Fa caldo davvero o è solo percezione soggettiva?
Partiamo da un concetto spesso frainteso: la “normalità” climatica. Quando si dice che una temperatura è “nella media”, non si intende un valore preciso, bensì una fascia statistica. Questa fascia tiene conto delle oscillazioni tipiche di un certo periodo, calcolate su base trentennale (attualmente il riferimento usato da centri come ECMWF e Copernicus è il trentennio 1991-2020).
Dunque dire che a GIUGNO in PIEMONTE si toccano i 28-30°C e che “è normale” può avere senso se si è all’interno di quella fascia. Ma attenzione: non è “normale” quando a inizio mese si raggiungono i 35°C o si registrano minime tropicali, come sta accadendo in VAL PADANA.
Ecco il punto: i valori minimi superiori a 20°C di notte, noti come “notti tropicali”, sono un fenomeno che in passato si osservava sporadicamente a LUGLIO e AGOSTO, soprattutto nelle aree urbane. Adesso invece li vediamo già a GIUGNO, anche in aree rurali, il che è un chiaro sintomo di riscaldamento climatico in atto, come confermato da studi pubblicati dal NOAA (fonte) e da Copernicus (fonte).
Valori estremi: Sardegna, Sicilia, ma anche Romagna
Negare che **in diverse zone del SUD ITALIA – dalla SICILIA al cuore della SARDEGNA – siano già stati superati i 35°C è un’operazione ideologica o una disattenzione ai dati. In alcune località dell’interno, si sono registrati picchi tra i 37°C e i 39°C, con valori ufficiali di ARPAS e SIAS a testimoniarlo.
A questi si è aggiunta DOMENICA 8 GIUGNO la ROMAGNA, con punte che hanno toccato i 35°C nell’entroterra di FORLÌ-CESENA e RAVENNA. Possiamo davvero chiamarla “normalità”? Siamo a GIUGNO, non ad AGOSTO.
Ondata di calore, ma che confusione che si fa
L’ondata di calore, per essere tale, non deve colpire tutta Italia contemporaneamente. Basta che persistano per almeno tre giorni consecutivi temperature sensibilmente superiori alla media stagionale, con minime alte e massime elevate. Questo è ciò che sta accadendo al SUD, ma anche in alcune zone del CENTRO-NORD.
È inutile fare a gara a chi ridimensiona meglio: le condizioni meteo attuali soddisfano i criteri dell’ondata di calore, anche se non è generalizzata. E come sottolineato da studi del WMO (World Meteorological Organization) (fonte), proprio l’aumento della frequenza e della durata di questi eventi è uno dei segnali inequivocabili del cambiamento climatico in atto.
Le previsioni: in arrivo almeno due nuove fasi bollenti
Secondo i modelli numerici, in particolare GFS e ECMWF, nelle prossime due settimane l’ITALIA sarà interessata da due nuove ondate di calore, intervallate da brevi rinfrescate locali, dovute a infiltrazioni atlantiche o ritorni d’aria balcanica.
Ma attenzione: questi break non riporteranno le temperature su medie nazionali, e saranno limitati geograficamente. Per esempio, qualche temporale rinfrescherà il NORDOVEST, ma non avrà impatto sul clima infuocato della SICILIA o del SALENTO.
Chi ci guadagna a minimizzare?
Il punto vero è forse un altro. Ogni estate si ripete lo stesso copione: qualcuno nega l’evidenza per posizionarsi mediaticamente come “voce fuori dal coro”. Si parla di “clima nella norma” mentre i dati dicono tutt’altro, e il rischio è che l’opinione pubblica sottovaluti un fenomeno che impatta salute, agricoltura, infrastrutture.
Basti pensare all’incremento delle morti legate al caldo: secondo l’European Environment Agency, nel solo 2022, oltre 61.000 decessi in EUROPA sono stati attribuiti direttamente alle ondate di calore estive.
Il clima sta cambiando, e negarlo è irresponsabile
I modelli climatici, gli archivi storici delle temperature e le osservazioni in tempo reale convergono tutti in un’unica direzione: le estati italiane sono sempre più calde, anticipate e prolungate. I valori tropicali a GIUGNO, le notti bollenti in VAL PADANA, le punte di 39°C in SARDEGNA, non sono normali, né lo erano trent’anni fa.
Chi vuole giocare a fare il “genio controcorrente”, forse dovrebbe prima consultare i dati e ricordarsi che il meteo non è un’opinione. E che ogni ondata di calore ignorata, ogni segnale climatico ridicolizzato, ci rende tutti più vulnerabili.