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      Home » El Niño torna a rafforzarsi: da Agosto cambierà gli equilibri climatici
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneMeteo News

      El Niño torna a rafforzarsi: da Agosto cambierà gli equilibri climatici

      L'Organizzazione Meteorologica Mondiale annuncia l'intensificazione del fenomeno tra agosto e ottobre, con un Dipolo dell'Oceano Indiano positivo in arrivo: ecco cosa comporta e perché non spiega il caldo di questi giorni in Italia.

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 01/08/2026
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      7 Min Lettura
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      Fotocomposizione per rappresentare l’influenza di El Niño e l’attuale condizione di blocco atmosferico in Italia.

      El Niño si rafforza da agosto

      L’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite ha reso noto che El Niño, la fase calda dell’oscillazione meridionale del Pacifico, proseguirà nella sua intensificazione fino a trasformarsi in un evento forte nel trimestre agosto–ottobre 2026. Il riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico centrale e orientale, già in atto da alcune settimane, è destinato ad accentuarsi ulteriormente secondo gli ultimi aggiornamenti dei principali centri di previsione stagionale internazionali. La World Meteorological Organization ha dichiarato di voler intensificare la mobilitazione di servizi informativi e di supporto per aiutare i governi ad anticipare e contenere le ripercussioni del fenomeno, considerato tra i motori naturali più influenti del sistema climatico terrestre. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha parlato di un pianeta già messo a dura prova da cupole di calore e incendi, sul quale l’evento andrebbe ad aggiungersi come ulteriore fattore di stress, in un contesto – ha ricordato – fortemente condizionato dalle emissioni di combustibili fossili. Per un approfondimento sulle premesse di questa fase, che i modelli avevano già individuato in primavera, si può fare riferimento a un episodio che si colloca in uno scenario profondamente diverso rispetto ai grandi eventi del passato, in un pianeta ormai più caldo e con oceani sempre più surriscaldati, come raccontato in questo approfondimento.

      Contents
      • El Niño si rafforza da agosto
        • Le dinamiche: Oceano Pacifico e Dipolo dell’Oceano Indiano
        • Perché il caldo italiano di queste settimane non è colpa di El Niño
        • Impatti territoriali dal bacino dell’Oceano Indiano al Mediterraneo
        • Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

       

      Le dinamiche: Oceano Pacifico e Dipolo dell’Oceano Indiano

      Al rafforzamento di El Niño si affianca la formazione di un Dipolo dell’Oceano Indiano positivo (IOD), configurazione climatica che porta acque più calde della norma nel settore occidentale dell’Oceano Indiano e più fredde in quello orientale. La combinazione dei due fenomeni, secondo l’agenzia, è in grado di amplificare gli impatti regionali del clima, aumentando i rischi di siccità, alluvioni e incendi, con particolare intensità proprio nel bacino dell’Oceano Indiano. Si tratta di meccanismi che agiscono su scala climatica, cioè su medie di mesi e stagioni, e che vanno tenuti distinti da quanto accade nel tempo atmosferico quotidiano, governato invece dalla disposizione delle correnti in quota e al suolo. È una distinzione che ricorre spesso quando si parla di El Niño e delle sue reali conseguenze sull’Europa, come spiegato anche in questo articolo di chiarimento.

       

      Perché il caldo italiano di queste settimane non è colpa di El Niño

      Va precisato con chiarezza un punto spesso frainteso: El Niño non esercita un’influenza diretta sulla Penisola. Il fenomeno resta comunque un grande regolatore del clima planetario e agisce indirettamente sull’Italia alterando altri equilibri più vicini a noi, a cominciare dalla corrente del Nord Atlantico, in meteorologia identificata con la sigla NAO, oltre ad altri fattori che condizionano la frequenza e l’intensità sia delle ondate di calore sia di quelle di freddo. L’attuale sequenza di fasi roventi che sta interessando il Paese, quindi, non nasce da El Niño, ancora in formazione, bensì da un meccanismo di blocco atmosferico ben identificato: aria fresca scivola al largo dell’Oceano Atlantico, mentre sul fianco opposto si sollevano verso nord cunei di alta pressione di matrice subtropicale, capaci di trasformarsi in vere e proprie campane anticicloniche persistenti nel tempo. È lo schema che sta alimentando anche la fase calda più severa dell’estate, attesa proprio nei primi giorni di agosto, come descritto in questo approfondimento sulla nuova ondata di calore e nell’analisi sulla morsa dell’anticiclone africano. Attribuire la canicola di questi giorni al fenomeno pacifico, insomma, rappresenterebbe una semplificazione priva di fondamento scientifico, un equivoco affrontato anche in questo articolo dedicato proprio ai falsi allarmi legati a El Niño.

       

      Impatti territoriali dal bacino dell’Oceano Indiano al Mediterraneo

      Le aree più esposte alle conseguenze dirette della combinazione El Niño-IOD restano quelle che si affacciano sull’Oceano Indiano, dove il rischio di eventi estremi contrapposti, siccità da un lato e alluvioni dall’altro, cresce sensibilmente insieme a quello degli incendi. Sul fronte europeo e italiano, invece, gli effetti restano mediati da altri indici, in primo luogo la NAO, che regola l’ingresso delle perturbazioni atlantiche e la persistenza delle strutture anticicloniche sul Mediterraneo. È il caso di città come Roma e Milano, dove le recenti ondate di calore, con temperature che nei giorni scorsi hanno sfiorato i 40°C, restano legate a queste dinamiche di blocco più che al fenomeno pacifico, come emerge anche dal confronto tra i modelli ECMWF e GFS riportato in questo approfondimento.

       

      Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

      Secondo alcuni osservatori, El Niño potrebbe determinare un aumento temporaneo della temperatura media globale, con ricadute che si faranno sentire, seppur indirettamente, anche sull’Italia. Questo non significa però che il prossimo inverno sarà necessariamente più mite rispetto agli anni precedenti: la relazione tra il fenomeno pacifico e le stagioni fredde italiane resta infatti mediata da più fattori, primo fra tutti l’evoluzione della NAO nei mesi a venire. Sul piano globale, gli effetti più marcati sono attesi tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo, quando l’evento dovrebbe raggiungere il suo picco di intensità, in una fase che secondo alcuni scenari potrebbe collocare l’attuale annata tra le più calde mai registrate, come discusso in questo approfondimento sul possibile Super El Niño e in questa analisi sui cambiamenti attesi per l’estate.

       

      Credit: World Meteorological Organization – NOAA – International Research Institute for Climate and Society, Columbia University

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