
(METEOGIORNALE.IT) Nel Pacifico equatoriale le acque sono già più calde del normale. Il calore accumulato negli strati profondi sta risalendo verso la superficie, un segnale tipico di un El Niño robusto: la circolazione atmosferica tropicale si sposta, il sistema ENSO entra nella sua fase calda e il getto polare, che indirizza le perturbazioni sull’emisfero nord, finisce per ridisegnarsi. In altre parole, quello che accade tra il Sud America e il Pacifico centrale può cambiare anche il modo in cui piove, arriva il caldo o si prosciugano i terreni in Italia.
I principali centri di previsione raccontano una storia piuttosto concorde: l’Europa va verso un’estate più calda della media. L’anomalia positiva delle temperature si estende dal Mediterraneo fino al centro e al nord del continente. Le mappe mostrano aria più mite in arrivo da ovest e da sud-ovest, pilotata da aree di bassa pressione tra l’Atlantico nord-orientale e la Penisola Iberica.
Una configurazione di questo tipo spinge verso il Mediterraneo masse d’aria subtropicale molto calda, favorendo ondate di calore frequenti, soprattutto al Sud e nelle grandi pianure interne. Per l’Italia e per il Mediterraneo si profila un’estate fortemente segnata dall’anticiclone, ma non per questo stabile dall’inizio alla fine.
Le proiezioni, infatti, indicano precipitazioni oltre la norma su ampie zone del Mediterraneo e dell’Europa meridionale. L’alta pressione si alternerà a fasi più dinamiche, con temporali intensi soprattutto nei passaggi tra le ondate di calore e le rinfrescate atlantiche. Il Mediterraneo, del resto, è spesso il punto d’incontro tra aria molto calda e correnti più fresche da ovest o nord-ovest; in estate, questo contrasto può facilmente sfociare in fenomeni violenti su scala locale.
Più a nord, tra Europa centrale e nord-occidentale, il segnale indica un possibile calo delle piogge estive, con un rischio crescente di siccità e di stress idrico, in aree meno influenzate direttamente dal Mediterraneo e dal Nord Atlantico.
Dove invece le precipitazioni dovessero risultare superiori alla norma, come suggeriscono alcuni scenari per l’Europa meridionale e settentrionale, il problema sarebbe l’opposto: non tanto la scarsità d’acqua, quanto la rapidità e la violenza con cui potrebbe arrivare, sotto forma di temporali, nubifragi e grandinate.
Su scala globale, il possibile Super El Niño non riguarderà soltanto l’Europa. Negli Stati Uniti i modelli delineano un’estate spaccata in due: condizioni più vicine alla media su parte degli stati centrali e del nord-est, mentre il caldo anomalo si concentrerà nel Nord-ovest e nelle aree meridionali e sud-orientali.
Anche il quadro delle precipitazioni si muove di conseguenza: più fasi piovose sull’America centrale e orientale, più secco il Nord-ovest. Ciò che accade sull’altra sponda dell’Atlantico, in fondo, fa parte dello stesso grande puzzle atmosferico che coinvolge anche noi.
Un discorso a parte merita la stagione degli uragani atlantici del 2026. Quando il Pacifico equatoriale si scalda così tanto, l’atmosfera tende a generare venti in quota sfavorevoli allo sviluppo dei cicloni tropicali sull’Atlantico. In media, il numero di tempeste e uragani si riduce e diminuisce anche la probabilità di eventi estremi diretti verso i Caraibi e gli Stati Uniti.
Non sarà un anno senza uragani: qualche tempesta si forma quasi sempre, ma nel complesso l’attività tropicale dovrebbe restare più contenuta. Anche questo rientra nel quadro di un’atmosfera che reagisce all’arrivo di un El Niño così intenso.
L’estate 2026 mette il Mediterraneo e l’Europa di fronte al doppio volto di El Niño: da una parte un caldo più frequente e più marcato, dall’altra un’instabilità capace di trasformarsi in temporali violenti, con effetti concreti sul territorio. (METEOGIORNALE.IT)
