Introdurre la plastica usata negli appositi contenitori è un gesto semplicissimo di civiltà e buon senso. Forse non tutti però sanno la seguente sgradita cosa. Gran parte della plastica che finisce nelle filiere di riciclo non può essere trattata a fondo, perché inadatta! Vi riportiamo dei dati allarmanti.
I dati
Secondo i dati EPA, l’agenzia per la protezione ambientale americana, gli Stati Uniti arrivano all’incirca ogni anno ad un riciclo della plastica del 10% (un pezzo su 10!) e in Italia la percentuale è simile. Per dirla in altri termini: è come se ogni 10 bottiglie vuote di acqua ne rimanessero 9 in casa!
In realtà, il vero problema non son certo queste ultime, ma tutta una serie di involucri e di imballaggi che non possono essere riusati.
I 7 tipi di plastica
I materiali plastici risultano di 7 tipi diversi. Il numeretto viene indicato al centro del triangolo del riciclo e sta a indicare il materiale. Se compare la terminologia “altro” o “Other” dobbiamo allarmarci. Se oltre a quella parola vediamo il numero 7 all’interno del triangolo, allora attenzione. Non si può riciclare!
E basti pensare che non sono pochi, anzi. Involucri di merendine, confezioni per insaccati, formaggi, patatine, ma sopratutto una grandissima parte di imballaggi industriali e della grande distribuzione.
Che fine fa allora tutta questa plastica?
La domanda che sorge spontanea è: che fine fa la plastica che non può essere riciclata? Le vie possibili sono due: finisce in discarica o viene incenerita (almeno in Italia, perché in altri paesi finisce direttamente nell’ambiente…). Chiaramente, la strada dell’inceneritore diventa quella sicuramente meno sostenibile, perché produce un aumento degli inquinanti e dei gas serra ma anche quella della discarica ha le sue ben evidenti problematiche.
La soluzione? Estirpare il problema alla radice. Consumarne il meno possibile, riutilizzare certi involucri per più usi ed evitare la numero 7, la peggiore in assoluto.