Le supernovae sono formazioni che hanno le maggiori emissioni di energia dell’universo dopo i quasar. Emettono una quantità di radiazione così alta da essere visibili a miliardi e miliardi di chilometri.
I diversi tipi
In parole brevi e semplici, risultano esplosioni di stelle di massa molto grande, giunte alla fine della loro vita. In alternativa, nascono dalla conseguenza della collisione fra due stelle che orbitano l’una intorno all’altra, formando un cosiddetto “sistema binario”.
Le esplosioni di supernovae sono tra i fenomeni più violenti del cosmo e si distinguono in due grandi famiglie: le supernovae di tipo 1 e 2. Andiamo a vedere le caratteristiche principali di queste mostruose esplosioni extra galattiche.
Le caratteristiche
Sono esplosioni di una luminosità così intensa, durante le quali gli strati esterni della stella vengono espulsi alla velocità di migliaia di chilometri al secondo. Velocità non così diverse da quelle della luce, 3*10^8 m/s. o se preferite, quasi 300 mila chilometri ogni secondo!
Così facendo, riempiono lo spazio circostante di idrogeno ed elio per triliardi di km. Danno inoltre origine a nubi di polveri e gas. Comprimendo il gas che si trovava nelle vicinanze della stella, l’esplosione può persino dare origine alla formazione di nuove neonate stelle.
Una conseguenza importante
Ma qual è l’utilità di studiare questi mostri? In tutto il Mondo sono in corso ricerche sulla possibilità di utilizzare le supernovae per misurare le reali dimensioni dell’universo. Queste gigantesche esplosioni cosmiche son, di fatti, adoperate dagli astrofisici come “fari cosmici”.
È una descrizione un po’ brutale, ma è efficace. In parole povere, tramite i suddetti “fari” è possibile ottenere delle misure precise delle distanze nel cosmo e per comprendere il motivo per cui l’universo si sta espandendo.
Insomma, anche lo studio di oggetti così strani e remoti può avere conseguenze importanti e risvolti utili per porsi le domande al limite della metafisica.