmosfera che generalmente scorre da ovest a est.
La situazione attuale mi fa riflettere su come il nostro rapporto con l’estate stia cambiando radicalmente. Non si tratta più di “sopportare” qualche giorno di caldo intenso, ma di prepararsi a affrontare fenomeni meteorologici sempre più estremi che possono durare settimane e avere conseguenze devastanti sia sulla salute umana che sull’ambiente.
Studi recenti pubblicati dalla Climate Cosmos mostrano che tra il 2000 e il 2019 si sono verificati circa 489.000 decessi correlati al calore ogni anno a livello globale, con il 45% di questi in Asia e il 36% in Europa. Solo nell’estate del 2022, in Europa si sono verificati circa 61.672 decessi in eccesso correlati al calore.
La nuova normalità climatica sembra essere caratterizzata da questi contrasti estremi : periodi di caldo devastante alternati a fenomeni meteorologici violenti, il tutto su uno sfondo di temperature costantemente al di sopra delle medie storiche. Come cittadini e come società , dobbiamo imparare non solo a convivere con questa realtà, ma anche a prepararci meglio per eventi che, come l’ondata del 1983 o quella del 2017, possono presentarsi con una violenza e un’intensità che sfidano ogni previsione.
L’estate del 2025 si sta configurando come un banco di prova per la nostra capacità di adattamento a un clima che cambia più velocemente di quanto riuscissimo a immaginare anche solo pochi anni fa.
