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Questi ultimi anni ha visto il Mediterraneo affrontare la più severa e prolungata ondata di calore degli ultimi quaranta anni, con un incremento termico che ha raggiunto i 4 gradi Celsius e temperature picco che hanno superato i 23 gradi Celsius nel mare. Questo fenomeno è stato particolarmente intenso nel bacino occidentale, secondo quanto rivelato dal progetto “CAREHeat”, sostenuto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e coinvolgente entità italiane come ENEA e Cnr.

 

Il progetto “CAREHeat” ha avviato le sue ricerche focalizzandosi su questa anomalia termica, individuata inizialmente attraverso dati satellitari. Questi dati sono stati successivamente integrati con osservazioni dirette dalla Stazione Climatica di Lampedusa, punto di riferimento unico in Europa per la raccolta di dati sulle interazioni tra vegetazione, atmosfera e oceano. L’approccio multidisciplinare ha incluso l’uso di simulazioni avanzate e tecniche di elaborazione dati per analizzare e comprendere le cause e gli effetti di tale anomalia.

 

Le indagini hanno messo in luce come le variazioni della temperatura superficiale del mare siano fortemente legate alle condizioni anticicloniche persistenti, che hanno influito notevolmente anche sulle condizioni di siccità osservate nella regione mediterranea nel medesimo periodo. Inoltre, è stato evidenziato che il rimescolamento verticale delle acque, influenzato prevalentemente dai venti, ha giocato un ruolo cruciale nel distribuire il calore attraverso il bacino marino.

 

Il confronto con l’evento simile del 2003 ha confermato che gli impatto del cambiamento climatico stanno intensificando la frequenza e la severità di tali eventi, con temperature molto superiori alla media stagionale registrate da inizio maggio e condizioni meteo che ricordano fasi più avanzate dell’estate già nella prima metà di giugno.

 

Gianmaria Sannino, di ENEA, ha sottolineato l’importanza dei risultati ottenuti da “CAREHeat”, considerandoli indicatori cruciali del cambiamento climatico che ci forniscono una panoramica di quello che potrebbe diventare sempre più comune in futuro. Ha inoltre evidenziato come la ricerca sarà fondamentale per guidare le politiche ambientali future, segnalando che gli esiti della COP28 saranno determinanti per l’aggiornamento dei piani d’azione climatica nazionali entro il 2025, mirando a un impegno più ambizioso e finanziamenti mirati.

 

Alla recente COP28, è stata riconosciuta per la prima volta la necessità di triplicare la capacità di energia rinnovabile e raddoppiare l’efficienza energetica, stabilendo un fondo significativo per supportare i Paesi più vulnerabili e un impegno per ridurre le emissioni di gas serra del 43% entro il 2030, oltre a promuovere l’adozione di un quadro per l’adattamento climatico.

 

Il “CAREHeat” si pone l’obiettivo di sviluppare metodologie per prevedere e gestire le ondate di calore marine, valutandone la diffusione e l’impatto su ambiente, biodiversità e settori economici come la pesca e l’acquacoltura. Questo progetto vede la partecipazione di importanti istituti di ricerca europei e non-profit, consolidando un’impegno internazionale verso la comprensione e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.

 

In definitiva, i risultati del progetto “CAREHeat” assumono un ruolo fondamentale nell’informare e orientare le future politiche ambientali, sottolineando l’importanza di un impegno globale per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e proteggere il nostro pianeta.

 

Credit CNR

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