In diverse occasioni dell’ultimo secolo la Siberia ha fatto visita all’Italia, con flussi d’aria davvero gelidi che per le nostre latitudini rappresentano una vera e propria rarità. Effettivamente non siamo per nulla abituati ad assaporare temperature addirittura inferiori ai -20°C, ma in alcune circostanze meteo tutto questo si è realizzato, soprattutto in periodi dove il riscaldamento globale era ancora poca cosa.
L’ondata di gelo storico del 1929
L’eccezionalità più clamorosa è arrivata nel lontano 1929, quando gran parte dell’emisfero boreale sperimentò settimane di gelo clamoroso, mai più ripresentatesi negli anni successivi con quella entità. In quell’anno, durante la stagione invernale, temperature straordinariamente gelide e intense nevicate immobilizzarono ampie zone, generando effetti devastanti.
Questo episodio fu legato alla Grande Depressione, intensificando le difficoltà economiche. Numerose furono le vittime a causa delle avverse condizioni atmosferiche, e i raccolti subirono gravi danni, causando carenze alimentari e disagi. Il gelo del 1929 è rimasto nella storia come uno dei periodi più critici del XX secolo.
Temperature estremamente basse
Temperature eccezionalmente basse: durante il gelo del 1929, molte aree degli USA sperimentarono temperature insolitamente basse. Per esempio, in zone come il Midwest e le pianure centrali, le temperature scesero ben sotto lo zero. A Chicago si registrarono -27°C, mentre a Fargo, nel Dakota del Nord, -40°C. Queste condizioni gelide durarono per settimane, provocando forti gelate; Nevicate copiose: l’inverno del 1928-1929 fu caratterizzato da pesanti nevicate. Record di neve furono segnati in varie parti degli USA. Ad esempio, a Rochester, Minnesota, caddero oltre 3 metri di neve in una sola stagione. La combinazione di temperature basse e neve abbondante rese la vita quotidiana difficoltosa, con problemi di mobilità e danni strutturali.
L’ondata di gelo in Italia
L’Italia risentì anch’essa della gelida morsa del 1929, sebbene le sue condizioni climatiche non fossero tanto severe quanto negli USA e in altre parti del mondo. L’inverno di quell’anno in Italia è ricordato per temperature notevolmente inferiori alla media stagionale.
Nel gennaio 1929, la penisola italiana affrontò una marcata ondata di gelo, con termometri che scesero sotto lo zero in diverse zone del nord e del centro. Le nevicate si intensificarono, e la neve cadde anche in aree generalmente esenti da questo fenomeno. Il freddo acuto e le copiose nevicate provocarono numerosi disagi quotidiani, inclusi problemi nei sistemi di trasporto e nelle forniture alimentari.
In generale, l’Europa settentrionale e centrale subì gli effetti del freddo del 1929, ma l’impatto variò notevolmente tra le varie regioni. Il freddo del 1929 ebbe ripercussioni rilevanti in vari ambiti, dall’agricoltura all’economia e alla società.
Solitamente, è in Febbraio che l’Italia subisce le incursioni di gelo più intense, dovute al raggiungimento delle temperature minime più basse nelle zone artiche e continentali.
Spesso, tra il 10 e il 15 Febbraio, il nostro Paese ha affrontato significative irruzioni di aria fredda, come quelle verificatesi nel 1929, nel 1956, e durante la famosa nevicata di Roma nel Febbraio 1986.
Il Febbraio del 1929, al pari di quanto accaduto nel 1956, aveva iniziato con un severo freddo russo fin dal primo giorno del mese per l’Italia. Il picco di freddo più intenso arrivò l’11 Febbraio, scatenando un’ondata di maltempo e nevicate che interessò il Centro Nord per quattro giorni.
Gelo siberiano ad inizio febbraio 1929
All’inizio del mese arrivò un nucleo gelido di proporzioni clamorose su tutta Italia, proveniente direttamente dalla Siberia. Questo nucleo gelido fece crollare le temperature di oltre 20°C sotto le medie e scatenò tempeste di neve lungo tutto il versante adriatico e il sud. La neve cadde copiosamente per giorni fin sulle coste, tanto che si registrarono accumuli di oltre 1 metro dalla Romagna alla Puglia. Senza dubbio storici i 70 cm di neve caduti su Bari nel febbraio 1929.
In quel periodo, l’Anticiclone Russo mandava aria estremamente fredda sulla Penisola, mentre una massa d’aria gelida proveniente dal Nord Europa entrava attraverso la porta del Rodano verso il Mar Ligure, formando una depressione sul Tirreno.
Le temperature in Europa Centro Orientale erano molto basse, con valori tra -25° e -33° in Germania, Polonia e Ungheria. In Italia, le prime nevicate si registrarono in Emilia (35 cm a Bologna), e iniziarono anche sulle pianure toscane.
Il 12 Febbraio 1929 la pressione barometrica si abbassò sul Tirreno Centrale, con maltempo esteso e forti nevicate su tutto il Centro Nord, venti da nord-est e temperature ben sotto lo zero.
Il 13 Febbraio, il manto nevoso raggiunse altezze notevoli: 80 cm a Parma, 60 cm a Ferrara, 50 cm a Ravenna, 70 cm ad Ancona e Udine, ma anche 40 cm a Pistoia e 30-40 cm a Firenze, Livorno, Lucca.
Le temperature scesero a livelli molto bassi: Torino -7°C, Genova -9°C, Livorno -4°C, e Ancona -6°C. A Roma iniziò a nevicare nel tardo pomeriggio.
Il maltempo si attenuò il 15 Febbraio, ma le temperature calarono ulteriormente: -15,6°C a Trieste, -15°C a Milano Brera, -15,5°C a Torino, -25°C a Ravenna, -27°C ad Anzola, in Emilia.
È interessante notare come il grande gelo del 1929 abbia influenzato quasi tutto il mese di Febbraio, ma abbia raggiunto il suo apice proprio tra l’11 e il 15, periodi anche di altre ondate di freddo memorabili in Italia.