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Era la notte del 29 ottobre 2018 quando una bassa pressione esplosiva denominata di Vaia, dopo essersi formata nelle coste algerine, aveva attraversato la Sardegna per poi piombare verso l’Adriatico settentrionale, dove una serie di condizioni atmosferiche favorevoli avevano aumentato l’intensità della bassa pressione, già violenta, con vento che aveva spazzato l’Italia con estrema violenza. Quel giorno si ebbero diverse vittime per la caduta di alberi.

 

Ma è verso il Veneto settentrionale e parte del Trentino che accade l’inverosimile, scatenando l’inferno. Probabilmente incanalato tra i monti, il vento raggiunse velocità impressionanti, tipiche di uragani tropicale. Il tutto accompagnato da piogge torrenziali e da un’altissima marea che travolse Venezia.

 

Nelle Alpi orientali si abbatté un vero cataclisma di cui ancora oggi ci sono i segni. Milioni di alberi furono abbattuti dal vento, con un danno di incredibili proporzioni.

 

E l’aumento delle temperature del Mar Mediterraneo ci deve far riflettere parecchio, in quanto fenomeni meteo analoghi potrebbero, in condizioni favorevoli, abbattersi con la medesima violenza. E se i tempi di ritorno di queste tempeste in passato erano di cinquant’anni, secondo gli scienziati questi fenomeni si potrebbero presentare con maggiore frequenza. È tutto questo è causa di quelli che sono detti i cambiamenti meteo climatici.

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