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dreamstime s 29655276 Un recente studio condotto dalla Case Western⁤ Reserve University ha utilizzato la‌ neuroimmagine⁣ per analizzare ⁢le risposte cerebrali a diversi stili di coaching, rivelando un conflitto tra come⁣ le persone vedono il loro sé ideale rispetto al loro sé reale. I ricercatori hanno scoperto che concentrarsi sulle aspirazioni e sui sogni futuri di un individuo, piuttosto che sui suoi problemi immediati, facilita la crescita positiva e riduce⁣ la resistenza al cambiamento.

 

Un nuovo approccio al coaching

Esiste un metodo migliore per motivare e ispirare i tuoi ⁤dipendenti, atleti,​ studenti o persino i‌ tuoi ⁣figli? Secondo un nuovo studio condotto da un ‍team di ricercatori della Case Western Reserve University, la‌ risposta è sì.

Lo studio e‌ i suoi protagonisti

Il lavoro recentemente pubblicato ha utilizzato ⁤la neuroimmagine per esaminare i⁢ cervelli dei partecipanti mentre rispondevano a due diversi stili di coaching. ⁢I ricercatori volevano vedere cosa succede nel cervello ⁣che aiuta le persone⁢ a crescere o le induce a resistere al cambiamento.

Lo ‍studio è stato condotto da Anthony “Tony” Jack,⁣ Richard Boyatzis‍ e Angela ‍Passarelli, ‍tutti membri del Coaching Research‌ Lab presso la Weatherhead School of Management della Case Western​ Reserve University.

Il coaching e il suo⁤ impatto

Questo lavoro si applica a tutti i ruoli e professioni di aiuto, dai terapisti, ⁢medici, infermieri, chierici, manager, insegnanti, ​docenti, assistenti sociali, professionisti ⁢dentali e, sì,​ anche i‍ genitori. Molti che cercano di aiutare, confondono l’aiuto con la ⁤risoluzione dei problemi. Questa ricerca dimostra che quando iniziamo le interazioni di ⁢aiuto concentrandoci sui problemi immediati di qualcuno, limitiamo involontariamente la sua capacità di vedere le possibilità future, minando ‌l’intenzione stessa di aiutare.

 

Metodologia e risultati dello studio

La metodologia

Lo studio ha coinvolto 47 studenti a tempo⁤ pieno ⁣della Case ‌Western ⁤Reserve. Ognuno ha avuto una serie di sessioni di coaching ⁢di ​30 minuti prima di entrare in uno scanner di risonanza magnetica⁢ funzionale (fMRI).‍ I ricercatori hanno esaminato la funzione cerebrale per confrontare quello che⁤ in psicologia​ viene descritto come il “sé ideale” ⁢di una persona, ovvero la persona che vorrebbe essere, con il suo “sé reale”, ovvero la persona che è realmente.

I risultati

I ⁤ricercatori hanno scoperto qualcosa di ​sorprendente che la maggior parte degli approcci tipici al coaching non riesce a apprezzare. Hanno visto prove di conflitto tra questi due diversi modi di pensare a noi stessi. Questa‍ intuizione è importante ‍perché mostra quanto facilmente i “dovrei” e altri ​pensieri auto-critici possono ostacolare ‍lo sviluppo di una forte visione del nostro sé ideale.

Per metterci su un percorso di sviluppo personale, dobbiamo riconoscere che questi‌ tipi ‌di⁤ pensieri ‌negativi⁤ creano difensività e ‌resistenza al cambiamento,​ hanno concluso i⁢ ricercatori.

 

Implicazioni pratiche dei risultati

Le persone il cui sé⁢ ideale è saliente ⁢sono‍ meglio in grado di esaminare l’ambiente ​generale e percepire i⁢ temi emergenti, ‌hanno affermato i ricercatori. Provano più emozioni positive, sono più aperte a nuove idee e possiedono una⁣ motivazione ‌intrinseca più sostenuta.

Molti pensano‍ che ⁢il‌ modo migliore per far cambiare gli altri, e se stessi, sia utilizzare una combinazione di⁤ carota e bastone, ad esempio incorniciando una critica con dei complimenti. Questi risultati mostrano perché funziona meglio far concentrare l’individuo prima di tutto sui suoi sogni e aspirazioni ‍per il futuro.

Una volta che qualcuno ha sviluppato‍ una visione chiara del suo sé ideale, diventa disposto e desideroso di crescere invece che ostinato, resistente e incline ⁢alla negazione. Molti manager ⁣sopravvalutano l’importanza di dire ai loro dipendenti quali sono i loro punti di forza e ⁤di debolezza. Il vero ​trucco è ⁣aiutare qualcuno a⁢ raggiungere un punto in cui sta attivamente cercando feedback per se stesso.

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