I nostri lettori lo sanno: il ritorno di El Niño è ormai ufficiale. Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso. Il noto fenomeno meteo-climatico si colloca oggi in uno scenario profondamente mutato rispetto ad alcuni eventi intensi del passato. Nonostante siano trascorsi pochi anni, non si sviluppa più all’interno di un contesto paragonabile a quello degli anni Novanta o dei primi anni Duemila. Il pianeta, infatti, è ormai più caldo e anche gli oceani si stanno letteralmente surriscaldando.
Che cosa comporta questo
Un fattore di estrema importanza. La differenza principale, se confrontiamo gli eventi straordinari del 1997-1998 o del 2015-2016, riguarda proprio il punto di partenza. In passato El Niño nasceva in un contesto meno rovente. Oggi, invece, il Pacifico sta letteralmente bollendo e anche l’Atlantico comincia a registrare valori elevati. Questo significa che El Niño potrebbe originarsi e amplificarsi all’interno di un sistema che contiene già una quantità molto maggiore di calore rispetto al passato.

Che cosa ne deduciamo?
Stiamo parlando di fenomeni meteo molto complessi. Il fatto che le condizioni al contorno siano cambiate non certifica automaticamente che il prossimo El Niño sarà il più violento di sempre. La sua forza dipende da molti fattori atmosferici e oceanici e non può essere determinata soltanto dall’aumento delle temperature globali. Ma proviamo a seguire questo ragionamento.
Un oceano più caldo, infatti, modifica anche il comportamento dell’atmosfera. Le acque con temperature elevate favoriscono una maggiore evaporazione, aumentando la quantità di vapore acqueo presente nell’aria. L’umidità atmosferica, a sua volta, rappresenta una componente fondamentale per alcuni fenomeni meteo estremi. Il risultato? Più siccità e, parallelamente, piogge ancora più violente.
Ma non è tutto così scontato
Visto che stiamo trattando un complessissimo meccanismo su scala mondiale, non sono accettabili troppe semplificazioni. Un’atmosfera più umida non significa automaticamente più pioggia in ogni area del globo, compresa l’Europa. Perché il surplus di umidità si trasformi in precipitazioni, servono configurazioni atmosferiche favorevoli, come cali di pressione e variazioni delle correnti.
Anche in un pattern mediamente più umido possono prevalere anticicloni persistenti che impediscono alle perturbazioni di raggiungere una determinata area. In questi casi, anche un’atmosfera più ricca di vapore può non tradursi in eventi piovosi significativi. Il risultato dipende quindi da moltissimi fattori: solo che dove piove, lo fa con maggiore frequenza e violenza rispetto a un tempo.
Saranno record di temperatura?
Purtroppo, se dovessimo scommettere, la risposta è sì. Un nuovo episodio di El Niño potrebbe sommarsi a condizioni climatiche già eccezionalmente calde, aumentando la possibilità che vengano raggiunti nuovi record di temperatura globale tra il 2026 e il 2027. Gli anni caratterizzati dalla presenza del fenomeno sono storicamente associati a nuovi massimi di temperatura planetaria, proprio perché – per una nota legge fisica – l’enorme calore oceanico viene trasferito all’atmosfera.
Il cuore di questo articolo, e le preoccupazioni degli esperti, non si riducono quindi soltanto a quanto sarà forte El Niño in termini assoluti, ma in quale contesto climatico si troverà ad agire. Un grande evento del passato, inserito in un mondo più freddo, produce effetti diversi rispetto a un fenomeno analogo che si verifica oggi, con nuovi record di temperatura che si accumulano anno dopo anno – anche senza El Niño.
El Niño e la sua influenza sull’Italia, ricordiamolo, non è una diretta conseguenza del Riscaldamento Globale, ma può diventare un elemento aggiuntivo verso nuovi record di caldo e nuovi fenomeni meteo estremi. Rimanete sintonizzati per i prossimi aggiornamenti nei mesi a venire.
Credit:
- NOAA – El Niño Advisory, giugno 2026
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- IRI (International Research Institute for Climate and Society) – ENSO Forecast, maggio 2026


